Petizione di change.org

Diretta a ministero della difesa ed a 2 altri

Promuova percorsi didattici capaci di educare alla Pace ed alla risoluzione

nonviolenta dei conflitti e condanni esplicitamente ogni iniziativa che abbia a coinvolgere

alunni della scuola nell'uso delle armi.

 

Sono frequenti gli episodi in cui alunni, anche della scuola primaria (6-10 anni), vengono invitati a visitare caserme delle Forze Armate ed effettuare prove di tiro a mano armata.     Alla scuola frequentata da mio figlio è capitato in concomitanza con

la Festività del 4 Novembre. Durante la visita presso la Caserma De Gennaro di Forlì ai bambini partecipanti è

stata consegnata un'arma ad aria compressa con la quale cimentarsi nel "tiro al bersaglio" (così è stato definito nei documenti

ufficiali dell'Istituto e così è stato confermato con risposta scritta all'interrogazione parlamentare presentata a proposito dal

Ministro della Difesa che dichiara "...con riferimento alla visita presso la caserma «De Gennaro» di Forlì, lo Stato Maggiore dell'Esercito ha comunicato che fra le varie attività promozionali poste in essere 

per rendere più interessante tale iniziativa,

era stata realizzata una linea tiro presso la quale poter far provare ai visitatori pistola e fucile ad aria compressa. 

(...segue)

 

 

 

 

Appello

Basta stragi di vite, dignità e diritti
in spirito di fratellanza
E’ venuto il tempo di riprendere in mano la bussola dei diritti umani e fare i conti con le nostre responsabilità

Non c’è pace senza diritti. Non ci sono diritti senza responsabilità. Di fronte a quello che sta succedendo nel mondo non bastano più le denunce: serve una nuova e più ampia assunzione di responsabilità.
Responsabilità contro l’indifferenza. Responsabilità contro l’ipocrisia. Responsabilità contro la rassegnazione.
In un tempo segnato da tanto orrore e dall’arbitrio dei più forti, dobbiamo riprendere in mano la bussola dei diritti umani e riaffermare con forza quanto sta scritto nella Carta comune dell’umanità: “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
Con questo spirito, alla vigilia del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, diciamo basta all’egoismo, alla guerra e alla competizione. Se davvero vogliamo mettere fine alla violenza e alle stragi continue di vite umane, dignità e diritti, se davvero vogliamo scongiurare un’ulteriore compressione degli spazi di libertà, democrazia e diritti e risolvere le crisi epocali che incombono dobbiamo adoperare la nostra intelligenza, la nostra creatività, il nostro tempo e le nostre risorse per prenderci cura gli uni degli altri, ripensare il nostro modo di vivere assieme, proteggere la nostra casa comune e realizzare tutti i diritti umani per tutti.
Dobbiamo accrescere la consapevolezza delle responsabilità che condividiamo. Non basta rivendicare i diritti: dobbiamo fare i conti con le nostre responsabilità. Gli esempi positivi non mancano. Dobbiamo illuminarli, seguirli, moltiplicarli. Serve un nuovo coraggio civico e politico. Occorre diffondere una nuova cultura politica nonviolenta dei diritti umani. Dobbiamo educarci ed educare in modo sempre più efficace alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza glocale responsabile.
Abbiamo bisogno di una visione e una mobilitazione comune, di iniziative e azioni comuni. Abbiamo bisogno di donne e uomini di pace che agiscono in spirito di fratellanza.   *  *  *     Con questo spirito e questi obiettivi, ti invitiamo ad aderire al Comitato Nazionale per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Il Comitato si propone di:

1. sviluppare un’azione straordinaria di educazione, formazione, informazione e impegno per i diritti umani sollecitando una più ampia assunzione di responsabilità di ogni persona e istituzione, delle scuole e dell’università, degli enti locali e regionali, dei media, delle associazioni, del mondo della cultura, del governo e del Parlamento;
2. promuovere l’impegno, il protagonismo, la creatività e i comportamenti dei giovani in difesa e per la realizzazione dei diritti umani anche in relazione allo sviluppo delle competenze sociali e civiche necessarie per affrontare le sfide del nostro tempo;
3. promuovere l’impegno dei giornalisti, del mondo dell’informazione e, in particolare, del servizio pubblico radiotelevisivo RAI nella difesa e promozione di “tutti i diritti umani per tutti”;
4. promuovere l’impegno degli Enti Locali e delle Regioni per l’attuazione dell’agenda politica locale dei diritti umani favorendo il coinvolgimento dei cittadini e rilanciando la diplomazia delle città;
5. promuovere l’impegno dell’Italia e dell’Unione Europea nella realizzazione dell’agenda politica dei diritti umani.
Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Centro Diritti Umani dell’Università di Padova, FNSI, Cipsi, Articolo 21, Rete della PerugiAssisi (prime adesioni)


Invia subito la tua adesione alla Tavola della Pace, via della viola 1 (06122) Perugia - Tel. 335.6590356 - 075/5736890 - fax 075/5739337 email adesioni@perlapace.it - www.perlapace.it

 


 

Ai Presidenti e responsabili delle associazioni e organizzazioni in indirizzo


Oggetto: In spirito di fratellanza - Aderisci all’Appello e al Comitato nazionale per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani


Egregio Signor Presidente,
di fronte a quello che sta succedendo nel mondo non bastano più le denunce: serve una nuova e più ampia assunzione di responsabilità.
In un tempo segnato da tanto orrore e dall’arbitrio dei più forti, dobbiamo riprendere in mano la bussola dei diritti umani e riaffermare con forza quanto sta scritto nella Carta comune dell’umanità: “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
Per questo, La invitiamo a sottoscrivere l’appello “In spirito di fratellanza” e ad aderire al Comitato nazionale per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
L’obiettivo è promuovere insieme a tutte le donne e gli uomini, le associazioni, gli Enti Locali, le scuole, le università, i media, le organizzazioni laiche e religiose interessate un’azione straordinaria di educazione, formazione, informazione e impegno a favore dei diritti umani.
Contro l’indifferenza, l’ipocrisia e la rassegnazione, contiamo su di Lei!
Fraternamente

Flavio Lotti Coordinatore
Perugia, 15 settembre 2017
Per comunicazioni: Tavola della Pace, via della viola 1 (06122) Perugia - Tel. 335.6590356 - 075/5736890 - fax 075/5739337
email segreteria@perlapace.it - www.perlapace.it

 

UN'INIZIATIVA NECESSARIA. UN APPELLO A TUTTE LE PERSONE DI VOLONTA' BUONA.

CON PREGHIERA DI SOTTOSCRIZIONE E ULTERIORE DIFFUSIONE

 

La barbarie razzista in Italia cresce soprattutto perché vi sono forze politiche guidate da inquietanti demagoghi che la promuovono, e non pensano che la barbarie che per meschini ed ignobili calcoli suscitano ed alimentano produrrà inevitabilmente violenza e disperazione, sofferenze crescenti a innumerevoli innocenti, e può trarre a rovina il nostro paese come già accadde con
il fascismo (restano indimenticabili le riflessioni che Hannah Arendt svolse ne Le origini del totalitarismo).

Vi è un modo per sconfiggere la barbarie razzista che monta: riconoscere subito il diritto di voto a tutte le persone residenti nel nostro paese.

*

Innanzitutto il diritto di voto nelle elezioni amministrative: come proposto dall'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia che da anni ha predisposto un progetto di legge recante "Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di
elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalità". E almeno sul diritto di voto per tutti i residenti nelle elezioni amministrative nessuna persona onesta e ragionevole può aver nulla da obiettare.

Ebbene, almeno alla Camera dei Deputati, dove i parlamentari non razzisti sono ancora sicuramente la maggioranza, si porti immediatamente alla discussione e al voto il progetto di legge elaborato dall'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia e lo si approvi: sarebbe un atto di democrazia, di civiltà, di resistenza alla disumanità.

*

Ma anche, e decisivamente, il diritto di voto nelle elezioni politiche: anni addietro con modifica costituzionale si riconobbe tale diritto anche ai discendenti di famiglie italiane che vivono in altri paesi del mondo, persone che talvolta non hanno mantenuto nessun concreto significativo legame con l'Italia e che talvolta pressoché tutto ignorano della reale situazione italiana odierna; ebbene, a maggior ragione tale diritto deve essere riconosciuto a tutti coloro che in Italia stabilmente vivono, in Italia lavorano e pagano le tasse, contribuiscono concretamente al benessere del nostro paese.

*

Chi scrive queste righe molti anni fa coordinò per l'Italia una rilevante campagna di solidarietà con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano.

Sostenevo allora che l'apartheid non era un residuo del passato, ma un progetto per il futuro, per imporre la barbarie razzista sull'umanità intera; e quindi l'eroica lotta antirazzista dei nostri fratelli e delle nostre sorelle in Sudafrica stava difendendo anche la nostra libertà, la nostra dignità umana, e pertanto non eravamo noi ad essere solidali con loro, ma loro che lottavano per difendere tutti noi, per l'umanità intera. Il regime dell'apartheid è stato sconfitto in Sudafrica, ma si sta imponendo in Europa. Aveva ben ragione Bertolt Brecht quando scriveva che i popoli del mondo avevano sconfitto il nazismo, ma il ventre di quella bestia era ancora fecondo.

*

La democrazia si difende con la democrazia, e il suo principio fondamentale è "una persona, un voto".

A chi condivide queste considerazioni chiedo di sottoscrivere e diffondere la richiesta che il Parlamento italiano legiferi il riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia, così come è scritto nell'"appello all'Italia civile" promosso da innumerevoli illustri personalità, primi firmatari padre Alessandro Zanotelli e la partigiana e senatrice emerita Lidia Menapace, appello che testualmente recita:

"Un appello all'Italia civile: sia riconosciuto il diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia.

Il fondamento della democrazia è il principio "una persona, un voto"; l'Italia essendo una repubblica democratica non può continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui.

Vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.

Una persona, un voto. Il momento è ora".

Per adesioni: centropacevt@gmail.com, crpviterbo@yahoo.it

Per dare notizia delle adesioni ai presidenti del Parlamento:

- on. Laura Boldrini, Presidente della Camera: laura.boldrini@camera.it

- on. Pietro Grasso, Presidente del Senato: pietro.grasso@senato.it

*

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Occorre opporsi alla barbarie razzista.

Occorre difendere la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani.

Una persona, un voto.

 

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

che coordina l'iniziativa dell'appello all'Italia civile "Una persona, un voto",

concludendo oggi un digiuno nonviolento

 

Viterbo, 20 luglio 2017

 

Mittente: "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532,

e-mail: crpviterbo@yahoo.it, centropacevt@gmail.com

 

Una minima notizia sull'estensore di questa lettera

 

Peppe Sini ha fondato negli anni '70 del secolo scorso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo. Negli anni '80 ha coordinato in Italia la principale campagna di solidarietà con Nelson Mandela allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Ha organizzato il primo convegno nazionale di studi su Primo Levi all'indomani della scomparsa del grande testimone della dignità umana. Dal 2000 redige il notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza è in cammino". Coordina l'iniziativa dell'appello all'Italia civile "Una persona, un voto" di cui sono primi firmatari padre Alessandro Zanotelli e la partigiana e senatrice emerita Lidia Menapace, appello al quale hanno già aderito oltre a migliaia di cittadini anche centoquaranta parlamentari di varie forze politiche. Crede che ogni essere umano abbia diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà.

 

 

 

 

“Una persona, un voto.”
 

ANCHE LA MINISTRA EMERITA CECILE KYENGE HA ADERITO ALL'APPELLO "UNA PERSONA, UN VOTO"
 
La ministra emerita ed attuale parlamentare europea Cecile Kyenge ha aderito all'appello "Una persona, un voto" per il riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone residenti in Italia.
*
All'appello, che ha come primi firmatari padre Alessandro Zanotelli e la partigiana e senatrice emerita Lidia Menapace, hanno aderito gia' innumerevoli persone, tra cui centinaia di illustri personalita' della vita culturale, morale, civile e istituzionale del nostro paese.
*
Tra le adesioni anche quelle di oltre sessanta senatori e deputati attualmente in carica: Roberta Agostini, Luisella Albanella, Massimo Artini, Lorenzo Basso, Paolo Beni, Massimiliano Bernini, Stella Bianchi, Paola Boldrini, Luisa Bossa, Vincenza Bruno Bossio, Anna Maria Carloni, Maria Chiara Carrozza, Franco Cassano, Felice Casson, Eleonora Cimbro, Roberto Cociancich, Paolo Corsini, Erica D'Adda, Loredana De Petris, Nerina Dirindin, Donatella Duranti, Ciccio Ferrara, Elena Ferrara, Paolo Fontanelli, Federico Fornaro, Filippo Fossati, Carlo Galli, Maria Grazia Gatti, Anna Giacobbe, Luisa Gnecchi, Miguel Gotor, Giuseppe Guerini, Maria Cecilia Guerra, Maria Iacono, Vanna Iori, Florian Kronbichler, Luigi Lacquaniti, Silvio Lai, Sergio Lo Giudice, Doris Lo Moro, Patrizia Maestri, Luigi Manconi, Alessandro Mazzoli, Franco Mirabelli, Delia Murer, Edoardo Patriarca, Serena Pellegrino, Alessia Petraglia, Salvatore Piccolo, Antonio Placido, Roberto Rampi, Francesco Ribaudo, Lara Ricciatti, Gian Piero Scanu, Gea Schiro', Arturo Scotto, Bruno Tabacci, Alessandra Terrosi, Stefano Vaccari, Giuseppe Vacciano, Walter Verini, Sandra Zampa, Giorgio Zanin.
*
Ancora una volta ricordiamo che il presupposto "de facto" dell'appello e' che "vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano"; e poiche' Il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto", "l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui".
*
Ricordiamo altresi' ancora una volta che il presupposto "de iure" e' illustrato nella premessa del progetto di legge formulato anni fa dall'Anci (l'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia, che rappresenta tutti i Comuni italiani) recante "Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalita'" (progetto che era riferito alle elezioni amministrative, ma la cui intelaiatura giuridica e' riferibile anche tout court alle elezioni politiche).
*
L'Italia e' una repubblica democratica.
Una persona, un voto.
Il momento e' adesso.
*
Per adesioni all'appello "Una persona, un voto": centropacevt@gmail.com, crpviterbo@yahoo.it
Per dare notizia delle adesioni ai presidenti del Parlamento:
- on. Laura Boldrini, Presidente della Camera: laura.boldrini@camera.it
- on. Pietro Grasso, Presidente del Senato: pietro.grasso@senato.it
 
Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani", che coordina l'iniziativa dell'appello all'Italia civile "Una persona, un voto"
 
Viterbo, 6 giugno 2017
 
Mittente: "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: crpviterbo@yahoo.it, centropacevt@gmail.com

 

"UNA PERSONA, UN VOTO". UN APPELLO ALL'ITALIA CIVILE

 

Un appello all'Italia civile: sia riconosciuto il diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia.

Il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto"; l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui.

Vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.

Una persona, un voto. Il momento e' ora.

