Caro don Roberto,

il tuo percorso di vita sacerdotale è stato un cammino esemplare dentro le comunità: dapprima a Cellere, poi a Zepponami; infine, l’esperienza tanto lunga quanto fruttuosa di Arlena.

Hai coltivato le tue Parrocchie come giardini fioriti, guidato dalla tua metafora preferita: quella dello “sgabello” catechesi-liturgia-carità, tre dimensioni indivisibili e complementari per una Pastorale integrata.

Sacerdote di campagna, hai coltivato con umiltà e costanza l’amore nel suo più alto significato, favorendo la nascita e lo sviluppo di tante realtà parrocchiali in sinergia tra di loro per iniziative congiunte: i tuoi “chirichetti”, il gruppo giovani, il gruppo dei Catechisti, la Confraternita, i Ministri Portatori, gli Amici del Cristo Risorto,  il Consiglio Pastorale Parrocchiale, l’Avis, la Società Sportiva…

Le iniziative congiunte ci tenevano impegnati tutto l’anno, sapientemente guidati dal tuo occhio di regista, lungo un cammino di crescita e di fede segnato da tappe e segni esemplari di vita cristiana: il Presepe vivente, la Rappresentazione della Passione-Morte e Risurrezione del nostro Signore e molti altri eventi culturali, di coesione sociale e spiritualità.

Poi la proposta di Monsignor Tagliaferri: la Direzione della Caritas Diocesana di Viterbo.

Ne è seguito un vissuto segnato dalla sofferenza interiore per la separazione dalla Parrocchia, frammista allo spirito di servizio, per rispondere al meglio alla nuova sfida.

L’esperienza della Parrocchia viene ora traslata in un contesto di più ampio respiro: quello della Caritas Italiana e Regionale, che ti ricordano oggi come un uomo buono, una guida sicura per i tuoi volontari.

A Viterbo non hai costituito un gruppo o un movimento, ma hai svolto una funzione pedagogica, perché ognuno s’impegnasse nell'esercizio della carità, che non è derogabile.

Sacerdote educatore: hai insegnato uno stile di vera carità, da cui poi sono conseguite le opere.

Ricco di spunti è stato l’incontro continuo con i tanti volontari, i giovani del Servizio Civile, gli adulti, i pensionandi e pensionati che ti esprimono coralmente gratitudine per le tue parole e il tuo esempio.

Dallo stile di vera carità che hai trasmesso si sono sviluppate le opere-segno: primo fra tutti il Centro di Ascolto, con la stretta collaborazione di testimoni irriducibili come Rosa Pizzitola, don Giovanni Bitti  e Maria Pia Quatrini.

Nel Centro di Ascolto si applica la metodologia dell’accoglienza-ascolto-discernimento e presa in carico per le tante situazioni di sofferenza e disagio sociale che caratterizzano la nostra Diocesi, alle quali si cerca di dare sollievo, con l’obiettivo ultimo della promozione umana.

Anche stavolta, come nell’esperienza parrocchiale, la tua fede nella Provvidenza, il carisma, la forte preparazione e la creatività giocano a favore in questa nuova avventura: i volontari del Centro di Ascolto lavorano in équipe e in sinergia con il Servizio di Orientamento al Lavoro, il Centro Antiusura, il Centro Distribuzione Indumenti e Viveri, la Mensa, il Dormitorio, il Laboratorio Caritas Parrocchiali, la Casa di Accoglienza per ragazze madri “Madre Teresa di Calcutta”.

Si consolida progressivamente il rapporto con tanti Enti e Associazioni, come le Acli, che oggi partecipano al dolore che ha colpito la famiglia Burla e la Diocesi tutta, ricordando la forte collaborazione che sotto la tua guida è stata contraddistinta dall’unità, nata con l’obiettivo primario di rendersi utili al prossimo più disagiato.

Attento non solo alle forme di povertà classiche, ma anche a quelle emergenti -come la “povertà della rete generazionale”- hai accolto con simpatia fin da subito il progetto Nonni e Nipoti, configurando l’intergenerazionalità come ambito di intervento insieme ad altre aree classiche: l’intercultura, l’educazione alla mondialità e alla pace.

La tua più recente e straordinaria opera-segno, gli Orti solidali, ti ha accompagnato nel cammino della malattia, dandoti la speranza del seme che germoglia.

E’ proprio nel momento che muore, tuttavia, che il seme dona molti frutti.

