APPELLI !!!

EMERGENZE

Lasciate i porti aperti
a chi salva vite in mare



Chiediamo di non chiudere i porti del nostro Paese alle navi che salvano vite in mare.
Tra i 629 i migranti salvati dalla nave Aquarius, che il governo italiano ha respinto, c'erano 7 donne in gravidanza, 11 bambini, 123 minori non accompagnati, che hanno rischiato di nuovo la vita dopo essere fuggiti da violenze e persecuzioni, dopo avere attraversato il deserto e dopo essere stati sfruttati dai trafficanti.
FIRMA ANCHE TU
https://www.fare.progressi.org/petitions/lasciate-i-porti-aperti

 


RICHIESTA AL COMANDO GENERALE DELLE CAPITANERIE DI PORTO DI IMMEDIATO RIPRISTINO DELLE OPERAZIONI DI SOCCORSO IN MARE NEI RIGUARDI DELLE NAVI DELLE ONG
 
Al Comando Generale delle Capitanerie di Porto
Oggetto: Richiesta di immediato ripristino delle operazioni di soccorso in mare nei riguardi delle navi delle Ong
Apprendiamo che la Guardia Costiera italiana ha, nella giornata di venerdi' 22 giugno, diffuso una nota, rivolta ai comandanti delle imbarcazioni che si trovano nella zona antistante la Libia, in cui si precisa di "rivolgersi al Centro di Tripoli ed alla Guardia Costiera libica per richiedere soccorso".
La Guardia Costiera italiana ha sempre svolto in questi anni importanti operazioni di soccorso in mare portando in salvo migliaia di persone, operando anche al limite delle acque libiche.
Ci chiediamo perche' oggi delegando alla Libia, Paese con governo instabile, non in grado di garantire i diritti umani fondamentali e ancora privo di una Centrale operativa nazionale di coordinamento degli interventi di soccorso in mare, il vostro Corpo, pur eseguendo un comando, intenda vanificare l'importante operato fin qui svolto e contravvenire alla Convenzione Sar siglata ad Amburgo nel 1979 ed alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) del 1982.
Tutto cio' dinanzi, peraltro, ad una Guardia Costiera libica su cui pesano pesanti accuse di "condotte violente durante le intercettazioni in mare e collusione con i trafficanti", come evidenziato da un recente Rapporto di Amnesty International.
Su questa stessa Guardia Costiera libica sono in corso indagini da parte del Tribunale penale internazionale.
Inoltre, il Tribunale di Ragusa nel caso Open Arms ha precisato che le responsabilita' di ricerca e soccorso non possono essere delegate a Paesi che non sono in grado di offrire porti sicuri, come appunto la Libia.
Le operazioni di soccorso si devono concludere in un porto sicuro nel piu' breve tempo possibile, sempre in rispetto della Convenzione Sar.
Ricordiamo, infine, che in base ai dati forniti dall'Unhcr sono gia' piu' di mille i migranti morti nel mediterraneo, di cui ben 220 persone tra il 19 e il 20 giugno. Morti che continueranno purtroppo ad aumentare se la nostra Guardia Costiera porra' fine alle sue missioni, contravvenendo non solo alla Convenzione Sar ma anche al senso piu' alto del proprio mandato: salvare vite umane.
Facciamo appello al rispetto delle Convenzioni di diritto del mare, ma anche al profondo senso di umanita' che ha sempre contraddistinto la Guardia Costiera italiana: non si esima ora dalla salvaguardia delle persone, nel rispetto delle Convenzioni internazionali di diritto del mare e a garanzia dei diritti umani fondamentali.
*
Si invita ogni persona di volonta' buona a mandare e-mail con questo testo agli indirizzi: guardiacostiera@mit.gov.it; guardiacostiera@guardiacostiera.it

CENTRO DI RICERCA PER LA PACE - VITERBO <centropacevt at gmail.com>

 

 

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LE VITE PALESTINESI CONTANO!
SANZIONATE ISRAELE



L'esercito israeliano ha appena ucciso 60 manifestanti disarmati, ferendone 1300. Milletrecento. E lo fanno *allegramente* -- come si vede in questo video.

