Caritas Parrocchiali

 

 

 

CARITAS  DIOCESANA  VITERBO

LABORATORIO  CARITAS  PARROCCHIALI

Viterbo, 25 settembre 2017

                                                                                              Ai Referenti Caritas Parrocchiali

                                                                                              Ai Revv. Parroci

Carissimi,

riprendiamo il cammino formativo delle nostre Caritas parrocchiali dopo il seminario di giugno che ci ha portati a riflettere su come “Educare le comunità ad essere centri di accoglienza” e dopo l’assemblea diocesana dell’11 settembre u.s. nella quale il Vescovo ha tracciato le linee pastorali dell’anno 2017-2018.

Nel suo messaggio, il Vescovo ha richiamato alcuni punti che vanno tenuti presente nel nostro agire:

…La dimensione istituzionale, organizzativa, societaria della Chiesa diviene, come la natura umana del Cristo, segno sacramentale del fine ultimo della Chiesa: realizzare la comunione di tutti gli uomini con Dio e di tutti gli uomini tra di loro. Come attraverso la natura umana, il Cristo manifesta il suo essere divino e l’amore del Padre per l’umanità, così tutte le nostre attività pastorali hanno il compito di far incontrare i fedeli con Dio, di vivere, nella gioia, l’amicizia con Lui da estendere ad ogni uomo che il Signore pone sul nostro cammino. Questa verità fondamentale ricordata dal Concilio chiede a tutti una verifica costante del nostro agire pastorale.

Non è sufficiente chiederci se le varie attività sono state svolte bene, ma è fondamentale domandarci se hanno fatto incontrare l’uomo con Dio, se hanno fatto fare esperienza del nostro essere Chiesa, comunità di fratelli, discepoli-missionari….

….Prima di formulare programmi e progetti pastorali, è fondamentale abitare le frontiere delle nostre comunità con un nuovo atteggiamento pastorale…. per l’incontro con la maggior parte dei nostri fratelli:.

“un ascolto dell’esperienza personale; un’attenzione alla globalità della persona in tute le sue dimensioni; un accompagnamento a vivere una relazione sempre più personale e sentita con il Signore; un’attenzione a formare la coscienza per promuovere nella persona la sua capacità di discernimento della voce di Dio per lei…

Con questo spirito, proponiamo per questo anno pastorale un cammino formativo che prevede i seguenti incontri:

 SABATO 14 OTTOBRE (dalle 9,00  alle 12,00)   Incontro di apertura dell’anno

“ L’ANIMA DI OGNI COMUNITÀ”

Interviene Mons. Lorenzo Chiarinelli – Vescovo Emerito di Viterbo

Teatro Parrocchia S. Leonardo Murialdo – Viterbo

L’incontro sarà anche l’occasione per salutare e augurare buon lavoro a Luca Zoncheddu nominato dal Vescovo coordinatore della nostra Caritas Diocesana

INCONTRI SUCCESSIVI
 

 

SABATO

27 GENNAIO 2018 – 24 FEBBRAIO 2018 – 17 MARZO 2018 ( giornata spiritualità quaresimale  e 21 APRILE 2018

 

INCONTRI SU “ TESTIMONI DI CARITA’”

da definire il luogo degli incontri

 

GIUGNO 2018:   SEMINARIO FORMATIVO 15-16 GIUGNO

                                   LA PREGHIERA, non per ottenere ma per diventare.

                                               Casa Emmaus - Bagnoregio

È necessario che ciascuno si senta responsabile nel partecipare e nel promuovere la più ampia partecipazione ai vari momenti.

Con affetto

                                                 I MEMBRI DEL LABORATORIO DIOCESANO

 

 

SCHEDE FORMATIVE
PER GLI INCONTRI
DEGLI ANIMATORI PARROCCHIALI

ANNO 2016 – 2017

IO CON L’ALTRO, L’ALTRO CON ME

 

        Il laboratorio diocesano Caritas parrocchiali, che ha il compito di accompagnare il cammino in parrocchia, ha elaborato anche per quest’anno pastorale 2016-2017 le schede da utilizzare negli incontri degli operatori parrocchiali e da proporre ad altri organismi e gruppi.