*

All'appello "Una persona, un voto" hanno gia' espresso il loro sostegno innumerevoli persone, tra cui tra le prime:

padre Alex Zanotelli

Lidia Menapace, partigiana, femminista e senatrice emerita

Isa Alberti

Gianfranco Aldrovandi, del "Collettivo nonviolento uomo-ambiente"

Rocco Altieri, docente e saggista, direttore dei "Quaderni Satyagraha", Centro Gandhi di Pisa

Dino Angelini

Laura Arduni, impiegata

Simonetta Astigiano, biologa e ricercatrice

Lino Balza, ecologista

don Franco Barbero

Daniele Barbieri, blogger

Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio

Vittorio Bellavite, coordinatore nazionale di "Noi Siamo Chiesa"

Eleonora Bellini, bibliotecaria e scrittrice

Giuliana Beltrame, sociologa e attivista

Maurizio Benazzi, quacchero, curatore della newsletter "Ecumenici"

don Gianni Bergamaschi

Ascanio Bernardeschi, saggista e militante

Massimiliano Bernini, deputato

Norma Bertullacelli, dell'"ora in silenzio per la pace" di Genova

Michele Boato, ecologista

Franco Borghi, attivista per la pace e la legalita'

Dario Borso, filosofo

Paolo Bosi, docente universitario

Donatella Botta, impegnata nella solidarieta'

Silvio Bozzi, docente universitario

Anna Bravo, storica

Valentina Bruno, docente, del centro antiviolenza "Erinna" di Viterbo

Giuseppe Burgio, pedagogista, Universita' di Enna

Alberto Cacopardo, antropologo

Alessandro Capuzzo, ecopacifista

Gennaro Carotenuto, storico

Giorgio Carpi, "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano (Pisa)

Claudio Carrara, presidente del Movimento Internazionale della Riconciliazione - Italia

Maria Luigia Casieri, dirigente scolastica

Francesco Cassotti

Pilar Castel, autrice e attrice No War

Valeria Castelli

Marco Catarci, pedagogista e docente universitario

Nello Centomo

Olindo Cicchetti, figura storica dei movimenti ecopacifisti e per i diritti, narratore di comunita'

Michele Citoni, documentarista

Giancarla Codrignani, saggista e deputata emerita

Francesco Coletta, docente e coordinatore della Federazione Gilda-Unams di Viterbo

Antonio Corbeletti, presidente della sezione Anpi di Voghera

don Franco Corbo, parroco, presidente del gruppo di volontariato "Solidarieta'"

Lucia Cruschelli, associazione "Mestizaje" di Cecina

Pasquale D'Andretta, formatore

Massimo Dalla Giovanna, impiegato, delegato Rsu

Tiziana Dal Pra, presidente dell'associazione "Trama di terre" di Imola

Marianita De Ambrogio, Donne in Nero di Padova

Emanuela Dei, giornalista

Tonio Dell'Olio, presidente Pro Civitate Christiana di Assisi, gia' coordinatore nazionale di Pax Christi, gia' responsabile di Libera International

Giorgio Demurtas, docente universitario

Lucia De Sanctis, associazione "Mestizaje" di Cecina

Maria Rosa De Troia, attivista in difesa della Costituzione

Mario Di Marco, responsabile della formazione dei volontari in servizio civile della Caritas diocesana di Viterbo

Domenico Di Pietro, associazione "Mestizaje" di Cecina

Angela Dogliotti, peace-researcher

Luciano Dottarelli, docente e saggista, presidente Club Unesco Viterbo-Tuscia

Anna Draghetti, pensionata

Massimo Duranti, giudice di pace emerito

Osvaldo Ercoli, figura storica dell'impegno per la pace, i diritti umani, l'ambiente

Carla Ermoli, pensionata

Roberto Escobar, filosofo politico e critico cinematografico

suor Maria Stella Fabbri

Sergio Falcone, poeta

Maria Bernarda Forcella

Valentina Franchi, associazione "Mestizaje" di Cecina

Gabriele Gabrieli, del Gruppo "In silenzio per la pace" di Mantova

Sancia Gaetani, Wilfp Italia

Haidi Gaggio Giuliani, senatrice emerita

Elena Gajani Monguzzi, docente, poetessa, impegnata per i diritti umani di tutti gli esseri umani

Daniele Gallo, giornalista, saggista, editore e docente universitario

Francuccio Gesualdi, animatore del "Centro nuovo modello di sviluppo"

Agnese Ginocchio, cantautrice per la pace e la nonviolenza

Miguel Gotor, senatore

Carmine Grassimo, docente, formatore, capo scout e barelliere a Lourdes

Celeste Grossi, figura storica dell'impegno di pace e solidarieta'

Carlo Gubitosa, saggista e mediattivista

Paolo Henrici De Angelis, architetto

Paolo Hutter, giornalista

Luca Kocci, docente, giornalista, saggista

Francesca Koch, presidente della "Casa Internazionale delle Donne" di Roma

Alberto L'Abate, presidente onorario dell'Ipri

Federico La Sala, docente di filosofia e saggista

Raniero La Valle, senatore emerito, direttore di "Vasti", presidente del Comitato per la democrazia internazionale

Paolo Limonta, maestro elementare e consigliere comunale

Antonella Litta, dell'Associazione italiana medici per l'ambiente

Anna Lodeserto, internazionalista ed esperta di politiche migratorie, cittadinanza e mobilita'

Pierpaolo Loi, maestro elementare

Eugenio Longoni, militante antifascista

Franco Lorenzoni, maestro elementare e coordinatore della Casa-laboratorio di Cenci

Paolo Lucchesi, dal lungo curriculum d'impegno sociale

Daniele Lugli, presidente onorario del Movimento Nonviolento

Monica Luisoni, attivista

suor Monica Luparello, missionaria comboniana

Antonio Lupo, medico

Maria Immacolata Macioti, sociologa, docente universitaria

Agnese Manca, docente universitaria, impegnata in molte iniziative di solidarieta'

Giovanni Mandorino, del Centro Gandhi di Pisa

Fiorella Manzini, pensionata, gia' insegnante di educazione artistica, pittrice, presidente del Cdmpi

Cristina Maranesi, blogger

Luisa Marchini, operatrice culturale, saggista e narratrice

don Mario Marchiori

Alessandro Marescotti, fondatore e presidente di Peacelink

Gian Marco Martignoni, Cgil Varese

Rachele Matteucci, insegnante di lingua italiana per stranieri presso l'Associazione San Martino de Porres

Cristina Mattiello, insegnante, giornalista

Clementina Mazzucco, docente universitaria, saggista

Alessandra Mecozzi, presidente di "Cultura e' liberta'. Una campagna per la Palestina"

Rosa Mendes, bibliotecaria, presidente dell'Associazione donne brasiliane in Italia

Enrico Mezzetti, presidente dell'Anpi provinciale di Viterbo

Pierangelo Monti, del Mir di Ivrea

Luisa Morgantini, gia' vicepresidente del Parlamento Europeo

Rosangela Mura, attivista

Alessandro Murgia, medico impegnato nella solidarieta'

Loretta Mussi, Rete romana di solidarieta' con la Palestina

Amalia Navoni, educatrice e attivista per i diritti umani e i beni comuni

Giorgio Nebbia, ecologista

Giovanna Niccoli, attivista

don Gianni Novelli, direttore emerito del Cipax

Emilia Pacelli, casalinga

Giovanna Pagani, Wilpf Italia

Anselmo Palini, insegnante e saggista

Vittorio Pallotti, fondatore del Centro di documentazione del manifesto pacifista internazionale

Eleonora Parlanti, ricercatrice

Maria Paola Patuelli, Comitato in difesa della Costituzione di Ravenna e Associazione femminile maschile plurale

Marisa Pedroncelli, volontaria nella solidarieta' internazionale

Giovanni Penzo, pensionato

Donato Perreca, pensionato

Enrico Peyretti, saggista e peace-researcher

Giorgio Piacentini, presidente emerito del Cipax

Leo Piacentini, pensionato

Piero Pinzauti

Rosanna Pirajno, architetta, presidente dell'associazione "Mezzocielo" di Palermo

Alessandro Pizzi, gia' sindaco di Soriano nel Cimino, docente di matematica e fisica, volontario nel carcere di Viterbo

Pier Paolo Poggio, storico, direttore della Fondazione "Luigi Micheletti"

Rocco Pompeo, presidente della "Fondazione Nesi"

Pier Paolo Poncia, geologo

Giuliano Pontara, filosofo

Franco Porcu, operaio

Alessandro Presicce, giurista

Andrea Pubusa, giurista

Pasquale Pugliese, segreteria nazionale del Movimento Nonviolento

Mauro Pugni, Cdb di Modena

Laura Quagliuolo, redattrice e attivista del Coordinamento italiano di sostegno alle donne afghane

Fabio Ragaini, Gruppo Solidarieta'

Roberto Rampi, deputato

Massimo Ribelli, Universita' di Roma "La Sapienza"

Annamaria Rivera, antropologa

Giorgio Roversi, pensionato

Vincenzo Sanfilippo, sociologo, della Comunita' dell'Arca di Lanza del Vasto

Lavinia Sangiorgi, volontaria di Focus - Casa dei diritti sociali di Roma

Antonia Sani, Wilpf Italia

Adriano Sansa, magistrato e poeta

Delfino Santaniello, figura storica dell'impegno per la legalita' e la democrazia

Eugenio Santi, presidente del Gavci

don Alessandro Santoro, della comunita' delle Piagge

Mauro Sarnari, dell'Unicef di Viterbo

padre Pietro Sartorel, sacerdote, missionario in Brasile

Giovanni Sarubbi, direttore de "Il dialogo"

Renato Sasdelli, docente universitario e saggista

Eugenio Scardaccione, dirigente scolastico

Manlio Schiavo, docente, referente del Comitato cittadino di Bagheria per la Costituzione

Marco Scipioni, presidente del Centro studi e documentazione "Don Pietro Innocenti"

Rosa Scognamiglio, docente impegnata in difesa dei diritti umani e della Costituzione

Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra Italiana alla Camera dei Deputati

Bruno Segre, organizzatore e ricercatore culturale indipendente

Giovanni Battista Sgritta, sociologo e docente universitario

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

Matteo Soccio, "Casa per la Pace" di Vicenza

Pietro Soldini, responsabile immigrazione della Cgil

Gabriele Spallone

Marilena Spriano

Irene Starace, Wilpf Italia

Marco Trotta, consigliere di quartiere a Bologna per Coalizione Civica

Michelangelo Tumini, dei "Cantieri di pace" di Osimo, Offagna, Castelfidardo e Loreto

Olivier Turquet, educatore ed editore, coordinatore di "Pressenza"

Laura Tussi, giornalista e scrittrice

Fabio Vaccari

Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento

Leonardo Varvaro, docente universitario

Antonio Vermigli, direttore di "In dialogo"

Salvatore Vitale, divulgatore agricolo

Giulio Vittorangeli, presidente dell'Associazione Italia-Nicaragua di Viterbo

Luciano Zambelli, della Lega per il disarmo unilaterale

Lorenzo Zaniboni

Rina Zardetto, presidente dell'Associazione Reggiana per la Costituzione

Franco Zunino, ingegnere

*

Per adesioni: centropacevt@gmail.com, crpviterbo@yahoo.it

Per dare notizia delle adesioni ai presidenti del Parlamento:

- on. Laura Boldrini, Presidente della Camera: laura.boldrini@camera.it

- on. Pietro Grasso, Presidente del Senato: pietro.grasso@senato.it

 

"Esprimo solidarietà a Peppe da Don Roberto(Direttore della Caritad Diocesana) e Mario(Responsabile del Servizio Civile)"...

...IN DIGIUNO ANCHE A FOGGIA PER IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO DI VOTO A TUTTE LE PERSONE RESIDENTI IN ITALIA

Dopo Viterbo prosegue a Foggia il digiuno per il riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone stabilmente residenti in Italia.
E' infatti iniziato il digiuno a staffetta degli attivisti della "Ambasciata di Pace" di Foggia che si protrarra' nei prossimi giorni.
Anche in altre citta' d'Italia ci si sta predisponendo a digiunare in una staffetta che unisca l'intero paese in un'assunzione di responsabilita' ed espressione di solidarieta' con gli oltre cinque milioni di persone stabilmente residenti in Italia cui e' tuttora assurdamente negato il diritto di voto.
L'impegnativa azione nonviolenta del digiuno si affianca alle altre iniziative in corso da tempo a sostegno dell'appello all'Italia civie "Una persona, un voto" sottoscritto da molte illustri personalita', primi firmatari la partigiana e senatrice emerita Lidia Menapace e il missionario padre Alessandro Zanotelli.
Nell'appello si evidenzia che "vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano"; e pertanto si conclude che poiche' il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto", "l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui".
A sostegno di questa proposta sono allegati anche gli specifici argomenti tecnico-giuridici gia' esposti dall'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia (che rappresenta tutti i Comuni italiani) nel suo progetto di legge di qualche anno fa recante "Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalita'" (progetto che era riferito alle elezioni amministrative, ma di cui tanta parte dell'intelaiatura giuridica e' riferibile anche alle elezioni politiche).




 

 

 

 

 

 

 

AIUTIAMO I SIRIANI A RESTARE NEL LORO PAESE

L'associazione Aiutiamo la Siria! - Onlus (AIULAS), costituitasi allo scopo di sostenere la popolazione siriana colpita dal conflitto, propone 2 progetti di aiuto per la popolazione di Aleppo.

Nonostante che i combattimenti siano terminati, gli Aleppini affrontano ancora una situazione drammatica dovuta alla carenza di acqua e di elettricità, come pure alla perdita del lavoro e alla pesante svalutazione della lira siriana (che vale oggi 10 volte meno rispetto a 6 anni fa). Ciò significa che nonostante la fine dei combattimenti in città, molti generi alimentari sono inaccessibili e la popolazione è costretta a nutrirsi in modo inadeguato e insufficiente.

I progetti di AIULAS nascono dalla collaborazione con partners locali e sono portati avanti grazie all’iniziativa di gruppi o associazioni attive sul posto. Destinatari dei suddetti interventi sono i nuclei familiari bisognosi indipendentemente dall’appartenenza etnica o religiosa.

BUONA PASQUA, ALEPPO!

È un progetto proposto dai Fratelli Maristi della città e prevede la distribuzione di 1.000 buoni-acquisto (da 10€) ad altrettante famiglie per il ritiro, da parte di ciascuna, di 1 Kg di carne e 1 Kg di dolci presso negozi convenzionati.

http://www.aiulas.org/i-nostri-progetti/buona-pasqua-aleppo/

 

UN PANIERE PER ALEPPO

È  promosso dalla locale chiesa armeno-cattolica e prevede l’assegnazione di 350 buoni-acquisto (da 13€) ad altrettante famiglie bisognose per il ritiro, da parte di ciascuna, di 1 kg di carne, 1 kg di formaggio e 30 uova.

http://www.aiulas.org/i-nostri-progetti/un-paniere-per-aleppo/

Per concorrere alla realizzazione dei medesimi cliccare sui rispettivi link da cui si accede ad informazioni più dettagliate e le istruzioni per inviare una donazione tramite conto corrente bancario, carta di credito o paypal.

 

 

Vittoria! Riccardo Orioles primo giornalista antimafia a cui è riconosciuta la legge Bacchelli

21 MAR 2017 — Ce l'abbiamo fatta! Riccardo Orioles ha ottenuto i benefici della legge Bacchelli! Lo ha annunciato oggi don Luigi Ciotti a Locri durante la manifestazione per la Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Don Ciotti ha ricevuto la conferma direttamente dal presidente del consiglio Paolo Gentiloni. 

Così ha scritto il vicepresidente della Commissione Antimafia, Claudio Fava, sul suo profilo Facebook: "Oggi, 21 marzo, giornata della memoria: che per una volta non è solo esercizio della memoria ma si fa cronaca e storia. Per la prima volta una vita spesa per scrivere sulle mafie e sui suoi innominabili amici è considerata titolo di merito civile, non di solitario accanimento".

Grazie a tutti voi per questo risultato!

Una pensione da giornalista per Riccardo Orioles

Mi chiamo Luca Salici e sono un giornalista nato a Catania 34 anni fa. Vivo e lavoro a Roma da un decennio. Ho un bimbo di 9 mesi, una splendida moglie e oggi mi sento sereno, anche se per la nostra generazione contraddistinta da una profonda precarietà – economica e quindi esistenziale – subisco gli alti e bassi di un Paese che ogni tanto dimentica di offrire sostegno ai suoi cittadini.

Da tempo non sopporto un’ingiustizia ai danni di una persona che reputo un grandissimo professionista, un maestro di vita per tanti giovani, un uomo che tutto lo Stato e il popolo italiano dovrebbero riconoscere come un grande intellettuale e scrittore. Mi riferisco a Riccardo Orioles, 67 anni, giornalista e fondatore de “I Siciliani” insieme a Pippo Fava – direttore della testata, ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984 – e ad una serie di “carusi” (giovani) nati e cresciuti alle pendici dell’Etna. [la storia del giornale > http://bit.ly/pippofava].

Riccardo Orioles oggi vive a Milazzo, sua città natale, con una pensione di vecchiaia che non gli consente di continuare le cure per le sue patologie cardiache e gli acciacchi dovuti all’età. La sua carriera – vissuta da scrittore e giornalista con la “schiena dritta” come si suol dire tra quelli che pensano a lui ogni tanto e magari gli danno anche una pacca sulla spalla – purtroppo non gli ha riconosciuto una pensione degna di questo nome: Riccardo ha ottenuto contributi pensionistici solo per quattro anni di lavoro.

La verità è che la libertà ha un prezzo, e quella di Riccardo – forse una delle penne (ancora in vita fortunatamente) più importanti d’Italia – è costata a lui più di qualunque altro, come racconta benissimo il videodoc di Elena Mortelliti (http://bit.ly/videodoc-orioles). Certamente le scelte professionali di Riccardo Orioles sono state diverse da tutte quelle dei suoi colleghi. Ma nessuno credo possa ritenerle giuste o sbagliate. Riccardo dal 6 gennaio 1984 ad oggi lavora per formare nuove generazioni di giornalisti: da Nord a Sud dell’Italia centinaia di cronisti, direttori e redattori di varie testate hanno trovato in lui un maestro della professione, della deontologia, dell’inchiesta. Soprattutto antimafia. Lo spieghiamo qui, in un altro videodoc, senza tanti giri di parole. Un video che ci piacerebbe fosse proiettato nelle scuole.

In questi anni a poco sono serviti gli appelli all’Ordine dei Giornalisti e alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Riccardo continua a non arrivare a fine mese, sebbene continui a “lavorare”, svolgendo un prezioso incarico di formazione e consulenza per tanti colleghi giornalisti. In un cassetto conserva solo quei quattro anni di lavoro retribuito e “in regola” che ha avuto nella vita: un giornale importantissimo per l’antimafia e il nostro Paese come “I Siciliani” – prima e dopo l’uccisione di Pippo Fava – non ha mai avuto la stabilità finanziaria ed economica sufficiente per regolarizzare le posizioni di tutti i redattori e collaboratori.