È un massacro, l'ennesimo capitolo di 50 anni di repressione brutale e razzista del popolo palestinese.

Ad altri Paesi si sono imposte sanzioni per molto meno. Quelle al Sudafrica contribuirono a liberare la popolazione di colore dall'Apartheid, è tempo che il mondo si unisca nel sostenere sanzioni a Israele per liberare anche i palestinesi:


Firma ora: le vite dei palestinesi contano!




Israele si allontana sempre più dalla ragione e dalla pace verso l'estremismo. Un parlamentare è arrivato a chiedere punizioni corporali per Ahed Tamimi, la ragazza che ha schiaffeggiato un ufficiale dopo che avevano sparato in faccia a suo cugino più piccolo, e il Ministro della Difesa in persona ha minacciato di punire la sua intera famiglia!

Quelli che sostengono Israele qualsiasi cosa faccia accuseranno in automatico Avaaz e i membri del nostro team (tra i quali ci sono anche ebrei) di antisemitismo. Ma il nostro team e i nostri membri amano il popolo ebraico, come amiamo ogni altro popolo. L'Olocausto è stato reale, questo popolo è stato oppresso in modo orribile per secoli e ancora oggi deve affrontare l'antisemitismo in tutto il mondo.

Molti dei fondatori dello stato di Israele volevano che diventasse il faro di un mondo migliore. Ma la loro visione è stata tradita, e Israele oggi è governata da un regime brutale, razzista e repressivo, che merita la condanna del mondo. Non solo a parole, ma con le azioni.


Con speranza e determinazione,

Ricken, Christoph, Emma, Fadi, Pascal, Rewan, Fatima, Diego e tutto il team di Avaaz


PS: Più del 75% dei membri di Avaaz ha votato a favore di questa campagna, con solo l'8% contrario. Che ci crediate o no, a riprova di quanto incredibilmente potente sia la lobby dell'estrema destra israeliana, si può essere perseguiti in molti paesi, come in alcuni degli stati USA, e in Francia, Germania e Israele, se si chiedono boicottaggi o sanzioni contro Israele, a prescindere dalle motivazioni. Sostenuti dalla stragrande maggioranza dei nostri membri, per la prima volta Avaaz rifiuterà, apertamente e con orgoglio, di obbedire a queste leggi che violano i nostri diritti umani e costituzionali alla libertà di espressione. Le sfideremo a livello legislativo e le sconfiggeremo nei tribunali.

Maggiori informazioni

Inaugurata ambasciata Usa a Gerusalemme: 58 morti e oltre duemila feriti a Gaza e Cisgiordania (Euronews)
http://it.euronews.com/2018/05/14/gerusalemme-capitale-trump-ivanka-gaza-palestina-ambasciata-usa-medioriente

Gerusalemme, a Gaza omicidi autorizzati. Ma nessuna legge internazionale li giustifica (Il Fatto Quotidiano)
https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/16/gerusalemme-gaza-omicidi-autorizzati-ma-nessuna-legge-internazionale-li-giustifica/4359034/

Gaza, alta tensione fra Israele e Turchia. Collasso sanitario nella Striscia (Repubblica)
http://www.repubblica.it/esteri/2018/05/16/news/sempre_piu_gelo_tra_turchia_e_israele_allontanato_anche_il_console_da_istanbul-196519342/

Sudafrica: governo richiama ambasciatore in Israele dopo uccisione palestinesi a Gaza (Agenzia Nova)
https://www.agenzianova.com/a/0/1922115/2018-05-15/sudafrica-governo-richiama-ambasciatore-in-israele-dopo-uccisione-palestinesi-a-gaza

Il "regalo" di Trump a Israele: apre l’ambasciata Usa a Gerusalemme (Il Sole 24 ore)
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-05-12/il-regalo-trump-israele-apre-l-ambasciata-usa-gerusalemme-203415.shtml?uuid=AEkftZnE

 

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“Repubblica democratica del Congo abbandonata da tutti”.