          Quest’anno la predisposizione delle schede è stata curata da alcuni Parroci della città di Viterbo ai quali va il nostro grande ringraziamento per il lavoro svolto che ci accompagnerà nel corso dell’anno.

Il tema scelto per le schede è Io con l’altro, l’altro con me”, in maniera da proseguire il cammino avviato nel seminario del giugno scorso. Sarà una ulteriore occasione per approfondire e per riflettere sui temi dell’accoglienza e dell’ascolto dell’altro.

I titoli delle schede sono:

 

1)    Tristezza individualista

2)    …un grande abisso: “L’indifferenza”

3)    Vedere

4)    Amare e non sopportare

5)    Dialogo
 

Ogni scheda è composta dalle seguenti parti:
 

Ascolto della parola

Leggere adagio e con attenzione la Parola, aiutati dal commento riportato nella scheda a parte, mettendo in evidenza i verbi, ricercando il nucleo centrale e soprat­tutto ricordando che il Signore parla a noi, oggi.

 

Meditazione

Sono offerte alcune chiavi di lettura come aiuto per interiorizzare ciò che abbiamo ascoltato.

 

Revisione di vita

Sono proposti degli interrogativi per il confronto.

 

Impegno

Un suggerimento per “abitare” la Chiesa e il mondo

 

Preghiera conclusiva

L’obiettivo che dobbiamo proporci con decisione è di favorire un cambiamento di mentalità e acquisire un nuovo stile di vita.

 

PREGHIERA

Contenti di non essere soli

(Madre Teresa di Calcutta)

 

Signore

siamo affaticati dalla nostra vita,

abbiamo conosciuto la sofferenza,

il male che abita nel nostro cuore

e che subiamo senza colpa:

confidiamo in Te,

nella Tua misericordia.

 

Rendici capaci di speranza,

del motore che accende la nostra vita

e ci fa gustare il nostro quotidiano.

Ravviva la nostra gioia

nel sentirci amati da Te,

perché niente e nessuno

ci può togliere ciò che Tu ci doni.

 

Aiutaci a dirlo con la nostra vita

a chi incontriamo nel nostro cammino:

saremo contenti di non essere soli

davanti a Te, non figli unici,

ma fratelli e sorelle.

 

“Tristezza individualista”

Dal Vangelo di Marco (10,17-22)

In quel tempo, mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa solo ti manca: va’ vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.
 

Meditazione

Non solo la storia di una vocazione “mancata” come diciamo abitualmente di fronte a questo brano… ma c’è di più! Neppure lo sguardo profondo e innamorato di Gesù riesce a distogliere il cuore di questo “tale” da ciò che è solo la parvenza della vera felicità. È chiuso con le sue ricchezze e nelle sue proprietà trova il solo paradiso possibile, la sola gioia desiderabile e sicura. In quest’isola di morte dove non può approdare nessuno e nemmeno Gesù.. non resta che la tristezza. Letteralmente il brano dice che il “tale” si fece “scuro in volto” e se ne andò.

È la nostra storia… il “tale” può essere ciascuno di noi! Chiudersi nel proprio abitacolo non ci farà mai decollare verso mete alte come la felicità eterna di Dio. Convinti dell’importanza delle nostre sicurezze razzoliamo come “galline” nel cortile ristretto della nostra esistenza senza essere capaci di andare oltre…

Revisione di vita

E’ sufficiente il bisogno di felicità a farci sobbalzare? Ci accorgiamo del buio in cui viviamo quando la nostra coscienza tale di fronte a chi ci chiede aiuto? Basterà lo sguardo innamorato di Cristo a farci uscire da quelle quattro mura fragili della nostra “ricchezza” per assaporare la gioia vera?

Impegno

Lasciamoci guidare dallo Spirito, camminiamo secondo i suoi desideri e apriremo gli occhi e l’anima alla Vita vera.. che inizia qui e non finirà mai!
 