Per questo Vi chiedo di far accedere Riccardo Orioles alla “Legge Bacchelli”, norma che ha istituito un fondo a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità. Sarebbe l’unico modo per far usufruire di un contributo vitalizio utile al suo sostentamento. Il giornalista milazzese gode di tutti i requisiti per accedere all'aiuto: la cittadinanza italiana, l'assenza di condanne penali irrevocabili, la chiara fama e meriti acquisiti nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell'economia, del lavoro, dello sport e nel disimpegno di pubblici uffici o di attività svolte. Come lo scrittore Riccardo Bacchelli, per il quale è stata approvata la legge n.440 dell’8 agosto 1985.Mi piacerebbe che le Istituzioni riconoscessero in vita il valore di un intellettuale come Orioles, e non lo facciano ipocritamente solo dopo la sua morte.

Luca, de "i carusi" di Orioles

PS. E brindiamo «alla faccia dei cavalieri».
PS2. Qui ci coordiniamo www.facebook.com/groups/mandiamoinpensioneorioles/ mentre qui www.facebook.com/mandiamoinpensioneorioles potete mettere un like per rimanere aggiornati sulla campagna. 

[FIRMA L'APPELLO]

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QUELLI CHE SOSTENGONO L'ISIS... 

Cari avaaziani,

bombardano scuole, ospedali, perfino matrimoni: quello che sta facendo l’Arabia Saudita in Yemen è disgustoso. E lo sta facendo con armi vendute da Italia, Europa, Stati Uniti e Canada. Ma tra 48 ore possiamo ottenere l’impensabile: una vittoria storica contro la vendita di armi ai sauditi.

Martedì il Parlamento europeo può finalmente decidere se votare un embargo totale sulla vendita di armi all’Arabia, ma la pressione delle lobby e dei sauditi per bloccare il voto è enorme.

Ora più che mai i politici europei devono sentire che da ogni angolo del mondo chiediamo tutti la stessa cosa: resistere e dire “NO” alle atrocità dell’Arabia Saudita. Firma questa campagna urgente per chiedere l’embargo sulle armi e dare tutto il nostro sostegno a chi sta lottando per ottenerlo:

https://secure.avaaz.org/it/saudi_arms_deal_it/?bfHiSfb&v=72832&cl=9484550092

Le guerre si fanno finire anche così: smettendo di vendere armi a chi le fa. Fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile, perché i rapporti tra i nostri governi e il regime saudita erano troppo forti. Ma anche per i nostri politici sta diventando sempre più difficile ignorare la totale mancanza di rispetto per i diritti umani da parte del regime. L’Europa è a un passo dal votare un embargo, devono solo capire che tutto il mondo li sta guardando.

Una bomba saudita ha ucciso oltre 200 invitati a un matrimonio. Sparano dagli elicotteri sui civili in fuga. È difficile togliersi dalla testa certe immagini, ma è proprio così che le “nostre” armi vengono usate. Lo Yemen si trova in mezzo a una guerra a distanza tra Arabia e Iran, entrambi colpevoli di violenze terrificanti. Questo voto europeo da solo non farà finire la guerra, ma può mandare un messaggio chiaro: non venderemo più armi a un regime che bombarda indiscriminatamente la popolazione civile. E dopo una vittoria così in Europa, potremo passare anche agli altri governi.

Il regime saudita non è l’unico a sfruttare questi traffici: i grandi produttori di armi europei stanno guadagnando miliardi grazie al massacro in Yemen! L'Italia è uno dei più grossi esportatori di armi al mondo e l'Arabia è uno dei nostri maggiori clienti. Se non agiamo subito, l'influenza delle grandi aziende sui politici rischia di far continuare questo orrore ancora a lungo.

Wael* è un membro di Avaaz in Yemen che finora è riuscito a sopravvivere agli attacchi che ogni giorno colpiscono il suo Paese. Il suo messaggio per tutti noi è che “la storia si ricorderà di chi ha contribuito a portare la pace”. Agiamo subito, per Wael, la sua famiglia, e milioni di altre persone. Partecipa e condividi la campagna, abbiamo poche ore per essere determinanti nel fermare la vendita di armi all’Arabia:

Quello che rende speciale la nostra comunità è proprio questa connessione che riusciamo a creare oltre ogni confine, in tutto il mondo, per ottenere il cambiamento e rompere il silenzio. Ora dobbiamo fare quello che sappiamo fare meglio, agire velocemente e in massa: possiamo salvare milioni di vite in pericolo.

 

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Misericordia E':
"l'aiuto a favore di chi E' in difficoltA' nel freddo"

“Il Giubileo della Misericordia non può passare senza lasciare un segno nella nostra vita, iniziando già da questa notte quando le temperature saranno ancora più rigide e settemila nostri fratelli dormiranno per le strade di Roma. Rivolgiamo un appello a tutti i cittadini e alle istituzioni affinché si intensifichino l’attenzione e l’accoglienza a favore dei senza dimora. Come ci ha ricordata Papa Francesco nell’Anno Santo tutti siamo chiamati ad offrire più fortemente i segni della presenza e della vicinanza di Dio. Questo non è il tempo per la distrazione, ma al contrario per rimanere vigili e risvegliare in noi la capacità di guardare all’essenziale”.
(Mon. Enrico Feroci)

La Caritas diocesana di Viterbo invita quindi TUTTI ad aprire il proprio cuore a situazioni di particolare disagio e grave emarginazione su cui intervenire nel nostro territorio.

“La sensibilità del cuore è un dono di Dio”

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LE DUE ROSE

La Rosa rossa contro la guerra 
La Rosa bianca contro il nazismo Per la pace e i diritti umani 

Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII) Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, centropacevt@gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/ Numero 18 del 2 gennaio 2016 In questo numero: 1. Possiamo riuscirci 2. Una proposta (con un modello di lettera e alcuni indirizzi utilizzabili)

1. LE ULTIME COSE. POSSIAMO RIUSCIRCI 
Possiamo riuscirci a far recedere il governo dalla folle e illegale decisione di inviare centinaia di soldati a morire assurdamente a Mosul. Possiamo riuscirci a far recedere il governo da una folle e illegale decisione il cui prevedibilissimo risultato sara' di esporre alla morte tanti esseri umani innocenti e di rafforzare vieppiu' l'organizzazione mafiosa e nazista, schiavista e terrorista, totalitaria e onnicida dell'Isis. Possiamo riuscirci a far recedere il governo dal commettere un atto irresponsabile, un atto illecito, un atto insensato, un atto funesto. Possiamo riuscirci: con la forza della verita', con la forza della legalita', con la forza della ragione, con la forza della bonta'. Possiamo riuscirci. Dobbiamo solo deciderci tutti insieme a farlo. Facciamo sentire al governo la nostra voce. Salvare le vite e' il primo dovere. 

2. INIZIATIVE. UNA PROPOSTA (CON UN MODELLO DI LETTERA E ALCUNI INDIRIZZI UTILIZZABILI) 
Facciamo sentire la nostra voce a tutti i ministri ed ai loro principali collaboratori; invitiamoli a recedere da una decisione inammissibile. * Un modello di lettera: Egregi ministri, receda il governo dalla decisione di inviare 450 soldati italiani alla diga di Mosul. Receda il governo da una decisione insensata e illegale che puo' avere conseguenze catastrofiche. Receda il governo dal commettere un tragico errore che puo' costare innumerevoli vite umane. Ascoltate la voce della vostra stessa coscienza. Salvare le vite e' il primo dovere. Distinti saluti. * Alcuni indirizzi di posta elettronica cui scrivere: Presidenza del Consiglio dei Ministri: matteo@governo.it; segreteria.presidente.renzi@governo.it; centromessaggi@governo.it; cerimonialedistato@governo.it; segrcd@governo.it; ufficio_stampa@governo.it; segreteriadelportavoce@governo.it; uscm@palazzochigi.it; ucm@palazzochigi.it; urpdfp@funzionepubblica.it; segreteriacd@protezionecivile.it; ddg@governo.it; info@gioventu.it; urp@serviziocivile.it; info@politicheeuropee.it; riformeistituzionali@palazzochigi.it; segreteria.pariop@governo.it; segreteriacapodipartimento.affariregionali@governo.it; rapportiparlamento@governo.it; diset@palazzochigi.it; dipe.segreteriacd@governo.it; segrgen@governo.it; uci@governo.it; Ministro per gli affari regionali: segreteria.ministrolanzetta@palazzochigi.it; segreteria.fiorentino@governo.it; legislativo.dar@governo.it; ufficiostampa.affariregionali@governo.it; Dipartimento per i rapporti con il Parlamento: p.aquilanti@governo.it; a.sabbatella@governo.it; rapportiparlamentodipartimento@governo.it; rapportiparlamentodipartimentoufficio1@governo.it; rapportiparlamentodipartimentoufficio2@governo.it; rapportiparlamentodipartimentoufficio3@governo.it; Semplificazione e pubblica amministrazione: gabinetto@governo.it; legislativo@governo.it; s.laudisa@governo.it; segreteriasottosegretariorughetti@governo.it; a.damato@governo.it; g.petrelli@governo.it; Affari Esteri: gabinetto@esteri.it; SGUDC@esteri.it; uap@esteri.it; unita.crisi@esteri.it; ufficio.statistica@esteri.it; Interno: gabinetto.ministro@interno.it; caposegreteria.ministro@interno.it; segreteriatecnica.ministro@interno.it; segreteriaufficiostampa@interno.it; ufficiocomunicazione@interno.it; responsabile.pubblicazione@interno.it; Giustizia: callcenter@giustizia.it; redazione@giustizia.it; webmaster@giustizia.it; matteo.bianchi01@giustizia.it; centrocifra.gabinetto@giustizia.it; responsabiletrasparenza.gabinetto@giustizia.it; Difesa: spi@gabmin.difesa.it; udc@gabmin.difesa.it; Economia e Finanze: segreteria.capogabinetto@tesoro.it; alessandro.tonetti@tesoro.it; edoardo.valente@tesoro.it; fabrizio.pagani@tesoro.it; caposegreteria.ministro@tesoro.it; portavoce@tesoro.it; ufficio.stampa@tesoro.it; segreteria.ucd@tesoro.it; segreteria.aiutantedicampo@tesoro.it; segreteria.direttoregabinetto@tesoro.it; segreteria.sica@tesoro.it; legislativo@tesoro.it; legislativo.finanze@tesoro.it; ufficio.stampa@tesoro.it; Sviluppo economico: segreteria.ministro@mise.gov.it; segreteria.capogabinetto@mise.gov.it; segrpanzironi.vcgab@mise.gov.it; barbara.luisi@mise.gov.it; direttore.oiv@mise.gov.it; segreteriatecnica.ministro@mise.gov.it; ufficio.legislativo@mise.gov.it; cons.dip@mise.gov.it; gerardo.orsini@mise.gov.it; Politiche agricole: ministro@mpaaf.gov.it; capogabinetto.segr@mpaaf.gov.it; vicecapodigabinetto1@mpaaf.gov.it; vicecapogabinetto.lasalvia@mpaaf.gov.it; ministro.caposegreteria@mpaaf.gov.it; ministro.segreteria@mpaaf.gov.it; gabinetto.segreteriatecnica@mpaaf.gov.it; segreteria.ufficiostampa@mpaaf.gov.it; ufficiostampa@mpaaf.gov.it; Ambiente: segreteria.capogab@minambiente.it; segreteria.vicecapogab@minambiente.it; cruciani.loredana@minamabiente.it; nardi.franca@minambiente.it; durso.roberto@minambiente.it; calabresi.oriana@minambiente.it; sepe.vittorio@minambiente.it; sciomer.carolina@minambiente.it; segreteria.tecnica@minambiente.it; segr.ufficiostampa@minambiente.it; ufficiostampa@minambiente.it; Infrastrutture e trasporti: segreteria.ministro@mit.gov.it; ivano.russo@mit.gov.it; giada.fazzalari@mit.gov.it; segreteria.decaro@mit.gov.it; cosimo.durante@mit.gov.it; emmanuele.forlani@mit.gov.it; marcello.dicaterina@mit.gov.it; nicola.bonaduce@mit.gov.it; fpaola.anelli@mit.gov.it; mteresa.dimatteo@mit.gov.it; piero.dalessio@mit.gov.it; raffaele.ditrani@mit.gov.it; lucia.falsini@mit.gov.it; ufficio.stampa@mit.gov.it; enrico.seta@mit.gov.it; legislativo.segr@mit.gov.it; antonella.nicotra@mit.gov.it; pietro.gallo@mit.gov.it; oiv@mit.gov.it; cosimo.caliendo@mit.gov.it; alessandro.molinaro@mit.gov.it; giuseppina.zarra@mit.gov.it; aff.internazionali@mit.gov.it; Lavoro e politiche sociali: segrgabinetto@lavoro.gov.it; Patrocini@lavoro.gov.it; ufficioconvegniministro@lavoro.gov.it; segreteriatecnica@lavoro.gov.it; ufficiolegis@lavoro.gov.it; ufficiostampa@lavoro.gov.it; cons.dipl.lavoro@lavoro.gov.it; Salute: segr.capogabinetto@sanita.it; a.camera@sanita.it; segreteriaministro@sanita.it; segr.tecnicaministro@sanita.it; segr.legislativo@sanita.it; ra.dragonetti@sanita.it; ufficiostampa@sanita.it; ufficiostampa@sanita.it; Miur: segreteria.cdg@istruzione.it; segreteria.montesarchio@istruzione.it; segreteria.gargano@istruzione.it; uffstampa@istruzione.it; uffleg.capo@istruzione.it; paolo.sciascia@istruzione.it; e.borelli@istruzione.it; segr.dip.istruzione@istruzione.it; marco.mancini@miur.it; dipprog.segreteria@istruzione.it; segreteria.donghia@istruzione.it; segreteria.reggi@istruzione.it; segreteria.toccafondi@istruzione.it; Beni culturali: gabinetto@beniculturali.it; ufficiolegislativo@beniculturali.it; ministro.segreteria@beniculturali.it; consiglierediplomatico.segreteria@beniculturali.it; ufficiostampa@beniculturali.it; E per opportuna conoscenza: pietro.grasso@senato.it; laura.boldrini@camera.it * 

Grazie dell'aiuto. Salvare le vite e' il primo dovere.

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IN PIAZZA A VITERBO. UN APPELLO A IMPEDIRE UNA TRAGICA FOLLIA DEL GOVERNO

La mattina di sabato 19 dicembre 2015 nella principale piazza del quartiere di Santa Barbara il responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani", Peppe Sini, ha tenuto una conversazione per denunciare la più tragica follia del governo - l'invio di soldati italiani alla diga di Mosul - e sollecitare istituzioni, movimenti democratici e cittadini a chiedere al presidente del Consiglio dei ministri di recedere da essa prima che ne conseguano nuove stragi.

Ieri il responsabile della struttura nonviolenta viterbese aveva già scritto direttamente al capo del governo per invitarlo a non compiere un atto le cui conseguenze possono essere terribili.

La scellerata ed insensata decisione annunciata dal premier di inviare 450 soldati italiani alla diga di Mosul, nel cuore dell'area in cui opera l'organizzazione terrorista e schiavista dell'Isis che proprio a Mosul ha uno dei suoi principali insediamenti, lungi dal contribuire alla sicurezza, aumenta esponenzialmente i rischi di altre stragi, in Iraq e in Siria come anche in Italia.

La strategia dei terroristi (esaminata perfettamente nell'editoriale dell'ultimo volume di "Limes", la miglior rivista di geopolitica italiana) è proprio quella di indurre, con i loro sanguinari attentati e le loro abominevoli violenze, i paesi democratici a commettere alla propria volta stragi ed altre gravissime violazioni dei diritti umani, così da renderli loro simili e loro complici nel delirio di distruzione da cui sono animati.

E purtroppo tanto le guerre euroamericane degli ultimi decenni in Asia e in Africa, quanto gli attuali bombardamenti a tappeto sui territori occupati dall'Isis (bombardamenti di cui sono vittime anche e innanzitutto le popolazioni civili che già subiscono la dittatura terrorista e schiavista dell'organizzazione criminale), sono state e sono un enorme sostegno alla propaganda dell'organizzazione criminale dell'Isis, poiché ad orrore aggiungono orrore, a strage strage, in un sanguinario inabissamento nella disumanità che infine eguaglia tutti i carnefici, tutti i massacratori.

Ben altro occorre fare, e la via è quella indicata dall'Onu con l'ultima risoluzione del Consiglio di sicurezza: l'Italia deve sostenere l'iniziativa dell'Onu ed evitare assolutamente interventi militari nell'area del conflitto.

L'Isis si sconfigge con un'azione di polizia internazionale, ma a tal fine occorre ricostituire la sovranità di ordinamenti giuridici legittimi sull'intero territorio tanto in Iraq quanto in Siria e in Libia (e negli altri paesi africani ed asiatici in cui i gruppi terroristi controllano o effettuano incursioni su vaste aree), e per questo occorre far cessare la guerra e promuovere il disarmo, la smilitarizzazione, il dialogo e la convergenza di tutte le parti disponibili a contribuire a un processo di pace e di ripristino delle infrastrutture amministrative e delle istituzioni legittime, di democratizzazione inclusiva e rispettosa dei diritti umani.