Appello dei missionari comboniani
 

Il popolo congolese sta vivendo un’altra pagina insanguinata della sua tragica storia nel silenzio vergognoso dei media sia italiani che internazionali. La ragione di questo silenzio sta nel fatto che nella Repubblica democratica del Congo (Rd Congo) si concentrano troppi ed enormi interessi internazionali sia degli Stati Uniti come della Unione europea, della Russia come della Cina (la società China Molybdenum lo scorso anno ha comprato la miniera di Tenke che produce il 65% del cobalto del mondo). L’Rd Congo infatti è uno dei paesi potenzialmente più ricchi d’Africa, soprattutto per i metalli utilizzati per le tecnologie più avanzate: coltan, tantalio, litio, cobalto. La maledizione di questo paese è proprio la sua immensa ricchezza. Per questo, oggi, il Congo è un paese destabilizzato in preda a massacri, uccisioni, violenze, soprusi, malnutrizione e fame... Segue
 

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 Quando la legittima richiesta di sicurezza sfocia nel razzismo:

Il decreto Minniti è legge. La protesta delle associazioni

Le nuove disposizioni in tema di immigrazione vedono, tra le altre novità, la trasformazione dei Cie in Cpr e la soppressione del secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo. Il mondo sociale però non ci sta: lanciata una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che porti a una riforma del Testo unico sull'immigrazione   Appello di padre Zanotelli

 

UN APPELLO PER IL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO

Le stragi compiute in questi ultimi anni in diverse città europee, hanno incrementato la paura e la diffidenza nei confronti dei musulmani, in gran parte di origine straniera. Sommando l’islam all’immigrazione, i partiti e i movimenti ultranazionalisti e xenofobi sono riusciti ad incrementare il proprio consenso popolare, focalizzando la loro propaganda politica sulla presunta minaccia che incomberebbe sull’identità culturale e religiosa dell’Europa, rappresentata come “bianca” e “giudaico-cristiana”», così esordisce l’appello lanciato dai promotori della sedicesima Giornata ecumenica del dialogo cristiano islamico che, anche quest’anno, sarà celebrata il 27 ottobre, un data simbolica scelta per ricordare l’incontro delle religioni per la pace di Assisi, fortemente voluto da Giovanni Paolo II nel 1986.

«La Giornata fu istituita nel 2001, in seguito ai tragici eventi dell’11 settembre, per ribadire la ferma volontà di opporsi alla violenza e per costruire sentieri di dialogo e di convivenza proattiva e pacifica – ha ricordato Claudio Paravati, direttore della rivista Confronti a Riforma.it –, il tema di quest’anno sarà quello del “Ruolo delle donne nel dialogo interculturale e interreligioso”.

Dialogo interreligioso che si situa nel cuore dell’identità delle chiese e dei credenti «infatti, nel novembre del 2001 – rileva il teologo Brunetto Salvarani, che fu tra i primi ideatori dell’iniziativa – un gruppo di persone lanciò l’appello per una giornata del Dialogo cristiano-islamico proprio per affermare che l’incontro fraterno tra donne e uomini di fede cristiana e di fede musulmana apre strade di libertà e di crescita per tutti».

L’appello di quest’anno ricorda che: «Il vecchio continente, oggi, ha un tessuto sociale irreversibilmente multietnico, multiculturale e multireligioso, come dimostra chiaramente la presenza di cittadini europei di origine straniera all’interno delle istituzioni statali di molti stati europei e a tutti i livelli dei vari organismi istituzionali, dal livello comunale ai parlamenti nazionali e allo stesso parlamento europeo. Questa presenza costruttiva – prosegue l’appello – nella vita politica e istituzionale in molti Paesi europei, compresa l’Italia, è destinata a crescere e a fungere sempre di più da ponte di dialogo sociale. Ciononostante, il problema del terrorismo (che è parte integrante della guerra in corso dall’11 settembre 2001), della sicurezza e della crisi socio-economica, toccano oggi molti Paesi europei e stanno rendendo molto difficile il dialogo. Di fronte al razzismo e alla discriminazione cresce il sentimento di paura e di insicurezza in seno alle minoranze culturali e religiose. Questa dicotomia favorisce la tendenza alla ghettizzazione, che a sua volta diviene terreno fertile per forme di devianze sociali, tra le quali la radicalizzazione religiosa […]». L’appello conclude «nel quadro del clima sociale che si respira oggi in Italia, la Giornata Ecumenica del Dialogo Cristiano-Islamico è più che mai indispensabile. A 16 anni dalla sua costituzione, la Giornata oggi è di fronte a una grande sfida culturale e sociale: quella di potenziare il dialogo rendendolo proattivo».