Preghiera conclusiva

Salmo 139

Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu sai quando seggo e quando mi alzo.

Penetri da lontano i miei pensieri,

mi scruti quando cammino e quando riposo.

Ti sono note tutte le mie vie;

la mia parola non è ancora sulla lingua

e tu, Signore, già la conosci tutta.

 

Alle spalle e di fronte mi circondi

e poni su di me la tua mano.

Stupenda per me la tua saggezza,

troppo alta, e io non la comprendo.

 

Dove andare lontano dal tuo spirito,

dove fuggire dalla tua presenza?

Se salgo in cielo, là tu sei,

se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell’aurora

per abitare all’estremità del mare,

anche là mi guida la tua mano

e mi afferra la tua destra.

 

Se dico: “Almeno l’oscurità mi copra

e intorno a me sia la notte”;

nemmeno le tenebre per te sono oscure,

e la notte è chiara come il giorno;

per te le tenebre sono come luce.

 

Sei tu che hai creato le mie viscere

e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;

sono stupende le tue opere,

tu mi conosci fino in fondo.

 

Non ti erano nascoste le mie ossa

quando venivo formato nel segreto,

intessuto nelle profondità della terra.

Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi

e tutto era scritto nel tuo libro;

i miei giorni erano fissati,

quando ancora non ne esisteva uno.

Quanto profondi per me i tuoi pensieri,

quanto grande il loro numero, o Dio;

se li conto sono più della sabbia,

se li credo finiti, con te sono ancora.

 

Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,

provami e conosci i miei pensieri:

vedi se percorro una via di menzogna

e guidami sulla via della vita.
 

(Don Claudio Sperapani – Parrocchia Santa Barbara - Viterbo

 

“…un grande ABISSO”: l’INDIFFERENZA

Dal Vangelo di Luca (16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. 27E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. 29Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. 30E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. 31Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Meditazione

Se si dovesse scegliere una parola a partire dalla quale leggere questo racconto, questa parola sarebbe "ABISSO"; e se si dovesse dare un nome all'atteggiamento denunciato nello stesso, questo sarebbe "INDIFFERENZA". Ecco perché la parabola del ricco senza nome - per cui il denaro è diventato la sua identità - e del povero Lazzaro, immagine di tanti che vivono nella sofferenza è, a mio giudizio, l’immagine più completa del male che sta all’origine di tanti ABISSI del nostro tempo: l’INDIFFERENZA.

L'abisso è quello che produce il dolore di Lazzaro e l'abisso è anche quello che provoca il dolore del ricco. Il ricco è condannato non per il lusso, gli abiti firmati o gli eccessi della gola, ma il suo peccato è proprio l'indifferenza verso il povero: non un gesto, una parola, uno sguardo, una carezza.

“E quando lei dà l'elemosina, tocca la mano di quello al quale dà l'elemosina, o gli getta la moneta?” (Papa Francesco)

Il contrario dell'amore non è l'odio, ma l'indifferenza, per cui l'altro neppure esiste, e Lazzaro è nient'altro che un'ombra fra i cani. Il povero è portato in alto; il ricco è sepolto in basso: tra noi e voi è posto un grande abisso, dice Abramo, perdura la grande separazione già creata in vita.

Tre gesti sono assenti nella storia del ricco: vedere, fermarsi, toccare, verbi presenti invece nelle azioni del Buon Samaritano. Ecco perché l’assenza di questi tre verbi crea un abisso … fa innalzare muri. Quei muri che in questa nostra storia spesso vengono rievocati, innanzati o promessi.

Ma chi erige muri, isola solo se stesso. Ti prego, manda Lazzaro con una goccia d'acqua sul dito... mandalo ad avvisare i miei cinque fratelli... No, neanche se vedono un morto tornare si convertiranno!

Non è la morte che converte, ma la vita.