Dispiegare soldati italiani alla diga di Mosul significa fare di loro, della diga e dell'Italia un bersaglio per gli attentati dei terroristi, che assassinando nostri connazionali in armi in Medio Oriente - o compiendo attentati in Italia - presenterebbero, certo menzogneramente ma nondimeno efficacemente, nella loro mostruosa propaganda queste uccisioni come atti di "guerra ai crociati invasori" e ne ricaverebbero un ennesimo vantaggio mediatico e finanche un potenziale incremento del consenso - e una crescita del sostegno finanziario e fin del reclutamento - presso i loro interlocutori di riferimento all'interno di un vastissimo uditorio non immemore delle guerre e delle occupazioni coloniali e neocoloniali, dei crimini imperialisti e razzisti, e degli orrori commessi nelle guerre condotte dall'occidente in Asia e in Africa in questi ultimi decenni.

Totalmente errati e controproducenti sono pertanto gli interventi militari che esporrebbero i soldati italiani a un concreto pericolo sia di essere uccisi che di uccidere; ciò che invece assolutamente occorre è un'azione diplomatica, umanitaria, politica, economica, culturale, di soccorso alle vittime e di sostegno alle esperienze nonviolente di solidarietà, che contrasti il terrorismo con la forza della legalità, della democrazia, dell'azione civile che salva le vite invece di sopprimerle.

Il responsabile della storica struttura nonviolenta viterbese ha concluso il suo discorso riassumendone il senso e il fine in quattro punti.

Primo: non inviare soldati italiani alla diga di Mosul, poiché significherebbe fare di quei soldati, di quella diga, dell'Italia intera un bersaglio privilegiato per nuovi atti terroristici dell'organizzazione criminale stragista e schiavista; atti terroristici che oltretutto verrebbero poi presentati dalla propaganda dell'Isis come atti di guerra "contro i crociati invasori" probabilmente riuscendo a ingannare e sedurre i destinatari della loro azione mediatica, alimentando il reclutamento di altri sicari onnicidi ed estendendo così la propria consistenza e le proprie attività delittuose. Inviare soldati italiani aiuta i criminali dell'Isis.

Secondo: il governo italiano receda pertanto immediatamente da questa folle decisione i cui esiti potrebbero essere terrificanti:

a) vi è infatti il pericolo di una strage di soldati italiani alla diga di Mosul; a seguito della quale peraltro l'Italia rischierebbe anche di trovarsi intrappolata in una delirante escalation di violenza armata che è proprio ciò che i terroristi vogliono;

b) vi è inoltre il pericolo di un attentato esplosivo di proporzioni tali da provocare l'avvio del crollo della diga, e questo causerebbe una catastrofe con un numero incalcolabile di vittime;

c) vi è infine il pericolo di attentati in Italia con gli esiti già visti a Madrid, a Londra, a Parigi, con la possibilità di un immane spargimento di sangue e un ulteriore avvitarsi della spirale della violenza.

E' quindi del tutto evidente ad ogni persona ragionevole che la decisione governativa di inviare soldati italiani alla diga di Mosul è la pazzia delle pazzie, un azzardo che può costare un'ecatombe di vite umane.

Terzo: l'intero popolo italiano faccia dunque sentire la sua voce al governo e chieda l'immediata revoca di quella decisione; in tutta Italia si organizzino incontri di informazione, di coscientizzazione, di mobilitazione per invitare il governo a revocare quella stoltissima e sciaguratissima decisione; in tutta Italia singole persone, associazioni e movimenti democratici, le istituzioni dai Comuni al Parlamento si esprimano e persuadano il governo a tornare alla ragione, alla prudenza, alla saggezza, al rispetto per la vita.

Quarto: il primo dovere di un governo democratico, di uno stato di diritto, è infatti rispettare, proteggere, salvare le vite. Il governo italiano non invii nessun soldato alla diga di Mosul. L'Italia sostenga piuttosto l'iniziativa dell'Onu e si adoperi per far cessare la guerra in Siria, indispensabile prerequisito per avviare l'azione di polizia internazionale che sola può contrastare e sconfiggere l'organizzazione criminale, terrorista e schiavista dell'Isis; l'Italia intensifichi l'impegno umanitario di soccorso alle vittime e di promozione della pace, del disarmo, della smilitarizzazione dei conflitti.

Allegato in calce il testo di tre lettere inviate dal responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" al presidente del Consiglio dei ministri in queste ultime settimane dopo il massacro di Parigi per invitarlo a non agire stoltamente secondo la volontà dei terroristi stragisti, ed a scegliere invece di percorrere la via della pace e dei diritti umani, della legalità e della democrazia, della nonviolenza che a tutti i crimini si oppone e salva le vite.

Alcuni dati di fatto

Credo che alcuni dati di fatto siano ormai evidenti a chiunque:

- le guerre che hanno devastato e destrutturato alcuni stati - dalla prima guerra del Golfo ad oggi - hanno creato le condizioni per l'affermarsi, l'estendersi e il radicarsi di organizzazioni criminali di inaudita ferocia;

- i bombardamenti a tappeto che diversi stati eseguono da anni senza soluzione di continuità sui territori e sulle popolazioni cui l'Isis ha imposto la sua dominazione schiavista, terrorista e genocida non solo non hanno sconfitto l'organizzazione criminale, ma ne hanno rafforzato la propaganda;

- i governi di alcuni paesi democratici continuano sciaguratamente ad essere complici e protettori di regimi e potentati che in vario modo sostengono - finanziandole ed armandole, e finanche fiancheggiandole militarmente - le organizzazioni terroriste;

- pensare di contrastare il terrorismo con la guerra è una triplice assurdità: in primo luogo perché la guerra è essa stessa terrorismo e stragismo portati all'estremo; in secondo luogo perché aggiungendo stragi a stragi essa favorisce la propaganda e il reclutamento da parte delle organizzazioni terroriste; in terzo luogo perché con essa gli stati stessi divengono organizzazioni terroriste e stragiste.

Alcune cose che occorre fare

Che fare dunque per far cessare i massacri, per recare soccorso agli innocenti, per arrestare i criminali?

Alcune cose sono talmente evidenti che è fin troppo facile elencarle:

- occorre far cessare la guerra in Siria, ed a tal fine occorre promuovere un accordo tra il governo di Damasco e tutte le opposizioni - civili e militari - disponibili a una trattativa che miri a ripristinare un ordinamento giuridico statuale sull'intero territorio ed a realizzare uno stato di diritto, democratico e rispettoso dei diritti umani;

- occorre far cessare il caos negli altri paesi in cui regimi e milizie si fronteggiano nella destrutturazione degli ordinamenti giuridici inabissandosi nella barbarie, ed a tal fine occorrono adeguati interventi diplomatici, politici ed economici, forti azioni umanitarie di soccorso alle popolazioni e di ricostruzione delle infrastrutture civili, rilevante presenza di corpi civili di pace, un'opera di disarmo generalizzato;

- occorre far cessare il traffico di armi: meno armi sono disponibili, più vite umane si salvano; meno armi sono disponibili, più i conflitti si smilitarizzano e si civilizzano; meno armi sono disponibili, più cresce il rispetto della dignità umana, la fiducia nei rapporti sociali, la democrazia;

- occorre far cessare tutti gli interventi di carattere bellico per poter avviare un'azione di polizia contro i criminali assassini: guerra ed azione di polizia (anche internazionale) sono incompatibili;

- occorre che i criminali assassini appartenenti alle organizzazioni terroriste siano catturati, processati e condannati secondo gli standard legali internazionalmente accettati, nel rispetto dei diritti umani inerenti ad ogni essere umano.

Non sono cose facili, la situazione è complessa e resa assai instabile da molti fattori e molte dinamiche, non esistono soluzioni semplici ed immediate, ma proprio per questo occorre iniziare subito ad operare nella giusta direzione: la direzione della pace e dei diritti umani, del salvare le vite come primo dovere comune dell'umanità intera.

La scelta di fondo

Non mi nascondo e non le nascondo che in queste proposte e in questo ragionamento sono implicate scelte etiche e politiche, necessariamente concrete e coerenti, assai impegnative, ed a mio parere assolutamente ineludibili: in primo luogo l'urgente necessità del disarmo e della smilitarizzazione dei conflitti e delle relazioni a livello globale (con le sue ovvie conseguenze: lo scioglimento delle alleanze militari belligene; la progressiva e drastica riduzione delle spese militari ed il connesso trasferimento delle risorse verso strutture e interventi di pace e di solidarietà - la difesa civile non armata e nonviolenta, i corpi civili di pace, l'azione umanitaria, la cooperazione internazionale...).

Per dirla in breve: scegliere la nonviolenza come unica politica adeguata.

Alla nonviolenza infatti ci invitano le menti e le esperienze più luminoso del nostro tempo.

Ed alla nonviolenza ci invita il filo conduttore, la "corrente calda", della Costituzione della Repubblica Italiana quando nei suoi "principii fondamentali" vincola lo stato italiano alla difesa dei diritti umani, all'accoglienza delle persone oppresse, al ripudio della guerra.

Lei che ha studiato la figura e l'opera di Giorgio La Pira, che proviene da quella Firenze in cui assai vivo è tuttora il magistero di Ernesto Balducci e di Lorenzo Milani e di tante altre insigni figure di educatori alla pace, e che ha espresso vivo consenso all'impegno di pace dell'attuale pontefice cattolico, ha l'opportunità in virtù del suo rilevante incarico pubblico - ed alla luce di un profondo esame di coscienza - di dare una svolta alla politica italiana nello scenario internazionale scegliendo finalmente la pace e la nonviolenza, adoperandosi quindi per il bene comune dell'umanità in un mondo ormai unificato.

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GLOBAL CLIMATE MARCH ROMA 2015

Cari incredibili avaaziani, a Roma e non solo, Il governo francese ha appena annunciato che l’enorme marcia che avevamo in programma a Parigi il 29 Novembre dovrà essere cancellata: la sicurezza in città è ancora a rischio. Dopo la violenza e le sofferenze dei giorni scorsi, per i membri della nostra comunità e per i cittadini di Parigi questa notizia è devastante. 

Nelle scorse settimane si erano presentati a centinaia, numeri mai visti prima, come volontari per la marcia, con un entusiasmo enorme. Ma se a Parigi non potranno marciare per il nostro Pianeta, a Roma possiamo farlo. Possiamo dimostrare all’ISIS che zittire alcuni di noi renderà il resto del mondo ancora più determinato a marciare con una voce ancora più forte. Perché siamo un unico popolo su un unico Pianeta, impegnato in una sfida per salvare tutto ciò che amiamo. 

Il 29 Novembre ci troveremo a Piazza Farnese alle 14, marceremo fino ai Fori Imperiali da dove faremo sentire la nostra voce a tutto il mondo, collegati in diretta con le altre grandi capitali e sui maxischermi di Parigi, con un grande concerto per il clima, il Pianeta, la pace e tutto quello che più amiamo. 

Il giorno dopo la Marcia, inizia a Parigi il più importante vertice sul clima del decennio. Dobbiamo fare in modo che la voce dei popoli del mondo sia sentita e ascoltata dentro quelle stanze. I negoziati stanno andando nella direzione giusta ma Paesi come l’India e l’Arabia Saudita proveranno in ogni modo a bloccare l’accordo globale. Ci serve una mobilitazione di massa che chieda un mondo alimentato al 100% da energie pulite, per contrastare chi boicotta l’accordo e sostenere chi è a favore. Parigi era l'evento più grande ed è stato cancellato, ma ce ne sono ancora più di 2000 in programma in tutto il mondo e il nostro obiettivo non è cambiato: organizzare la più grande marcia per il clima di sempre. Ancora una volta, le azioni di pochi minacciano il bene comune di tutti noi. Ma è proprio questo il momento di non lasciarsi intimidire e farsi avanti. L’umanità è imperfetta, ma noi possiamo essere una luce brillante in questo periodo buio e angosciante. Il 29 Novembre quella luce deve essere più forte che mai.

La lotta contro il cambiamento climatico non significa solo impedire un lieve aumento del livello del mare o qualche tempesta in più all’anno. Gli scienziati non sanno più come dircelo: stiamo giocando con forze più grandi di noi, punti di rottura oltre i quali il nostro fragile ecosistema potrà andare incontro a cambiamenti improvvisi e imprevedibili, incontrollabili. Cambiamenti che metteranno a rischio la sopravvivenza stessa dell’umanità. Fa riflettere come proprio nel momento in cui tutti insieme ci uniamo per affrontare questa sfida, forze ormai appartenenti al passato cerchino in ogni modo di impedircelo, seminando violenza e divisioni. 

Questo è il momento di dimostrare chi siamo con tutto l’amore e la speranza di cui siamo capaci per salvare tutto ciò che ci sta a cuore. 

Con speranza, determinazione e gratitudine, Francesco, Riccardo, Luca, Ricken, Alice, Emma e tutto il team di Avaaz. 

CI SARAI ANCHE TU?

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Chiediamo l'indagine indipendente sul bombardamento dell'ospedale MSF di Kunduz

Nelle prime ore del mattino del 3 ottobre, un aereo da combattimento statunitense ha ripetutamente bombardato un ospedale di Medici Senza Frontiere a Kunduz, nel nord dell’Afghanistan. Gli attacchi hanno ucciso 22 persone – 12 operatori di MSF e 10 pazienti – e ferito circa 40 tra pazienti e staff dell’organizzazione. L’ospedale stesso è stato distrutto, privando centinaia di migliaia di persone della possibilità di ricevere cure traumatologiche d’urgenza.

I sopravvissuti parlano di un’esperienza spaventosa. Oltre a questo, attaccare un luogo protetto come un ospedale è una grave violazione del Diritto Internazionale Umanitario e delle Convenzioni di Ginevra. Le esatte coordinate GPS dell’ospedale di MSF a Kunduz, inaugurato quattro anni fa, erano state comunicate alle autorità americane e afghane a Washington e a Kabul nei giorni precedenti al bombardamento, e al momento dell’attacco l’ospedale ospitava circa 200 persone tra pazienti e personale medico.

Gli Stati Uniti, la NATO e il governo afghano hanno avviato delle indagini, ma è impossibile aspettarsi che le parti coinvolte nel conflitto portino avanti accertamenti indipendenti e imparziali su fatti che li vedono direttamente coinvolti.

È per questa ragione, in nome dei nostri colleghi e pazienti uccisi e feriti  – e per tutti i nostri operatori e pazienti nel mondo – che MSF ha chiesto l’avvio di un’indagine internazionale indipendente sugli eventi del 3 ottobre da parte della Commissione d’Inchiesta Umanitaria Internazionale (IHFFC), l’unico organo permanente specificamente istituito per indagare sulle violazioni del Diritto Internazionale Umanitario.

Ora che l’appello per mobilitare l’IHFFC ha ricevuto risposta,chiediamo agli Stati Uniti e all'amministrazione Obama di dare il proprio consenso all’investigazione dell’IHFFC sul bombardamento dell’ospedale di Kunduz, passaggio indispensabile perché possa essere avviata una ricerca davvero imparziale della verità.

FIRMA ORA!

Firmando questa petizione, puoi aggiungere la tua voce a questi appelli e chiedere che le parti di questo conflitto – e le parti in conflitto in tutto il mondo – rispettino gli statuti del Diritto Internazionale Umanitario e le Convenzioni di Ginevra.

Garantire che le strutture sanitarie siano spazi neutrali e protetti dipende da questo. Senza il riconoscimento di questi principi, MSF e le altre organizzazioni umanitarie non potrebbero lavorare in zone di conflitto e in altre aree in cui dilaga la violenza. Non potremmo fornire le cure mediche di cui così tante persone hanno così disperatamente bisogno.

Ecco perché il nostro appello non riguarda solo Kunduz e non riguarda solo gli Stati Uniti. È diretto a tutte le nazioni e a tutte le parti in conflitto, ed è un’opportunità per tutti per riaffermare il proprio impegno nei confronti del Diritto Internazionale Umanitario, riaffermare il diritto di organizzazioni come la nostra di fornire cure mediche in modo indipendente e imparziale nelle zone di conflitto, e riaffermare il tentativo di portare un po’ di umanità anche nelle peggiori circostanze, ora e in futuro.

Aggiungi la tua voce – e chiedi alle persone che conosci di aggiungere la loro – al nostro appello agli Stati Uniti e all’amministrazione Obama, affinché diano il consenso all’investigazione dell’IHFFC sull’attacco contro l’ospedale di Kunduz. Perché anche le guerre hanno delle regole.

#independentinvestigation

Per firmare la petizione CLICCA QUI!  

"LE BOMBE UCCIDONO NEL SONNO"
INTERVENTO DI ANDREA, MEDICO SENZA FRONTIERE A KABUL:

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CAMPAGNA CONTRO LE ARMI NUCLEARI

Sono passati 70 anni esatti dalle bombe atomiche che distrussero Hiroshima e Nagasaki. Fare memoria in modo sincero e serio per noi significa impegnarci, perché riguardo alle atomiche vengano prese dagli Stati decisioni concrete, non solo firmati documenti. I fatti nel presente non sono incoraggianti.