«Affinché ciò possa avvenire – ribadisce ancora il direttore de ildialogo.org, Giovanni Sarubbi, che coordina le attività nazionali della Giornata – occorre un maggiore sforzo di tutti coloro che in tutti questi anni hanno creduto e sostenuto questa esperienza di grande interesse, dalle istituzioni religiose, alle realtà laiche, a quelle dei giovani e delle donne. Il contributo delle donne è fondamentale, ma non è abbastanza interpellato e incoraggiato. In tal senso la Giornata di quest'anno - venerdì 27 ottobre 2017 - sarà dedicata al ruolo delle donne nel dialogo interculturale e interreligioso».

E proprio «il ruolo delle donne nel dialogo interreligioso» sarà al centro dell’incontro istituzionale per lanciare la XVI Giornata, il 27 ottobre alle 11,30, promosso dalla rivista Confronti a Roma presso la Camera dei Deputati, Sala stampa, in via della Missione, 4 con un parterre al tavolo dei relatori tutto al femminile: Mirella Manocchio, presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia, Fatma Zohra Benabli, esponente della lega musulmana mondiale – Italia, Letizia de Torre, insegnante, Karima Moual, giornalista e Livia Turco, presidente della Fondazione «Nilde Iotti». Introdurranno i lavori Claudio Paravati, direttore di Confronti e l’onorevole valdese Luigi Lacquaniti (Mdp).

I promotori chiedono a tutte le comunità cristiane e musulmane uno sforzo comune per la pace e la salvezza dell'umanità. Per consultare tutti gli appuntamenti nazionali, visitare il sito: www.ildialogo.org

http://www.ildialogo.org
 


APPELLO AI VESCOVI PER LA CHIESA ITALIANA
Cari fratelli Vescovi,

in Iraq è stata superata la soglia della stessa guerra "preventiva". A Falluja si è rotto ogni argine alla barbarie. Siamo in presenza, non di una occupazione militare, ma di una distruzione totale, programmata e sistematica: un numero impressionante di uccisi, cimiteri a cielo aperto, impedimento di portare i soccorsi e i rifornimenti necessari ai superstiti, rase al suolo case, luoghi sacri, edifici d'arte. Per gli iracheni sunniti Falluja è città sacra. Urbicidio.

E' possibile conoscere la realtà soltanto a operazioni concluse e da un'unica fonte pilotata.
E' la crudeltà dei fatti che produce fondamentalismo non le parole.

Come credenti, uniti alle sorelle e ai fratelli delle altre confessioni cristiane, ci siamo impegnati con grande varietà di modi (veglie, preghiere, digiuno, assemblee, manifestazioni …) prima perché la guerra non iniziasse, come anche il Papa ha inutilmente supplicato, anche con azioni dirette di mediazione, poi perché cessasse. Accogliendo e facendo nostro l'invito di Giovanni Paolo II abbiamo invocato e fatto pressione, perché la Comunità internazionale rientrasse nelle regole del diritto offeso e ripudiato, ridando autorità all'ONU.

Sull'orrore di Falluja è calato un "tacere" impressionante, di fronte al quale la società civile che ancora sente un fremito di coscienza, vive la grande sofferenza della vergogna e dell'impotenza.
Non possiamo rassegnarci. Non possiamo più tacere! Il nostro Dio ascolta il grido dei bambini, delle donne , dei civili trucidati senza distinzione. Il nostro silenzio rischia di essere interpretato da parte di tutti i crocefissi come connivenza con i crocefissori. Questo silenzio è peccato. Siamo chiamati ad aver fiducia nel "Regno di giustizia, di amore e di pace" del Crocefisso e denunciare il regno di potenza, di distruzione e di morte.

Noi vi supplichiamo di dire da pastori una parola di pietà per i morti, di consolazione per i sopravvissuti e di condanna per il peccato di chi continua ad uccidere, generando odio e vendetta di cui si nutre il terrorismo senza fine. Sconfessate con una dichiarazione comune la guerra con le sue violenze, menzogne e crudeltà. Ribadite la scelta responsabile della nonviolenza, del dialogo e del diritto per raggiungere la riconciliazione e la pace tanto desiderate.