Hanno Mosè e i profeti, hanno il grido dei poveri, che sono la parola e la carne di Dio (ciò che avete fatto a uno di questi piccoli, è a me che l'avete fatto). Nella loro fame è Dio che ha fame, nelle loro piaghe è Dio che è piagato. Non c'è apparizione o miracolo o preghiera che conti quanto il loro grido

«Se stai pregando e un povero ha bisogno di te, corri da lui. Il Dio che lasci è meno sicuro del Dio che trovi» (San Vincenzo de Lellis). L'eternità inizia nel tempo, nel nostro tempo, nella nostra storia, in ogni nostro incontro, come l'inferno è già qui, generato e nutrito in noi dalle nostre scelte senza cuore, dalla nostra indifferenza.

L'indifferenza è proprio l'opposto della compassione, che costituisce il nucleo del messaggio di Gesù.

La compassione ci fa vibrare "nelle viscere" davanti al dolore, altrui e proprio, e ci muove a dargli una risposta efficace. L'indifferenza ci addormenta nel piccolo rifugio dell'ego.

Noi siamo abituati ad una cultura dell’indifferenza e dobbiamo lavorare e chiedere la grazia di fare una cultura dell’incontro, di questo incontro fecondo, di questo incontro che restituisca ad ogni persona la propria dignità di figlio di Dio, la dignità di vivente….” (Papa Francesco).

Un incontro che può essere casuale ma lo possiamo trovare anche nel quotidiano. Non si costruiscono case partendo dal tetto ma dalle fondamenta… la nostra famiglia. A tavola, in famiglia, quante volte si mangia, si guarda la tv o si scrivono messaggi al telefonino. Ognuno è indifferente a quell’incontro, generando la cultura dell’indifferenza.

E l’atteggiamento dell’indifferente - di chi chiude il cuore per non prendere in considerazione gli altri, di chi chiude gli occhi per non vedere ciò che lo circonda - crea il fenomeno della “globalizzazione dell’indifferenza” (cfr. Papa Francesco, 1 gennaio 2016).

Proviamo a colmare l’abisso dell’indifferenza del nostro cuore facendo piccoli passi, perché è dovere di ciascuno di noi contribuire a creare la globalizzazione della compassione
 

Revisione di Vita

-        Sono capace di creare ponti di compassione - nel saper vedere, fermarmi, toccare - o preferisco rimanere dietro il mio muro dell’indifferenza?

-        Soffro quando gli altri sono indifferenti alla mia persona, ma sono consapevole della sofferenza che creo per la mia indifferenza nei confronti degli altri?
 

Impegno

Provo a trovare spazio in famiglia o con i vicini per un maggiore incontro e confronto (magari spengendo televisione e telefonini) creando un dialogo che rifletta sul grande ABISSO dell’INDIFFERENZA.

 Preghiera conclusiva
 

 Mandami qualcuno da amare

Signore, quando ho fame,

dammi qualcuno che ha bisogno di cibo;

quando ho sete,

mandami qualcuno che ha bisogno di una bevanda;

quando ho freddo,

mandami qualcuno da scaldare;

quando ho un dispiacere,

offrimi qualcuno da consolare;

quando la mia croce diventa pesante,

fammi condividere la croce di un altro;

quando sono povero,

guidami da qualcuno nel bisogno;

quando non ho tempo,

dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento;

quando sono umiliato,

fa' che io abbia qualcuno da lodare;

quando sono scoraggiato,

mandami qualcuno da incoraggiare;

quando ho bisogno della comprensione degli altri,

dammi qualcuno che ha bisogno della mia;

quando ho bisogno che ci si occupi di me,

mandami qualcuno di cui occuparmi;

quando penso solo a me stesso,

attira la mia attenzione su un'altra persona.

Madre Teresa

(Don Luca Scuderi – Parrocchia Sacra Famiglia – Viterbo)

 

“VEDERE”

 Dal Vangelo di Marco (10, 17-22)

Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?". Gesù gli disse: "Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre ". Egli allora gli disse: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza". Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: "Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!". Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
 

Meditazione

Gli occhi sono un luogo privilegiato dove si manifesta l’anima e la natura spirituale dell’essere umano. Se tutto il corpo «parla», il volto è la concentrazione della nostra capacità espressiva. Nel volto, sono gli occhi a dire spesso quanto le labbra a volte vorrebbero sottacere. Lo sguardo è la nostra finestra sulla realtà, ma anche la porta d’ingresso attraverso cui gli altri possono accedere al nostro mondo interiore. Con gli occhi non solo vediamo. Con gli occhi e lo sguardo ascoltiamo, gridiamo, supplichiamo, amiamo, creiamo legami o esprimiamo chiusura, mostriamo fragilità o ostentiamo autosufficienza.