Per quanto concerne l’Italia siamo sconcertati per le notizie riguardo l’ammodernamento delle bombe atomiche B-61 di proprietà statunitense, dislocate in due basi sul territorio italiano, Ghedi (BS) e Aviano (PN). Sappiamo della loro presenza da alcuni anni, ma solo negli ultimi tempi è diventato sempre più certo il progetto per ammodernarle, trasformandole da bombe a gravità, in bombe con un sistema autonomo di guida direzionale. E ciò che più sgomenta è la spiegazione che ci viene dai portavoce militari USA: l’ammodernamento delle bombe nucleari B-61 è necessario affinché possano essere caricate sui nuovi F-35 Joint Strike Fighter.

Proprio in questo 70° anniversario vogliamo dire con forza che l’Italia non può dotarsi di armi nucleari. Non può perché la sua vocazione alla pace e i principi sanciti dalla Costituzione le impediscono di armarsi per atti di guerra di aggressione; e le bombe nucleari non servono per la difesa. Tanto più che l’Italia ha sottoscritto impegni internazionali, quali il Trattato di Non Proliferazione, che le vietano,in modo assoluto, di dotarsi di bombe atomiche!

 

 

Dunque chiediamo anche a voi di sottoscrivere 3 richieste per il Governo Italiano

1)    Chiediamo al Governo Italiano di escludere con chiarezza l’acquisizione di aerei F-35 con capacità nucleare

2)    Chiediamo al Governo italiano di riflettere sul grande movimento che sta nascendo attorno alla Solenne Promessa (il Pledge) del Governo dell’Austria e di aderirvi. Un’iniziativa che è pienamente in sintonia con la vocazione multilaterale e con l’ideale etico del nostro Paese. Chiediamo all’Italia di unirsi agli ormai 117 Stati (al 16 settembre) che lo hanno sottoscritto, cioè circa il 60% dei membri dell’ONU.

3)    Chiediamo al Governo Italiano un atto di solidarietà nei confronti della Repubblica delle Isole Marshall che ha presentato ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia contro le nove potenze dotate di armi nucleari. Le Isole Marshall, un piccolo Stato con 70.000 abitanti, furono usate per 12 anni dagli Stati Uniti come un poligono militare dove sperimentare le loro bombe atomiche sempre più grandi e potenti! Rivolgendosi alla Corte Internazionale, le Isole Marshall hanno dimostrato di credere nella forza del diritto: non per ottenerne qualche risarcimento, ma per il bene dell’umanità, chiedono alla Corte di giudicare se le potenze nucleari abbiano ottemperato agli obblighi di negoziare in buona fede un accordo che porti rapidamente al disarmo nucleare totale.

ADERISCI

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SIAMO TUTTI NIGERIANI


  
Le stragi commesse in Nigeria dall'organizzazione terrorista "Boko
Haram" convocano l'umanità  intera ad esprimere una concreta e
adeguata solidarietà  alla popolazione vittima di tanta violenza, di
tale orrore.
Così come abbiamo espresso la doverosa solidarietà alle vittime
degli attentati di Parigi occorre esprimere altrettanta solidarietà
alle vittime dei massacri in Nigeria, che si consumano nell'effettuale
indifferenza della comunità  internazionale, dell'opinione pubblica,
della società civile globale.
La vita di ogni essere umano ha un valore infinito. Indipendentemente
dal luogo in cui vivono o dalle loro caratteristiche individuali,
tutti gli esseri umani sono eguali in diritti, tutti gli esseri umani
hanno diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà.
Non sono ammissibili ambiguità e reticenze, strabismi e ipocrisie;
non e' ammissibile l'indifferenza nei confronti della guerra e del
terrorismo, nei confronti del razzismo, nei confronti del maschilismo.
Non e' ammissibile la perversione per cui alcune morti contano ed
altre no, alcuni omicidi ci indignano ed altri no, alcune stragi
suscitano il nostro orrore ed altre no. Non è mai ammissibile la
complicità con le stragi e gli omicidi; indipendentemente da chi ne
sia l'autore e dai pretesti con cui pretende ammantare i suoi atti
scellerati, un omicidio e' sempre un crimine, una strage e' sempre un
crimine, una guerra e' sempre un crimine. Nulla giustifica mai questo
estremo atto antiumano: uccidere una persona.
Contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni, contro tutte
le oppressioni bisogna impegnarsi, con la forza della verità, con la
scelta della nonviolenza, con la solidarietà che ogni essere umano
riconosce e raggiunge.
Dinanzi all'orrore occorre provare empatia con le vittime, occorre
sentire che una e' l'umanità; ed occorre agire: con le straordinarie
possenti risorse messe a disposizione dell'umanità dalla nonviolenza.
La commozione deve tradursi in aiuto reale per salvare le vite:
occorrono interventi umanitari, sostegno alle comunità locali,
dispiegamento di risorse in grado di garantire la vita e la sicurezza
nelle città e nelle campagne. Ed occorre un impegno reale di pace e
disarmo; di promozione della solidarietà e della cultura della
solidarietà; del rispetto, del riconoscimento, della condivisione e
dell'aiuto reciproco; un impegno in primo luogo di difesa delle
bambine e dei bambini, e di promozione dei diritti umani di tutti gli
esseri umani, del diritto alla vita, allo studio, alla salute,
all'assistenza, a un ambiente vivibile, alla casa, e a un lavoro degno
per gli adulti.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Vi e' una sola umanità in un unico pianeta casa comune dell'umanità
intera.
Solo la nonviolenza può salvare l'umanità.
Siamo tutti nigeriani.

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i
diritti umani" di Viterbo

Viterbo, 13 gennaio 2015

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Ultimo appello per Asia Bibi!



Dopo cinque rinvii questo giovedì, 16 ottobre, ha avuto luogo il processo ad Asia Bibi presso la Corte di Appello di Lahore (Pakistan)
.

Come riportato dagli avvocati di Asia Bibi, al momento delle arringhe della difesa e dell'accusa diversi sacerdoti islamici si sono presentati in aula.

Può un tribunale di un paese islamico giudicare con indipendenza, neutralità e obiettività alla presenza intimidatoria di 20 mullah? E' possibile l'indipendenza giudiziaria in un paese che non fa distinzione tra diritto civile e diritto religioso quando i '”guardiani della fede” supervisionano un processo?

 Nel caso di Asia Bibi sono state violate tutte le garanzie. Non ha avuto il diritto a un giusta sentenza, dato che il potere religioso ha "supervisionato" il processo. Non ha nemmeno avuto la possibilità di difendere la propria innocenza davanti ad accuse false. E poi, in terzo luogo, la mera esistenza della legge sulla blasfemia in Pakistan presuppone una grave violazione del diritto fondamentale alla libertà religiosa.

 La famiglia di Asia Bibi ha detto che farà appello alla Corte Suprema, la più alta istanza giudiziaria. Ma visto quello che è successo nella Corte d'Appello non si può essere ottimisti. E' arrivata l'ora della diplomazia. E gli Stati Uniti d'America hanno molto da dire.

 I missionari e le ONG che lavorano in Pakistan sanno che il governo non farebbe mai nulla che possa disturbare gli Stati Uniti. Per questo motivo la cosa più utile da fare in questo momento è scrivere all'ambasciata e chiedere loro di mobilitarsi, di scatenare tutta la strategia diplomatica per liberare Asia Bibi.

 Firmando questa petizione, invierai una e-mail all'ambasciatore americano in Pakistan, Richard Olson. E' la nostra ultima speranza.

 

Per firmare la petizione, clicca qui

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… Estremo appello ai Presidenti della Camera e del Senato ...

Un appello ai Presidenti della Camera e del Senato affinché il Parlamento si opponga a un atto illegale annunciato dal Governo

Egregia Presidente della Camera dei Deputati,
egregio Presidente del Senato della Repubblica,
ed egregio Presidente del Consiglio dei Ministri, egregi ministri, deputati e senatori ed egregio Presidente della Repubblica cui inviamo questa lettera per opportuna conoscenza,

vorremmo sollecitare il tempestivo impegno dei Presidenti delle due Camere in cui si articola l'organo legislativo del nostro ordinamento istituzionale affinché il Parlamento si opponga a un atto illegale annunciato dal Governo, ovvero la fornitura di armi a milizie belligeranti in aree di conflitto.

Questa decisione governativa è palesemente contra legem.

1. Parte prima. Avverso una decisione illegalI

1.1. Leggiamo nella Costituzione della Repubblica Italiana che "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo" e che "L'Italia ripudia la guerra": armare milizie irregolari in un'area di conflitto dispiegato dove le stragi sono da anni in corso (area che coinvolge ben due stati, ambedue fortemente destrutturati da guerre recenti ed attuali, ed in cui follemente sono state armate milizie irregolari fuori di ogni controllo e di ogni legalità che oggi praticano terrorismo e violenze di massa) significa cooperare in modo decisivo alla commissione di omicidi e stragi, in flagrante contrasto con l'art. 2 e con l'art. 11 della Costituzione.

1.2. Leggiamo nel Codice Penale che "Chiunque cagioni la morte di un uomo è punito con la reclusione...": armare milizie irregolari in un'area di conflitto dispiegato dove le stragi sono da anni in corso significa cooperare in modo decisivo alla commissione di omicidi e stragi, in flagrante contrasto con l'art. 575 e l'art. 422 del Codice Penale.

1.3. Leggiamo nella Legge 9 luglio 1990, n. 185, recante "Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento":

- all'art. 1, comma 1: "L'esportazione, l'importazione e il transito di materiale di armamento nonché la cessione delle relative licenze di produzione devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell'Italia. Tali operazioni vengono regolamentate dallo Stato secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". L'evidente contrasto con i princìpi costituzionali sopra richiamati vieta pertanto di armare milizie irregolari in un'area di conflitto dispiegato dove le stragi sono da anni in corso.

- All'art. 1, comma 5: "L'esportazione ed il transito di materiali di armamento, nonché la cessione delle relative licenze di produzione, sono vietati quando siano in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell'Italia e con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato, della lotta contro il terrorismo e del mantenimento di buone relazioni con altri Paesi, nonché quando manchino adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali". E' del tutto evidente che nel caso di specie si verificano precisamente sia il "contrasto con la Costituzione", sia la mancanza di "adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali", poiché le armi verrebbero consegnate a milizie irregolari in un'area di conflitto dispiegato dove le stragi sono da anni in corso.

- All'art. 1, comma 6, lettera a: "L'esportazione ed il transito di materiali di armamento sono altresì vietati verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell'Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere". Anche in questo caso il Governo non può aggirare il divieto, poiché la lettera a del comma 6 dell'art. 1 della legge 185/1990 è in aggiunta (di qui l'espressione "altresì") e non in sostituzione di quanto già definito nei summenzionati commi 1 e 5, e pertanto nella situazione in esame il Consiglio dei Ministri non può deliberare contra legem "per la contradizion che nol consente".

- Né ci troviamo qui nella casistica prevista al comma 9 del medesimo art. 1 della medesima legge poiché i destinatari ed utilizzatori delle armi non sono forze armate o di polizia regolari e non costituiscono articolazioni statuali, bensì sono mere milizie irregolari con le quali a fortiori uno Stato di diritto, uno Stato costituzionale democratico come l'Italia, non può intrattenere relazioni bilaterali o negozi giuridici.

Pertanto anche alla luce della legge 185/1990 è palesemente illegale armare milizie irregolari in un'area di conflitto dispiegato dove le stragi sono da anni in corso.

1.4. Leggiamo infine nel Trattato recepito dall'Italia con la Legge 4 ottobre 2013, n. 118, "Ratifica ed esecuzione del Trattato sul commercio delle armi, adottato a New York dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 2 aprile 2013":

- all'art. 6 : "Nessuno Stato Parte autorizzerà il trasferimento di armi se tale trasferimento è suscettibile di violare obblighi derivanti da misure adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite" (comma 1), o anche "se tale trasferimento è suscettibile di violare obblighi internazionali ai sensi degli accordi internazionali di cui è Parte, in particolare per quanto riguarda il trasferimento o il traffico illecito di armi convenzionali" (comma 2); o infine "che le armi possano essere utilizzate per la commissione di (...) attacchi diretti a obiettivi o soggetti civili" (comma 3). Orbene, non vi è dubbio che armare milizie irregolari in un'area di conflitto dispiegato implica esattamente le fattispecie summenzionate.

- All'art. 7 si aggiunge che: "Se l'esportazione non è proibita dall'art. 6, ciascuno Stato Parte esportatore (...) dovrà valutare (...) se le armi (...): a) possano contribuire a minacciare la pace e la sicurezza; b) possano essere utilizzate per commettere una grave violazione del diritto umanitario internazionale (...)", ed in tali casi "qualora vi sia un rischio preponderante di una delle conseguenze negative previste (...) lo Stato Parte esportatore non autorizzerà l'esportazione". Se ne evince che anche se la situazione de quo non rientrasse in quanto previsto dall'art. 6 (ed è invece incontrovertibile che vi rientra), la fornitura di armi sarebbe comunque proibita in quanto è flagrante la presenza di "un rischio preponderante di una delle conseguenze negative previste" (ed invero non solo di "un rischio", bensì della certezza).

Pertanto anche alla luce del Trattato recepito con la legge 118/2013 è palesemente illegale armare milizie irregolari in un'area di conflitto dispiegato dove le stragi sono da anni in corso.

1.5. E' pertanto inequivocabile, stando alla lettera e allo spirito delle singole disposizione normative citate, ed a maggior ragione per il combinato disposto di esse, che la decisione del Governo italiano di inviare armi a milizie irregolari in un'area di conflitto dispiegato (area che - ripetiamolo ancora una volta - coinvolge ben due stati, ambedue fortemente destrutturati da guerre recenti ed attuali, ed in cui follemente sono state armate milizie irregolari fuori di ogni controllo e di ogni legalità che oggi praticano terrorismo e violenze di massa) è palesemente contra legem e quindi inammissibile sotto ogni punto di vista.

Vi preghiamo pertanto di adoperarvi affinché il Parlamento, titolare del potere legislativo, impedisca che il Governo compia un atto illegale dagli esiti omicidi e stragisti.

2. Parte seconda. Per un intervento costruttivo

2.1. Naturalmente vi preghiamo di adoperarvi altresì affinché il Parlamento e il Governo italiano si impegnino al fine di sostenere l'invio in quell'area di una ingente forza d'interposizione dell'Onu, l'invio di aiuti umanitari adeguati, la creazione di corridoi umanitari, la difesa, accoglienza ed assistenza delle vittime in fuga, un'azione politica e diplomatica come normata dal diritto internazionale e finanche un'azione di polizia internazionale da parte dell'Onu qualora ne ricorrano le specifiche condizioni.

2.2. Ed altrettanto ovviamente vi preghiamo di adoperarvi anche affinché il Parlamento e il Governo italiano si impegnino al fine di sostenere il disarmo, la cessazione dei conflitti armati e delle violenze, il rispetto dei diritti umani e il ripristino della legalità: a tal fine gli interventi militari e le forniture di armi sono del tutto controproducenti, come l'esperienza ha tragicamente dimostrato; occorre invece promuovere nelle aree di conflitto processi de-escalativi della violenza e riconciliativi, sostenendo materialmente le popolazioni, ricostruendo le infrastrutture civili e promuovendo la convivenza e la sicurezza, la legalità e la democrazia, in modo adeguato e coerente: a tal fine la cosa più necessaria ed urgente è il disarmo, in primo luogo ovviamente delle organizzazioni criminali (che vanno naturalmente perseguite ai sensi di legge con interventi di polizia), ma più in generale di tutte le parti belligeranti. La guerra non è la soluzione, ma il problema; il disarmo è la via da percorrere; l'aiuto umanitario è l'unico strumento adeguato per ricostruire ciò che guerra, dittature e terrorismo hanno devastato, e quindi per favorire la legalità rispettosa dei diritti umani, la pace che salva le vite, la civile convivenza orientata alla giustizia ed alla solidarietà.

Per tutto quanto precede vi preghiamo pertanto, in conclusione, di adoperarvi affinché:
- l'Italia invii massicci e adeguati aiuti umanitari alle popolazioni dell'area, la cui distribuzione non sia affidata a parti in conflitto ma ad organismi internazionali umanitari di provata affidabilità;
- l'Italia si impegni affinché nell'area irachena intervenga una adeguata forza di interposizione dell'Onu, e si rafforzi consistentemente la forza di interposizione dell'Onu nell'area siriana;
- l'Italia si impegni per la cessazione della fornitura di armi alle parti belligeranti e per la cessazione degli interventi armati i cui esiti stragisti sono del tutto manifesti e del tutto inammissibili;
- l'Italia si opponga alla folle e criminale proposta statunitense di promuovere una ulteriore escalation della guerra in Medio Oriente;
- l'Italia si disponga ad una politica internazionale di pace, di disarmo, di smilitarizzazione dei conflitti, di promozione del rispetto dei diritti umani; una politica internazionale coerente con la Costituzione della Repubblica Italiana, con la Carta delle Nazioni Unite, con la Dichiarazione Universale dei Diritti umani, con il diritto delle genti e con il sentire di ogni essere umano.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà.
Vi è una sola umanità in un unico pianeta casa comune dell'umanità intera.
Solo il disarmo salva le vite.