Oggi il Padre misericordioso che ha sempre camminato a fianco a te -e tu hai ricordato più volte con il racconto delle orme sulla sabbia- ti ha portato in braccio nella sua casa.

 

O Padre, oggi hai chiamato a te il nostro amico-confidente-sostenitore-consigliere don Roberto; vivrà per sempre nei nostri cuori, nella luce dello Spirito Santo e nell’amore di Gesù Cristo.

Tu sai quanto ci mancherà la sua amicizia, la sua comprensione, il suo aiuto.

Ma ti ringraziamo per avercelo donato: è stato un dono prezioso per la vita di tutti noi e per quella di tanti che lui ha potuto abbracciare, consolare e far vivere nella dignità di fratelli con personale sacrificio quotidiano e un impegno senza paragoni.

Grazie per tutto questo e perciò siamo certi che ora, vicino a te, saprà continuare a svolgere anche meglio la missione che si era proposto al servizio del prossimo che sempre ha cercato e accolto.

Fa che il suo esemplare comportamento ci aiuti a comprendere quali sono le vie del Signore e che possiamo continuare a vivere nel suo esempio e nella sua preghiera costante.

Abbraccialo per noi nella pace eterna.  Amen.

 

I tuoi amici e collaboratori


Caro Roberto

sei restato con noi fino all'ultimo respiro, anche stavolta ti sei preoccupato di chi avrebbe risposto al nostro appello di pace e hai voluto che le locandine uscissero da casa tua. Speravo di sedermi ancora una volta accanto a te, in una stanza accogliente, a discutere delle candidature, di quelle storie di ragazzi le cui vite, per almeno un anno, si sarebbero incrociate con le nostre. Invece stamattina in quella stanza tu eri addormentato, nell'ultimo sonno terreno che porta all'Eternità. Smetto di scrivere, perchè sento che potrei diventare retorico e a te, che hai camminato sempre concretamente sulla via della pace, le chiacchere non piacciono. Ti ringraziamo per tutto quello che hai fatto per noi, non ti dimenticheremo, pregheremo sempre per te e so che tu lo farai per noi, come sempre. Addio Roberto, senza di te tutto sarà più difficile, ma proseguiremo, come tu ci hai chiesto.

Mario


 

Da facebook

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UN INCONTRO A VITERBO IN RICORDO DI DON ROBERTO BURLA

 

Si e' svolto a Viterbo la mattina di domenica 2 luglio 2017 presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro in ricordo di don Roberto Burla, il direttore della Caritas diocesana recentemente scomparso.

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La commemorazione e' stata tenuta dal responsabile della struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini, che ha rievocato con viva commozione l'azione solidale e il magistero spirituale di don Roberto.

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Don Roberto Burla e' stato un testimone dell'amore che ogni essere umano riconosce e raggiunge; una persona mite e generosa postasi all'ascolto del discorso della montagna e alla sequela di chi lo pronuncio'; un uomo che dinanzi al dolore degli altri mai resto' inerte, ma sempre volle e seppe agire per recare soccorso, salvare le vite, curare le ferite, lenire le sofferenze, confortare e riconciliare; ed insieme denunciare e contrastare tutte le violenze, adoperandosi allo stesso tempo sia nell'aiuto immediato a chi di aiuto immediato ha bisogno, sia a promuovere quei mutamenti culturali negli animi e strutturali nella societa' che aboliscano le concrezioni di violenza, le pratiche di sopraffazione, i poteri criminali.

Amico della nonviolenza, portatore del dono di saper donare senza riserve, di saper parlare senza menzogne, di saper chiedere e suscitare l'altrui aiuto quando per aiutare altri altri ancora occorre coinvolgere nell'impegno, di saper essere insieme forte e gentile, umile e tenace, profondo nell'empatia e deciso nell'agire, don Roberto resta per tutti coloro che lo hanno conosciuto un esempio di come l'umanita' potrebbe essere, di come l'umanita' dovrebbe essere, di come l'umanita' sara' quando avra' piena coscienza di se'.

Un amico, un maestro, un compagno ci ha lasciato. Che noi si sappia essere capaci di proseguirne l'impegno.

Vi e' una sola umanita', e tutti gli esseri umani ne fanno parte.

Vi e' una sola umanita', in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera, un unico mondo vivente di cui l'umanita' e' parte e deve prendersi cura.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Ogni essere umano e' responsabile del bene comune.

Salvare le vite e' il primo dovere.

Opporsi a tutte le uccisioni.

Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.

Con tutti, a tutti, per tutti, in tutti sia la pace.



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