Vi chiediamo, come Conferenza Episcopale Italiana, un segno semplice, eloquente comprensibile dalle folle di poveri, sfiniti dalla violenza indiscriminata: ritirate i cappellani militari, che in questo momento sono assieme ai soldati italiani di fatto parte della coalizione responsabile di quanto sta avvenendo.

"Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra" Parola di Dio della prima domenica di Avvento
Sono tante le persone, anche quelle che non appartengono alla comunità ecclesiale, che aspettano con ansia un vostro gesto di verità e di coraggio.

Forza e pace nella fede. Vi salutiamo con grande cordialità.

Padova, 23.11.04
"Beati i costruttori di pace" (e-mail: beati@libero.it; sito: www.beati.org)]

I GIOVANI CONTRO LA GUERRA - PER UN MONDO SENZA MINE
Dire di no alla guerra e all'uso delle mine che uccidono e mutilano ogni anno 20,000 persone in almeno 90 paesi nel mondo, non è solo responsabilità dei governi.

Che cos'è il Trattato dei Giovani contro la Guerra?
Dire di no alla guerra e all'uso delle mine che uccidono e mutilano ogni anno 20,000 persone in almeno 90 paesi nel mondo, non è solo responsabilità dei governi. Tutti noi, anche i più piccoli, possiamo fare qualcosa, e impegnarci a promuovere la pace attraverso le nostre azioni.
Convinta di questo, Song Kosal, una ragazza cambogiana sopravvissuta allo scoppio di una mina all'età di 6 anni, ha avviato nel 1998 una raccolta di firme tra giovani e ragazzi su un messaggio semplice ma fondamentale: Non vogliamo più guerre, non vogliamo più mine, né vittime delle mine, e ci impegnamo a promuovere la pace.
Nel giro di 3 anni, più di 250.000 giovani di tutto il mondo avevano risposto all'appello di Song Kosal.

Firma anche tu on-line!  
Quando aveva sei anni, Song Kosal perse la gamba destra dopo aver messo un piede su una mina nascosta nella risaia in cui stava lavorando con la madre. Song Kosal può camminare solo con l'aiuto di una stampella, ma ha deciso di reagire diventando, all'età di 12 anni, un'attivista della campagna mondiale contro le mine.

A che cosa serve firmare?
Le firme raccolte vengono consegnate ai Governi che ancora non hanno vietato l'uso delle mine per chiedere loro di farlo, e di impegnarsi a combattere i tragici effetti di questi ordigni. Ricevere migliaia di firme da tutto il mondo spesso aiuta a convincere i Governi a cambiare le proprie decisioni.
Quest'anno sono stati scelti i Governi di India e Pakistan, due Paesi spesso sull'orlo del conflitto, il cui confine comune, lungo quasi 3.000 km, è pesantemente minato.

Le mine in cifre
Ogni 20 minuti, scoppia una mina da qualche parte nel mondo
Ogni anno, 20,000 persone vengono uccise o mutilate dalle mine, nei campi, sulle strade, nei villaggi
Circa il 20% delle vittime sono bambini
Almeno 82 paesi sono "inquinati" dalle mine e da ordigni inesplosi
Anche quando una guerra finisce, le mine rimangono attive per anni. Nascoste nel terreno, continuano a uccidere e a mutilare
141 paesi al mondo si sono impegnati a proibire l'uso, la produzione, il commercio e l'immagazzinamento delle mine: sono gli stati che hanno aderito alla Convenzione di Ottawa per la messa al bando delle mine. Altri 9 paesi hanno dichiarato l'intenzione di farlo.
All'appello mancano 47 stati, tra cui alcuni dei principali produttori e utilizzatori di mine, come Stati Uniti, Russia, Cina, India e Pakistan.

Per informazioni:

Giuseppe Schiavello
Campagna Italiana Contro le Mine
Via Nizza, 154 -00198 Roma
Tel. 06.85800693- fax 06.85304326
coordinamento@campagnamine.org
www.campagnamine.org