Confidando nel vostro tempestivo intervento, vogliate gradire distinti saluti,

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani"

Viterbo, 8 settembre 2014

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Gaza: aiuti Caritas per 16.000 persone 

La Caritas sta organizzando aiuti per 16.000 persone. In una prima fase si occuperà di fornire medicine, quasi esaurite, lenzuola e gasolio per l’elettricità per curare circa 6.000 feriti. Il numero è in costante ascesa e il supporto sanitario di Caritas andrà ai 4 ospedali pubblici di Gaza, Beit Hanoun, Kamal Edwan Al Shifa e Al Ahli, oltre che al Centro sanitario e alla clinica mobile della stessa Caritas Gerusalemme.   Tra le tante emergenze si cercherà di dare anche sostegno psico-sociale, soprattutto ai bambini feriti, la pagina più dolorosa di questo ignobile conflitto. Successivamente è prevista la distribuzione di viveri e kit igienici secondo le necessità. Tutta l’azione avviene in coordinamento  con le autorità locali, la Mezzaluna Rossa, e le Agenzie delle Nazioni Unite (WHO, WFP e UNRWA) per garantirne la massima efficacia. Per proseguire nei prossimi sei mesi gli interventi avviati occorre oltre un milione di euro. 
segue
 
Fermiamo la guerra a Gaza

L'Italia e l'Europa hanno il dovere di fermare la guerra a Gaza. Lo possono e lo debbono fare agendo con intelligenza e determinazione nell'interesse superiore dei diritti umani, della sicurezza internazionale, della giustizia e della pace. L'Italia, che vanta ottime relazioni sia con Israele che con i palestinesi, può fare molto. Ma deve cambiare: smettere di essere di parte, assumere un ruolo attivo, propositivo e progettuale. Nel Mediterraneo, in Europa e all'Onu. L'Italia deve essere consapevole dei suoi limiti ma anche delle sue risorse, della sua prossimità e delle sue responsabilità. Cominciamo subito: mobilitiamoci per fermare le armi, chiediamo al Consiglio, alla Commissione e al Parlamento Europeo di agire immediatamente, riconosciamo alla Palestina lo status di osservatore all'Onu, smettiamo di vendere armi a Israele e in Medio Oriente e chiediamo all'Europa di fare altrettanto. L'inazione degli altri non può più giustificare la nostra.  >>>Continua


Marcia Internazionale per la Pace in Albania

 

22 GIUGNO - 1 LUGLIO 2014

 

Bajram Curri - Tirana

 

La gjakmarrja (vendetta di sangue) è un fenomeno estremamente lesivo dei Diritti Fondamentali degli esseri umani, a partire dal più importante, quello alla VITA!
Tale pratica mina, inoltre, l’unità, la stabilità e il futuro di tutta l'Albania.
Il suo superamento può avvenire solo attraverso la promozione di una cultura di Pace e nonviolenza che favorisca sia percorsi di riconciliazione tra le famiglie in vendetta, sia percorsi di riconciliazione collettiva: i cittadini albanesi non dovranno mai più sentire la necessità di farsi giustizia da soli, perché lo Stato sarà presente e in grado di tutelare i loro Diritti!

Per fare questo è indispensabile la mobilitazione della Società Civile nazionale (in primo luogo) ed internazionale,


PERTANTO

Chiediamo alle Istituzioni albanesi, sottoscrivendo questo appello, di impegnarsi:

  • a dotare il Paese di un Sistema giuridico/istituzionale adeguato a sostenere un processo di superamento del fenomeno;
  • ad applicare immediatamente la legge 9389 del 4/5/2005 per la creazione e il funzionamento del Consiglio di coordinamento per la lotta contro le “vendette di sangue”, previsto dalla stessa;
  • a rendere certa la pena per quanti si macchieranno di crimini legati alle “vendette di sangue”;
  • a promuovere una cultura di Pace e rispetto dei Diritti Umani, prima di tutto il diritto alla Vita.


Come attori della Società Civile (singoli o associati) nazionale ed internazionale, sottoscrivendo questo appello, ci impegniamo:

  • a non usare la violenza in caso di conflitto e a rispettare sempre la vita umana;
  • a promuovere tra i nostri associati/amici/parenti la prassi della risoluzione nonviolenta dei conflitti e della riconciliazione;
  • a ricordare le vittime di ogni violenza, della gjakmarrjes e hakmarrje;
  • a diffondere la storia e le esperienze delle persone che al posto della vendetta hanno scelto di riconciliarsi perdonando;
  • a sostenere la creazione in Albania di un movimento popolare che promuova la cultura della vita, del rispetto dell’altro e della riconciliazione (pajtimi) e che sensibilizzi le Istituzioni locali affinché garantiscano il rispetto e la promulgazione delle norme tese a contrastare il fenomeno delle “vendette di sangue”.

 

SOTTOSCRIVI L'APPELLO
(ANCHE SE NON POTRAI PARTECIPARE FISICAMENTE ALLA MARCIA)


INVIA UNA EMAIL A: albania@operazionecolomba.it CON SCRITTO:
Nome - Cognome - aderisce all'appello per la vita contro le "vendette di sangue" in Albania.

 

Per maggiori informazioni (modalità di partecipazione, percorso, adesioni...):
www.operazionecolomba.it/marciapaceinalbania

APPELLO IN ALBANESE: clicca qui.

 

25 APRILE 2014: ARENA DI PACE E DISARMO

 

La guerra è il suicidio dell'umanità (Papa Francesco)

Solo la nonviolenza ci salverà (Mahatma Gandhi)

 

 

25 aprile 2014, all'Arena di Verona, una giornata di resistenza e liberazione.

La resistenza oggi si chiama nonviolenza.

La liberazione oggi si chiama disarmo.

 

 

L'Italia ripudia la guerra, ma noi continuiamo ad armarci.

Crescono le spese militari, si costruiscono nuovi strumenti bellici.

Il nostro Paese, in piena crisi economica e sociale, cade a picco in tutti gli indicatori europei e internazionali di benessere e di civiltà, ma continua ad essere tra le prime dieci potenze militari del pianeta, nella corsa agli armamenti più dispendiosa della storia.

Ne sono un esempio i nuovi 90 cacciabombardieri F35, il cui costo di acquisto si attesta sui 14 miliardi di euro, mentre l'intero progetto Joint Strike Fighter supererà i 50 miliardi di euro; il nostro paese, inoltre, "ospita" 70 bombe atomiche statunitensi B-61 (20 nella base di Ghedi a Brescia e 50 nella base di Aviano a Pordenone) che si stanno ammodernando, al costo di 10 miliardi di dollari, in testate nucleari adatte al trasporto sugli F-35.

Gli armamenti sono distruttivi quando vengono utilizzati e anche quando sono prodotti, venduti, comprati e accumulati, perché sottraggono enormi risorse al futuro dell'umanità, alla realizzazione dei diritti sociali e civili, garanzia di vera sicurezza per tutti.

Gli armamenti non sono una difesa da ciò che mette a rischio le basi della nostra sopravvivenza e non saranno mai una garanzia per i diritti essenziali della nostra vita - il diritto al lavoro, alla casa e all'istruzione, le protezioni sociali e sanitarie, l'ambiente, l'aria, l'acqua, la legalità e la partecipazione, la convivenza civile e la pace; e inoltre generano fame, impoverimento, miseria, insicurezza perché sempre alla ricerca di nuovi teatri e pretesti di guerra; impediscono la realizzazione di forme civili e nonviolente di prevenzione e gestione dei conflitti che salverebbero vite umane e risorse economiche.

Per immaginare e costruire già oggi un futuro migliore e' indispensabile, urgente, una politica di disarmo, partendo da uno stile di vita disarmante.

 

Per questo proponiamo la convocazione di una iniziativa nonviolenta nazionale: un grande raduno, di tutte le persone, le associazioni, i movimenti della pace, della solidarietà, del volontariato, dell'impegno civile, che faccia appello non solo ai politici ma innanzitutto a noi stessi, chiedendo a chi vi parteciperà di assumersi la responsabilità di essere parte del cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.

 

Il nostro obiettivo è scrollarci dalle spalle illusioni e paure, rimetterci in piedi con il coraggio della responsabilità e della partecipazione per disarmarci e disarmare l'economia, la politica, l'esercito.

 

Appello del Papa per il dialogo in Ucraina       

 

 

 Firma per cambiare la finanza!       

E' partita la campagna per chiedere quali sono le idee e i programmi delle forze politiche sui temi cruciali della finanza.                                                                                          
Siamo in piena campagna elettorale, ma il dibattito politico sembra non considerare l'urgenza di agire per fermare la speculazione finanziaria e portare l'Italia fuori dalla crisi.
Firma e invita i tuoi contatti a sostenere la nostra petizione disponibile a questo link:www.change.org/it/petizioni/cambiamo-la-finanza-per-cambiare-l-italia

La crisi che stiamo attraversando è causata in larga parte dalle distorsioni di una finanza sempre più lontana dai cittadini e dalle imprese. Una finanza speculativa cui la politica non ha saputo imporre regole trasparenti.
Come tutti siamo chiamati a scegliere chi ci governerà, ma per farlo vogliamo sapere cosa i leader politici intendono fare sui temi della finanza: perché da qui dobbiamo ripartire per dare futuro al welfare, all'imprenditoria e all'occupazione in Italia.

Abbiamo posto alle forze politiche e ai loro leader 5 domande, consapevoli che dalle loro risposte dipenderà anche il nostro futuro:
1) Tobin Tax - Intende migliorare l'attuale Tobin Tax al fine di arginare la finanza speculativa, i derivati e le transazioni giornaliere ultraveloci e di reperire risorse per welfare, ambiente  e cooperazione? Come?
2) Paradisi Fiscali -  Realizzerà misure per contrastare la fuga di capitali verso i paradisi fiscali? Si impegnerà per ridurre la presenza in tali Paesi delle società italiane controllate dal Tesoro?
3) Azionariato Popolare - Rivedrà la tassazione sui piccoli risparmi in modo da non penalizzare le esperienze di democrazia economica e azionariato diffuso?
4) Etica e Finanza – Si impegnerà per attuare la separazione tra banche commerciali al servizio dell’economia reale e istituti specializzati nel trading, così come auspicato da autorevoli commissioni indipendenti? Introdurrà una definizione normativa della finanza etica e per favorire le attività ad essa correlate incluso il microcredito?
5) Basilea per il sociale – Terrà conto del rapporto dell’UE (Liikanen) che segnala il ruolo cruciale del sistema delle banche etiche e cooperative in risposta alla crisi? Chiederà una revisione degli accordi di Basilea affinché non penalizzino le banche etiche e cooperative e non ostacolino l’erogazione di credito a favore delle realtà del Terzo Settore?

Facciamo vedere che siamo in tanti a chiedere una posizione decisa e trasparente sui temi della regolamentazione finanziaria. Riguarda tutti noi.

Per ulteriori informazioni leggi il post su BancanotE BLOG, clicca qui.
Per firmare la petizione clicca qui

 


PROBLEMA ARSENICO

 

  Arsenico nell’acqua potabile, un problema che nel Lazio ha assunto proporzioni importanti. La provincia di Viterbo è quella più colpita.
Arsenico nell’acqua potabile, un problema che nel Lazio ha assunto proporzioni importanti. La provincia di Viterbo è quella più colpita.

Per risolvere il problema ci sono due possibilità, una a priori e l’altra a posteriori. 

a) scavare nei pozzi fino a trovare dell’acqua potabile (o comunque senza concentrazioni di arsenico elevate); 

b) mettere dei dearsenificatori, a posteriori, e depurare l’acqua. <<segue

 

Associazione italiana medici per l’ambiente - Isde:” Intervenire subito e bene per tutelare il diritto alla salute delle popolazioni esposte da oltre dieci anni  a valori fuorilegge per l’arsenico, sostanza tossica e cancerogena, presente nelle acque e negli alimenti.” 

Per l’esiguo numero e per la loro dislocazione le cosiddette fontanelle di acqua depurata, sparse un po’ a macchia di leopardo nei comuni della Provincia di Viterbo, sono una risposta tardiva, insufficiente ed indecorosa alle necessità e al diritto delle popolazioni di ricevere acqua salubre per poter ridurre i rischi derivanti da una esposizione cronica, ultradecennale, a valori di arsenico fuorilegge nelle acque ad uso umano.

Il recente studio Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da Arsenico nelle acque potabili nelle popolazioni residenti nei comuni del Lazio”, realizzato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio, ha documentato una situazione molto grave e preoccupante;  a pagina 42 si legge infatti: ” In conclusione, l’indagine evidenzia eccessi di incidenza e mortalità nei Comuni con livelli stimati per il periodo 2005-2010 per patologie associabili ad esposizione ad arsenico (tumori del polmone e della vescica, ipertensione, patologie ischemiche, patologie respiratorie, diabete). 

Un altro recente studio  Arsenico urinario speciato quale biomarcatore dell’esposizione alimentare all’arsenico inorganico in popolazioni residenti in aree ricche di arsenico nel Lazio,  effettuato anche su soggetti volontari residenti nei comuni di Acquapendente, Canepina, Capranica, Caprarola, Carbognano, Civita Castellana, Fabrica di Roma, Farnese, Lubriano, Marta, Montalto di Castro, Orte, Ronciglione, Tarquinia, Tessennano,Vetralla e Viterbo, ha concluso che : “…Valori eccedenti i 15 μg/L per iAs ( arsenico inorganico) e metaboliti sono stati trovati nel 41% dei campioni, evidenziando esposizioni alimentari all'arsenico inorganico superiori alla media della popolazione generale…” .

Alla luce anche delle conclusioni di questi studi è evidente che si deve agire urgentemente per dare acque dearsenificate e salubri alle popolazioni  nel rispetto del diritto alla salute, come sancito dall’articolo 32 della Carta costituzionale e dalle vigenti disposizioni di legge.

Bisogna pertanto  subito realizzare interventi rapidi e risolutivi per la completa dearsenificazione delle acque ad uso potabile, avviare  una informazione corretta e diffusa rivolta a tutti i cittadini delle aree interessate e in particolare per quelli residenti nei Comuni  dell’Alto Lazio interessati da questa problematica, e nelle scuole, negli ambulatori medici, nelle strutture militari e carcerarie.

E’ inoltre necessario che nella fase di realizzazione degli impianti e/o di nuove captazioni  da falde di superficie - fase che appare ancora  molto lontana e problematica nella maggior parte dei casi -  si utilizzino  immediatamente forme alternative di approvvigionamento idrico, anche mediante autobotti, per tutta la popolazione e in particolare per  i malati, le donne in gravidanza, i neonati e i bambini  ( per i noti effetti dell’arsenico anche  sullo sviluppo cerebrale  con incremento di disturbi neurocomportamentali e neoplasie).

Ricordiamo infatti  che l’arsenico è classificato dall’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (I.A.R.C.)  come elemento cancerogeno certo di classe 1 e posto in diretta correlazione con  molte patologie oncologiche e in particolare con il tumore del polmone, della vescica, del rene e della cute; una consistente documentazione scientifica lo correla anche  ai tumori del fegato e del colon.

E sempre l’assunzione cronica di  questo elemento tossico e cancerogeno, è  indicata anche quale responsabile di  patologie cardiovascolari; neurologiche; diabete di tipo 2; lesioni cutanee; disturbi respiratori; disturbi della sfera riproduttiva e malattie ematologiche.

E’ per  queste fondate e incontrovertibili  ragioni che il Decreto Legislativo 31/2001, in recepimento della Direttiva europea 98/83  ne fissava già nel 2001 il limite massimo in 10 microgrammi/litro, per le acque destinate ad uso potabile e per il loro utilizzo nelle preparazioni alimentari ed è sempre per queste stesse ragioni che l’Organizzazione mondiale della sanità( Oms)  raccomanda valori di arsenico il più possibile prossimi allo zero.

Il Decreto Legislativo 31/2001 colpevolmente non è stato rispettato , attraverso il ricorso all’Istituto della deroga, così  negli ultimi dieci anni le popolazioni del Lazio coinvolte da questa problematica ambientale e sanitaria, sono state molto spesso se non quasi del tutto lasciate all’oscuro circa i  gravissimi rischi correlati all’assunzione di acqua ed alimenti contaminati da arsenico ed  esposte  a valori di arsenico fuorilegge, che  hanno raggiunto anche i 50 microgrammi/litro, ovvero cinque volte il limite di legge previsto, per questa sostanza tossica e cancerogena per la quale non esiste alcuna soglia accettabile di sicurezza per esposizioni croniche.

Per quanto sopra esposto l’ Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Environment) di Viterbo fa nuovamente appello perché  i rappresentanti delle istituzioni abbandonino atteggiamenti  superficialmente rassicuranti ed ammettano la  gravità della situazione, solo così si potranno riconoscere i danni già subiti dalle popolazioni esposte, e in particolare da quelle dell’Alto Lazio, ed intervenire con la messa in funzione di tecnologie di dearsenificazione che siano garantite almeno per 20 anni relativamente alla loro efficacia di abbattimento dell’arsenico e alla loro corretta gestione.

 

Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Environment - Italia) di Viterbo


EMERGENZA LAGO DI VICO

 

 

 

La situazione del Lago di Vico è grave e peggiorerà sempre di più, l'acqua è inquinata. 

C'è la presenza di arsenico, sopratutto sul fondale del lago, forse dovuta dall'origine vulcanica. 

C' è cadmio e nichel. 

C' è una massiccia fioritura dell'alga rossa  (Plankthotrix rubescens), pericolosa per la salute umana. 

Ci sono fitofarmaci e fertilizzanti e ci potrebbero essere  anche scarichi urbani e industriali abusivi.

 


ALL'UNANIMITA' LA COMMISSIONE AFFARI SOCIALI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI VOTA PER LA REVOCA DEL DECRETO AVVELENATORE

Nella seduta del 13 dicembre 2012 la XII Commissione "Affari sociali" della Camera dei Deputati ha votato all'unanimita' la risoluzione che chiede la revoca dello schema di decreto interministeriale che illecitamente ed insensatamente avrebbe consentito di fatto di erogare come potabile acqua in realta' contaminata da sostanze tossiche e cancerogene.

Si allega il testo integrale della risoluzione deliberata all'unanimita'.

Essendo il nostro ordinamento istituzionale fondato sulla divisione dei poteri, ed essendo in esso il Parlamento l'organo legislativo, cioe' che fa le leggi, e' evidente - sia sotto il profilo logico e morale, sia sotto il profilo della correttezza metodologica ed istituzionale - che il famigerato schema di decreto predisposto dai Ministeri dell'Ambiente e della Salute deve ora essere immediatamente revocato, poiche' all'unanimita' i rappresentanti del Parlamento nella XII Commissione della Camera dei Deputati lo hanno respinto.

E' una vittoria della verita', della democrazia, del diritto. 
E' una vittoria dell'impegno per la salute e l'ambiente.
E' una vittoria dell'intelligenza e della dignita' umana.

dottoressa Antonella Litta, referente per Viterbo dell'Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Environment - Italia

e-mail: isde.viterbo@gmail.com

Allegato: il testo integrale della Risoluzione deliberata all'unanimita' dalla XII Commissione "Affari sociali" della Camera dei Deputati nella seduta del 13 dicembre 2012

Risoluzione in Commissione
La XII Commissione,

premesso che:

l'Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Environment), di cui la dottoressa Antonella Litta e' referente per Viterbo, ha inviato un articolato documento al responsabile per la direttiva 98/34 della Commissione europea, e per conoscenza al commissario europeo all'ambiente, al commissario europeo alla salute, al presidente della Commissione europea; di detto documento sono stati messi a conoscenza anche il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro della salute, i presidenti delle Commissioni "Igiene e sanita'" e "Territorio, ambiente, beni ambientali" del Senato della Repubblica; i presidenti delle Commissioni "Ambiente, territorio e lavori pubblici" e "Affari sociali" della Camera dei deputati; il presidente della Commissione "Ambiente, sanita' pubblica e sicurezza alimentare" del Parlamento europeo;

il citato documento contiene "osservazioni in opposizione allo schema di decreto interministeriale che propone l'introduzione di alcune modifiche al decreto legislativo n. 31 del 2001 relativamente ai requisiti di potabilita' (notification number 2012/0534/I - C50A, title "schema di decreto interministeriale per l'introduzione nell'allegato I, parte B, del decreto legislativo 2 febbraio 2001 n. 31, del parametro microcistina - LR e relativo valore di parametro"), affinche' esso sia rigettato sia per palese illegittimita' in quanto in flagrante conflitto con la vigente normativa europea ed italiana, sia per palese inammissibilita', in quanto in flagrante contrasto con le evidenze scientifiche e le inequivocabili indicazioni dello Iarc, dell'Oms e dell'Usepa, e in altrettanto flagrante violazione del principio di precauzione";

lo schema di decreto in questione, costituito da due articoli, stabilisce che nella tabella presente nell'allegato I, parametri e valori di parametro, parte B, parametri chimici, del decreto legislativo n. 31 del 2001 con cui l'Italia ha recepito nel proprio ordinamento la direttiva 98/83/CE, e' aggiunta una riga concernente la voce microcistina-LR e, nella tabella note, e' aggiunta la nota 12 che fornisce istruzioni relative alla determinazione del contenuto di tale tossina;

lo schema di decreto sembra essere stato indirizzato per verifica alla sola Commissione imprese e industrie dell'Unione europea (nel cui sito internet compare con la relativa scheda), mentre riguarda una classe di sostanze tossiche di diretto impatto e interesse primario sanitario e non industriale, in quanto e' riferito alla totalita' della popolazione nazionale utente di un servizio.

l'approvazione del decreto renderebbe de facto lecita l'erogazione di acque destinate a consumo umano anche in presenza di contaminazione da cianobatteri e loro microcistine, violando l'articolo 32 della Costituzione della Repubblica italiana che "tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettivita'"; esso si pone peraltro in aperto contrasto con la necessita' di combattere ogni forma di inquinamento e degrado delle acque, anche in considerazione degli obiettivi europei in tema di qualita' delle acque previsti per l'anno 2015;

le indicazioni delle maggiori agenzie internazionali, europee ed italiane di protezione dell'ambiente e della salute evidenziano il pericolo per la salute umana determinato dalla presenza di cianobatteri nelle acque, e cio' anche in considerazione:

a) della complessita' biologica e, in parte ancora sconosciuta, potenzialita' tossica dei cianobatteri;
b) della loro mutevole ed imprevedibile risposta a diverse condizioni climatiche ed ambientali;
c) delle azioni tossiche, epigenetiche, genotossiche ed oncogene di tanti e vari tipi di microcistine da essi prodotte;
d) delle attivita' tossiche e/o cancerogene di svariati elementi contaminanti ed inquinanti le acque, tra cui le microcistine, che possono esplicarsi con molteplici e ancora sconosciuti meccanismi di interazione ed amplificazione indicati come "effetto cocktail", diversi da quello della sola e semplice sommatoria delle loro singole azioni;
sono da tempo documentate le croniche difficolta' del nostro Paese ad assicurare una potabilizzazione efficace, sicura e costante delle acque che presentano queste criticita' e la mancanza di un reale e diffuso sistema di sorveglianza, allarme e gestione di questi fenomeni: valga ad esempio il caso del lago di Vico, affetto da tempo da un gravissimo processo di eutrofizzazione e da sempre piu' frequenti e massicce fioriture del cianobatterio Plankthotrix rubescens, detto anche alga rossa, capace di produrre una microcistina cancerogena, non termolabile e tossica per gli esseri umani, per la flora e la fauna lacustre, classificata dalla Iarc (Agenzia internazionale di ricerca sul cancro) come cancerogeno di classe 2 b;

nella relazione tecnica che costituisce parte integrante e sostanziale delle citate osservazioni, si presentano esaurientemente gli inconfutabili dati, le evidenze scientifiche e la vastissima bibliografia a sostegno delle osservazioni medesime; ne discende, ad avviso dei firmatari del presente atto, che per le ragioni scientifiche esposte lo schema di decreto interministeriale de quo andrebbe ritirato;

ulteriori osservazioni sono formulabili altresi' in ordine al metodo con cui l'atto e' stato predisposto ed avviato nel suo iter procedimentale; ed in tale ambito si evidenzia che: a) a giudizio degli interroganti le proposte di emendamento delle leggi nazionali possono riguardare l'adozione di termini piu' stringenti, in ossequio al principio europeo di prevenzione, non termini piu' laschi; questo schema di decreto ammette invece ed effettualmente favorisce la presenza di una classe di tossici ora non prevista ne' tollerata dalla legge europea e italiana; b) il testo della proposta sembra essere stato indirizzato per verifica alla sola Commissione imprese e industrie dell'Unione europea (nel cui sito internet compare con la relativa scheda), mentre riguarda una classe di sostanze tossiche di diretto impatto ed interesse primario sanitario e non industriale, in quanto riguardante la totalita' della popolazione nazionale utente di un servizio fondamentale per la qualita' della vita, come la fornitura di acqua potabile; c) l'iter seguito si e' quindi fin qui caratterizzato per aver effettualmente sostanzialmente eluso fin dall'origine indispensabili ed adeguati criteri, controlli e procedure; d) dal testo stesso della scheda di presentazione presente nel sito della Commissione imprese e industrie dell'Unione europea peraltro si evince come l'atto sia presentato in modo che appare a dir poco carente e pertanto come esso sia viziato per ragioni tanto di merito quanto di metodo, tanto sostanziali quanto formali; e) vi si legge che "esso non e' una misura sanitaria o fitosanitaria", mentre e' di assoluta evidenza che se approvato esso avrebbe una notevole ed assai negativa rilevanza sanitaria; f) analoga sottolineatura merita l'esplicita ammissione che "L'analisi di impatto non e' disponibile al momento della notifica", e basterebbe questo solo dato a motivare il rigetto dello schema di decreto; g) il decreto, nel suo esito che effettualmente consente e favorisce l'erogazione per consumo umano di acqua contaminata, si pone in aperto contrasto con la necessita' di contrastare ogni forma di inquinamento e degrado delle acque anche in considerazione degli obiettivi europei in tema di qualita' delle acque previsti per l'anno 2015; h) ne discende che non solo per le ragioni giuridiche e scientifiche esposte, ma anche per ragioni di metodo, procedimentali, deontologiche, di congruita' e coerenza, lo schema di decreto interministeriale de quo andrebbe ritirato;

alla luce delle suddette osservazioni si ribadisce che, in relazione allo schema di decreto interministeriale citato, dovrebbe esservi un ripensamento sia in quanto esso appare in flagrante conflitto con la vigente normativa europea ed italiana, sia in quanto risulta in flagrante contrasto con le evidenze scientifiche e in altrettanto flagrante violazione del principio di precauzione;

impegna il Governo:

in ordine alle questioni tematiche poste da una situazione oggettivamente inquietante per la tutela della salute della popolazione ad adottare urgentemente tutte le iniziative necessarie affinche' il decreto legislativo n. 31 del 2001, che ha recepito la direttiva europea 98/83 per quanto riguarda la potabilita' delle acque destinate a consumo umano, non venga modificato con l'introduzione di nuovi valori di parametro per sostanze cancerogene evitabili per le quali, come noto, non esistono soglie di sicurezza;

a revocare lo schema di decreto interministeriale citato, tenendo conto che esso si configura in conflitto con la normativa italiana e in contrasto con l'evidenza scientifica e la deontologia medica, ecologica e bioetica, oltre che con l'ortoprassi amministrativa e gestionale.

Approvata all'unanimita' nella seduta del 13 dicembre 2012


Un appello alle istituzioni, alle associazioni, ai movimenti ed alle personalità  impegnati in difesa della salute e dell'ambiente

SIA IMMEDIATAMENTE REVOCATO LO SCHEMA DI DECRETO INTERMINISTERIALE CHE PRETENDEREBBE DI CONSENTIRE DI EROGARE COME POTABILE ACQUA INQUINATA DA SOSTANZE TOSSICHE E CANCEROGENE COME CIANOBATTERI E RELATIVE MICROCISTINE

Egregi signori,

come forse già saprete, e' stato inviato dal Ministero della Salute all'attenzione della Commissione Europea uno schema di decreto interministeriale che propone l'introduzione di alcune modifiche al Decreto Legislativo 31/2001 relativamente ai requisiti di potabilità delle acque (notification number 2012/0534/I - C50A, title "Schema di decreto interministeriale per l'introduzione, nell'allegato I, parte B, del decreto legislativo 2 febbraio 2001 n. 31, del parametro "Microcistina-LR" e relativo valore di parametro").

Tale schema di decreto introduce de facto l'ammissibilità della presenza di contaminazione da cianobatteri e loro microcistine nelle acque destinate a consumo umano, laddove invece la presenza di tale agente inquinante non deve essere ammessa in nessun caso nell'acqua potabile.

E' a tutti evidente che l'approvazione e l'entrata in vigore di tale decreto viola la vigente legislazione ed avrebbe come esito un gravissimo danno per la salute delle persone e per l'ambiente.

Basti considerare la situazione del lago di Vico: questo lago e' affetto ormai da lungo tempo da un gravissimo processo di eutrofizzazione e da sempre più frequenti e massicce fioriture del cianobatterio Plankthotrix rubescens, detto anche alga rossa, capace di produrre una microcistina cancerogena, non termolabile e tossica per gli esseri umani, per la flora e la fauna lacustre, classificata dalla Iarc (Agenzia internazionale di ricerca sul cancro) come cancerogeno di classe 2 b.
Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Environment - Italia) ha gia' inviato al Responsabile per la Direttiva 98/34 della Commissione Europea un documento di Osservazioni finalizzate al rigetto dello schema di decreto interministeriale citato (Osservazioni che alleghiamo al presente appello), ma occorre che vi sia una più ampia informazione, sensibilizzazione e mobilitazione.

Sollecitiamo pertanto un vostro tempestivo intervento sia nei confronti della Commissione Europea (in primis presentando ulteriori Opposizioni al Responsabile per la Direttiva 98/34 della Commissione Europea), sia nei confronti dei  Ministeri italiani coinvolti, sia per informare e sensibilizzare l'opinione pubblica e tutte le istituzioni variamente interessate, affinche' lo schema di decreto interministeriale sia rigettato dalla Commissione Europea ovvero revocato dai Ministeri italiani.

I tempi per intervenire presso la Commissione Europea presentando Osservazioni in opposizione allo schema di decreto sono ristretti: occorre che le Osservazioni pervengano all'ufficio preposto entro la metà di dicembre. E gli stessi tempi sarebbero opportuni per intervenire presso i Ministeri della Salute e dell'Ambiente.

Nella speranza di un vostro tempestivo impegno, e restando a disposizione per ogni ulteriore informazione e documentazione, vogliate gradire cordiali saluti

dottoressa Antonella Litta, referente per Viterbo dell'Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Environment - Italia

Viterbo,  29 novembre 2012


Al Responsabile  per la Direttiva 98/34

Oggetto: opposizione  all’introduzione, nell'allegato I, parte B, del Decreto Legislativo 2 febbraio 2001 n. 31, del parametro "Microcistina-LR" e relativo valore di parametro.

L’Associazione italiana medici  per l’ambiente – Isde (International Society of Doctors for the Environment - Italia) da anni si occupa delle problematiche sanitarie determinate dal degrado e dall’inquinamento delle acque destinate a consumo umano,  e  recentemente è venuta a conoscenza della presentazione di uno schema di  decreto interministeriale che propone l’introduzione di alcune modifiche al Decreto Legislativo 31/2001 relativamente ai requisiti  di potabilità( notification number 2012/0534/I – C50A, title “ Schema di decreto interministeriale per l’introduzione, nell’allegato I, parte B, del decreto legislativo 2 febbraio 2001 n. 31, del paramtero “ Microcistina-LR” e relativo valore di parametro).

Questa modifiche,  se approvate, permetterebbero, anche se con determinati valori di parametro, l’erogazione di acque ad uso umano anche in presenza di contaminazione da cianobatteri  e delle  loro microcistine pa.eu/enterprise/tris/pisa/app/search/index.cfm?fuseaction=pisa_notif_overview&sNlang=IT&iyear=2012&inum=534&lang=EN&iBacConosciamo bene la gravità del problema eutrofizzazione e il pericolo per la salute umana determinato della presenza di cianobatteri e microcistine in corpi idrici destinati alla produzione di acque potabili; da anni  infatti seguiamo e studiamo la vicenda del lago di Vico in provincia di Viterbo.

Questo lago, che con le sue acque rifornisce gli acquedotti dei comuni di Ronciglione e Caprarola,  è affetto ormai da lungo tempo  da un gravissimo processo di eutrofizzazione e da sempre più frequenti e massicce fioriture del cianobatterio Plankthotrix rubescens, detto anche alga rossa, capace, come noto, di produrre  una microcistina  cancerogena, non termolabile  e tossica per gli esseri umani, per la flora e la fauna lacustre, classificata dalla Iarc (Agenzia internazionale di ricerca sul cancro) come cancerogeno di classe 2 b.

Per quanto sopra esposto e in considerazione:

della complessità biologica e della grande, e in parte ancora sconosciuta, potenzialità tossica dei cianobatteri;
della loro mutevole ed imprevedibile risposta a diverse condizioni climatiche ed ambientali;
delle azioni tossiche, epigenetiche, genotossiche  ed oncogene di tanti e vari tipi di microcistine da essi prodotte;
delle documentate e croniche difficoltà in Italia di una potabilizzazione efficace, sicura e costante delle acque che presentano queste criticità;
della mancanza di un reale e diffuso sistema di sorveglianza, allarme e gestione di questi fenomeni su tutto il territorio nazionale italiano;
del documentato e concreto rischio per la salute umana;
della necessità di tutelare  e preservare le caratteristiche di qualità delle acque come disposto dalla Direttiva 98/83;
della necessità di rispettare pienamente il Principio di Precauzione,

le chiediamo di  farci conoscere urgentemente  le modalità per far pervenire le nostre osservazioni in opposizione alla richiesta di approvazione del decreto proposto. 

In attesa di un cortese riscontro, inviamo distinti saluti,

dottoressa Antonella Litta

referente dell’Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde

 (International Society of Doctors for the Environment - Italia)


Al Responsabile per la Direttiva 98/34 della Commissione Europea

e per opportuna conoscenza:
al Commissario Europeo all'Ambiente
al Commissario Europeo alla Salute
al Presidente della Commissione Europea

al Ministro dell'Ambiente
al Ministro della Salute
al Presidente del Consiglio dei Ministri
ai Presidenti delle Commissioni "Igiene e sanità" e "Territorio, ambiente, beni ambientali" del Senato della Repubblica
ai Presidenti delle Commissioni "Ambiente, territorio e lavori pubblici" e "Affari sociali" della Camera dei Deputati
al Presidente della Commissione "Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare" del Parlamento Europeo

 

Oggetto: Osservazioni  in opposizione allo schema di decreto interministeriale che propone l'introduzione di alcune modifiche al Decreto Legislativo 31/2001 relativamente ai requisiti di potabilità (notification number 2012/0534/I - C50A, title "Schema di decreto interministeriale per l'introduzione, nell'allegato I, parte B, del decreto legislativo 2 febbraio 2001 n. 31, del parametro "Microcistina-LR" e relativo valore di parametro"); affinché esso sia rigettato sia per palese illegittimità in quanto in flagrante conflitto con la vigente normativa europea ed italiana, sia per palese inammissibilità in quanto in flagrante contrasto con le evidenze scientifiche e le inequivocabili indicazioni dello Iarc, dell'Oms e dell'Usepa, e in altrettanto flagrante violazione del principio di precauzione.

1. Premessa
Facendo seguito alla nostra comunicazione del 29 ottobre 2012 (allegato primo) ed ai colloqui telefonici successivamente intercorsi, con la presente l'Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Environment - Italia), nella persona della referente di Viterbo dottoressa Antonella Litta, presenta le seguenti Osservazioni  in opposizione allo schema di decreto interministeriale che propone l'introduzione di alcune modifiche al Decreto Legislativo 31/2001 relativamente ai requisiti di potabilità (notification number 2012/0534/I - C50A, title "Schema di decreto interministeriale per l'introduzione, nell'allegato I, parte B, del decreto legislativo 2 febbraio 2001 n. 31, del parametro "Microcistina-LR" e relativo valore di parametro"), Osservazioni la cui conclusione è che tale schema di decreto interministeriale debba essere rigettato sia per palese illegittimità in quanto in flagrante conflitto con la vigente normativa europea ed italiana, sia per palese inammissibilità in quanto in flagrante contrasto con le evidenze scientifiche e in altrettanto flagrante violazione del principio di precauzione.

2. Osservazioni
A dimostrazione di quanto esposto in premessa sarà sufficiente rilevare sinteticamente che, sotto parvenza e col pretesto di colmare un presunto (e non reale) vuoto normativo, di fatto lo schema di decreto interministeriale pretende di legittimare l'erogazione per consumo umano di acqua inquinata da agenti gravemente patogeni, così perpetrando un grave nocumento e violando le norme italiane ed europee attualmente vigenti a tutela della salute, in primis violando proprio lo stesso decreto legislativo 31/2001: non si tratta infatti di un emendamento integrativo, ma di un vero e proprio capovolgimento della ratio della legge, e di una flagrante violazione della norma.

2.1. Illiceità, illegittimità ed incostituzionalità del decreto proposto
2.1.1. l'approvazione del decreto renderebbe de facto lecita l'erogazione di acque destinate a consumo umano anche in presenza di contaminazione da cianobatteri e loro microcistine; è evidente che la legislazione vigente proibisce tale erogazione: ne consegue che lo schema di decreto interministeriale ipso facto si configura contra legem, e va quindi rigettato in quanto lungi dall'emendare il Decreto legislativo 31/2001 inequivocabilmente lo viola nei suoi stessi fondamenti;

2.1.2. va osservato inoltre che lo schema di decreto de quo, consentendo de facto l'erogazione per consumo umano di acqua contaminata da cianobatteri e relative microcistine viola altresì l'articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana che "tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività", e si configura pertanto non solo come illecito ed illegittimo, ma altresì come incostituzionale in quanto in irrimediabile conflitto con quanto disposto dalla Costituzione italiana.

2.1.3. Né occorre aggiungere come molte altre leggi e molti altri regolamenti, sia italiani che europei, siano inequivocabili violati dall'atto proposto. Al riguardo, qualora fosse richiesto, ci è agevole fornire documentazione legislativa e giurisprudenziale ad abundantiam.

2.1.4. Riassumendo: ne discende che per le ragioni giuridiche esposte lo schema di decreto interministeriale de quo vada rigettato in quanto in palese contrasto con la vigente normativa italiana ed europea.

2.2. Inammissibilità sotto il profilo scientifico e deontologico
2.2.1. Come abbiamo già evidenziato nella nostra comunicazione dello scorso mese, è acclarata senza possibilità di equivoco la gravità del problema dell'eutrofizzazione e il pericolo per la salute umana determinato della presenza di cianobatteri e microcistine in corpi idrici utilizzati per l'erogazione di acque potabili; è inoltre acclarata la grande, e in parte ancora sconosciuta, potenzialità tossica dei cianobatteri; e vi è chiara nozione della potenziale pericolosità della loro mutevole ed imprevedibile risposta a diverse condizioni climatiche ed ambientali; delle azioni tossiche, epigenetiche, genotossiche ed oncogene di tanti e vari tipi di microcistine da essi prodotte; delle documentate e croniche difficoltà in Italia di una potabilizzazione efficace, sicura e costante delle acque che presentano queste criticità; della mancanza di un reale e diffuso sistema di sorveglianza, allarme e gestione di questi fenomeni su tutto il territorio nazionale italiano; ed infine e soprattutto del documentato e concreto rischio per la salute umana e quindi della necessità di tutelare e preservare le caratteristiche di qualità delle acque come disposto dalla Direttiva 98/83 ne consegue che lo schema di decreto interministeriale citato si configura altresì come atto in contrasto con l'evidenza scientifica e la deontologia medica, ecologica e bioetica, oltre che con l'ortoprassi amministrativa e gestionale.

2.2.2. E' sufficiente inoltre considerare quali siano in materia le indicazioni di tutte le agenzie internazionali, europee ed italiane di protezione dell'ambiente, della salute e dei diritti umani, per evincerne come lo schema di decreto interministeriale citato nel suo esito effettuale si ponga in contrasto con tutte le indicazioni formulate dalle più autorevoli fonti scientifiche, oltre che legislative ed amministrative. Valga ad esempio il caso (già citato nella nostra comunicazione dello scorso mese) del gravissimo degrado e inquinamento del lago di Vico, affetto ormai da lungo tempo da un gravissimo processo di eutrofizzazione e da sempre più frequenti e massicce fioriture del cianobatterio Plankthotrix rubescens, detto anche alga rossa, capace di produrre una microcistina cancerogena, non termolabile e tossica per gli esseri umani, per la flora e la fauna lacustre, classificata dalla Iarc (Agenzia internazionale di ricerca sul cancro) come cancerogeno di classe 2 b.

2.2.3. Né vi è bisogno di aggiungere come lo schema di decreto interministeriale violi scandalosamente il principio di precauzione, principio che in tale ambito deve essere inteso in guisa di kantiano imperativo categorico, come dimostrano peraltro un vastissimo e crescente numero di pronunciamenti giurisprudenziali e la costante evoluzione legislativa italiana, europea ed internazionale degli ultimi decenni.

2.2.4. Nella Relazione tecnica (allegato secondo), che costituisce parte integrante e sostanziale del presente atto, si presentano esaurientemente gli inconfutabili dati, le evidenze scientifiche e la vastissima bibliografia a sostegno delle Osservazioni qui sinteticamente riassunte.

2.2.5. Riassumendo: ne discende che per le ragioni scientifiche esposte (particolarmente nella dettagliata Relazione tecnica allegata) lo schema di decreto interministeriale de quo vada rigettato in quanto inammissibile.

2.3. Questioni di metodo
Ulteriori Osservazioni sono formulabili altresì in ordine al metodo con cui l'atto è stato predisposto ed avviato nel suo iter procedimentale; ed in tale ambito si evidenzia che:

2.3.1. le proposte di emendazione a leggi nazionali possono riguardare l'adozione di termini più stringenti, in ossequio al principio europeo di prevenzione, non termini più laschi; questo schema di decreto ammette invece ed effettualmente favoreggia la presenza di una classe di tossici ora non prevista né tollerata dalla legge europea e italiana;

2.3.2. il testo della proposta sembra essere stato indirizzato per verifica alla sola Commissione Imprese e Industrie dell'Unione Europea (nel cui sito internet compare con la relativa scheda) mentre riguarda una classe di sostanze tossiche di diretto impatto ed interesse primario sanitario e non industriale, in quanto riguardante la totalità della popolazione nazionale utente di un servizio fondamentale per la qualità della vita, come la fornitura di acqua potabile;

2.3.3. l'iter seguito si è quindi fin qui caratterizzato per aver effettualmente sostanzialmente eluso fin dall'origine indispensabili ed adeguati criteri, controlli e procedure;

2.3.4. dal testo stesso della scheda di presentazione presente nel sito della Commissione Imprese e Industrie dell'Unione Europea peraltro si evince come l'atto sia presentato in modo a dir poco carente ed elusivo e pertanto come esso sia irricevibile per ragioni tanto di merito quanto di metodo, tanto sostanziali quanto formali:

2.3.4.1. ad esempio vi si legge che "esso non è una misura sanitaria o fitosanitaria", mentre è di assoluta evidenza che se approvato esso avrebbe una notevole ed assai negativa rilevanza sanitaria;

2.3.4.2. analoga sottolineatura merita l'esplicita ammissione che "L'analisi di impatto non è disponibile al momento della notifica", e basterebbe questo solo dato a motivare il rigetto dello schema di decreto;

2.3.5. last, but not least il decreto, nel suo esito che effettualmente consente e favoreggia l'erogazione per consumo umano di acqua contaminata, si pone in aperto contrasto con la necessità di contrastare ogni forma di inquinamento e degrado delle acque anche in considerazione degli obiettivi europei in tema di qualità delle acque previsti per l'anno 2015.

2.3.6. Riassumendo: ne discende che non solo per le ragioni giuridiche e scientifiche esposte, ma anche per ragioni di metodo, procedimentali, deontologiche, di congruità e coerenza, lo schema di decreto interministeriale de quo vada rigettato.

3. Conclusioni
Sic stantibus rebus, alla luce delle Osservazioni che precedono si evince pertanto come lo schema di decreto interministeriale citato debba essere rigettato sia per palese illegittimità in quanto in flagrante conflitto con la vigente normativa europea ed italiana, sia per palese inammissibilità in quanto in flagrante contrasto con le evidenze scientifiche e in altrettanto flagrante violazione del principio di precauzione.

4. Ad integrazione delle presenti osservazioni
4.1. Si allegano i seguenti documenti:

4.1.1. Allegato primo: nostra lettera del 29 ottobre 2012 al Responsabile per la Direttiva 98/34 avente ad oggetto: opposizione all'introduzione, nell'allegato I, parte B, del Decreto Legislativo 2 febbraio 2001 n. 31, del parametro "Microcistina-LR" e relativo valore di parametro.

4.1.2. Allegato secondo: Technical relation.

4.2. Ulteriore vasta documentazione con specifico riferimento è nella nostra disponibilità e possiamo mettere a disposizione dei soggetti istituzionali qualora se ne desse la necessità.

5. Riserva di ulteriori azioni
L'Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Environment - Italia) si riserva ogni ulteriore azione in tutte le sedi politiche ed amministrative, civili e penali, italiane, europee ed internazionali.

6. Diffida
La presente vale anche come diffida nei confronti sia dei responsabili del procedimento amministrativo in sede italiana ed europea, sia delle figure apicali delle strutture, organizzazioni ed istituzioni coinvolte nella predisposizione, promozione e favoreggiamento dello schema di decreto, sia dei decisori burocratici e politici che intendessero procedere comunque nella commissione di quella che si configura come una flagrante violazione di legge.

Gentili signori,

il presenta atto è stato redatto nella formulazione più semplice ed agevolmente comprensibile, e secondo i canoni consueti degli atti di Opposizione; qualora fosse prevista dal soggetto ricevente l'adozione di una modulistica peculiare ovvero standardizzata (fin qui peraltro non messaci a disposizione) siamo ovviamente disponibili a riformularlo nelle ulteriori specifiche modalità previste, ma fin d'ora le presenti Osservazioni hanno piena validità ed efficacia, e costituiscono atto che implica la piena responsabilizzazione di ogni pubblico ufficiale che, ricevendole, nell'ambito delle sue competenze debba tener conto del contributo di conoscenza che esse recano in relazione ai suoi compiti.

In attesa di un sollecito riscontro, e restando a disposizione per ogni ulteriore informazione, chiarimento, approfondimento e documentazione, vogliate gradire distinti saluti ed auguri di buon lavoro.

dottoressa Antonella Litta,

referente per Viterbo dell'Associazione italiana medici per l'ambiente

- Isde (International Society of Doctors for the Environment - Italia)  


 

PETIZIONE INTERNAZIONALE PER ASIA BIBI


Our Christ sacrificed His life on the cross for our sins. ... Our Christ is alive.

Asia Bibi, a wife and mother, used these words to defend her faith against mocking co-workers who tried to make her convert to Islam. She was later convicted of blasphemy and sentenced to death.
In Pakistan, more than 150,000 Christians have signed a petition demanding justice for persecution victims, including Asia Bibi. Now you can join with The Voice of the Martyrs and our Pakistani brothers and sisters in a call for mercy. We hope to gather 1 million signatures on behalf of our sister Asia, who now sits in prison awaiting the Lahore High Court's ruling on her appeal.
Invite your friends to visit www.CallForMercy.com and add their names to the petition as well. VOM will deliver the petition, along with the list of signers, to the Pakistani Embassy in Washington DC.

Cari amici,
prosegue la petizione internazionale per Asia Bibi che ha raggiunto ad oggi le 615 mila firme (si spera di passare il milione).
Tuttavia è estremamente modesto il contributo del nostro paese. Pur essendo il centro della Chiesa cattolica, dall'Italia sono arrivate solo 689 firme. Un numero estremamente basso se confrontato, ad esempio, con quello della Polonia (oltre le 80.000!).
Vi preghiamo pertanto (chi non l'avesse già fatto) di firmare la petizione (compilando l'apposito form cui si accede dal link riportato qua sotto) e di FARLA GIRARE sulla posta elettronica e/o su Facebook.
Presentatela ai vostri conoscenti e trasmettete il link da cui è possibile firmare:
http://www.callformercy.com/

Sinai degli ORRORI perchè nessuno agisce?

Migranti e rifugiati da Eritrea a Sudan sequestrati a migliaia da bande e predoni sahariani e beduini. torture e violenze nel deserto tra Egitto e Israele: riscatti elevati chiesti a famiglie povere, a molti sono tolti gli organi. Muoiono in tantissimi. 

 Da quasi 2 anni migliaia di migranti subsahariani sono in trappola nella rotta della morte che corre dall' Eritrea al Sinai. E che finisce, almeno per 12 mila che hanno pagato un riscatto sempre più elevato a un racket organizzato e feroce, nel limbo di Tel Aviv, a vivere una vita ai margini. E si stima che almeno tremila persone abbiano perso la vita.. Segue



UN APPELLO PER IL 4 NOVEMBRE: OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE 

Riproponiamo l'appello promosso gia' lo scorso anno da Movimento Nonviolento, Peacelink e Centro di ricerca per la pace di Viterbo per il 4 novembre: Ogni vittima ha il volto di Abele.

*

Intendiamo proporre per il 4 novembre l'iniziativa nonviolenta "Ogni vittima ha il volto di Abele".

Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le citta' d'Italia commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze.

Affinche' il 4 novembre, anniversario della fine dell'"inutile strage" della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinche' non ci siano mai piu' guerre, mai piu' uccisioni, mai piu' persecuzioni.

*

Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente nonviolente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente.

Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire.

Ed occorre che si svolgano nel modo piu' austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio.

Ovviamente prima e dopo e' possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perche' le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perche' convocano ogni persona di retto sentire e di volonta' buona all'impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignita' e difendere i diritti di tutti gli esseri umani.

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A tutte le persone amiche della nonviolenza chiediamo di diffondere questa proposta e contribuire a questa iniziativa.

Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni.

Per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.

Ogni vittima ha il volto di Abele.Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

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Movimento Nonviolento

per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an@nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Peacelink

per contatti: e-mail: info@peacelink.it, sito: www.peacelink.it

Centro di ricerca per la pace di Viterbo

per contatti: e-mail: nbawac@tin.it  WEB: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/


Siria: il Consiglio di sicurezza dell'Onu deve agire!

All'inizio di quest'anno, sembrava che i siriani avessero ancora troppa paura di sfidare il regime repressivo che è al potere nel paese da 40 anni, sotto la guida di Bashar al-Assad e prima di suo padre Hafez al-Assad.

Ora, dopo diversi mesi dall'inizio delle proteste, uomini, donne e bambini continuano a scendere in strada chiedendo riforme e le dimissioni del presidente. Sfidando numerosi rischi, manifestano nonostante dal 18 marzo siano state uccise 1200 persone, secondo i dati di Amnesty International. Durante le manifestazioni, che sono state nella stragrande maggioranza pacifiche, le persone cantavano "Selmieh, Selmieh" ("In pace, in pace") malgrado la violenza che subivano.

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