Quando lo sguardo incrocia un altro sguardo, ci vediamo visti, entriamo in un circolo ermeneutico che non sempre riveste le caratteristiche di un pacifico incontro e placida comunione, ma diventa, purtroppo, luogo di scontro e separazione.

Delle varie riflessioni sul vangelo di Marco, di solito parco di dettagli e molto essenziale, vale la pena sottolineare, fra i vari episodi che menzionano lo sguardo di Gesù, quello del giovane ricco. L’episodio riportato dai tre sinottici, trova nel vangelo di Marco un particolare interessante che spiega e dispiega la sua finalità. Marco mantiene il tenore esistenziale attraverso il versetto particolarmente espressivo: «Gesù, guardandolo, lo amò» (Mc 10,21). Matteo e Luca tralasciano questo tratto personale, comunicativo e comunionale, concentrandosi sulle parole di Gesù. Marco va oltre la riduzione della «perfezione» al tratto morale, e ne mostra la valenza comunionale, la risposta all’amore.

Il significato non è superficiale: solo chi si sente amato può comunicare l’amore; «Solo chi si sente “amato” da Dio può a sua volta comunicare l’amore stesso di Dio agli uomini». Gesù ama quel ricco con l’amore stesso di Dio. “Tale rilievo avverte che il suo amore è carico di tutta l’affettività umana, ma ancor più di tutta l’affettività divina”. L’amore del Figlio è penetrante perché scruta ogni cuore; è avvolgente perché guarda la persona nella sua totalità e unicità e crea la comunione; ma è soprattutto comunicativo perché dona la vita di Dio indicandone la via: “Ti manca ancora una cosa. Va’, vendi tutto ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi, vieni e seguimi!”».

 

Revisione di vita

Sono capace di cogliere lo sguardo di Dio nella mia vita, nella mia storia, nei miei fratelli?

 

Sono capace, nelle mie scelte personali, di farmi illuminare e guidare da questo sguardo amorevole di Dio?

 

L’amore che Dio mi dona diviene uno slancio affinché gli altri possano incontrare in me l’amore che Dio ha per loro?

 

Preghiera conclusiva

 
Signore, noi crediamo, aumenta la nostra fede!

Tu conosci il nostro cuore,

vedi la paura di affidarci perdutamente a te.

Tu sai come il desiderio di gestirci da soli la nostra vita sia in noi così forte da farci troppe volte fuggire da te!

Eppure noi crediamo:

davanti a te sta il nostro desiderio e la nostra debolezza.

Orienta quello, sostieni questa aiutandoci a fidarci di Te e non di noi stessi e delle presunte evidenze di questo mondo che passa.

Signore della nostra paura e della nostra attesa, del nostro desiderio e della nostra speranza aumenta la nostra fede
 

(Don Massimiliano Balsi – Parrocchia Santa Maria della Quercia – Viterbo)

 

“AMARE E NON SOPPORTARE”

Matteo (25,34-40)

Allora il Re dirà a quelli alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Ho avuto fame infatti e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, ero malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti da me”. Allora gli risponderanno i giusti dicendo: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo sfamato, o assetato e ti abbiamo dato da bere? e quando ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? e quando ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti da te?”. E rispondendo il re dirà loro: “In verità vi dico: ogni volta che lo avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, a me lo avete fatto”.

 

Meditazione

 

Matteo (25, 34-36): La sentenza per coloro che si trovavano alla destra del Giudice. Coloro che si trovano a destra del Giudice sono chiamati “Benedetti dal Padre mio!”, cioè, ricevono la benedizione che Dio promette ad Abramo ed alla sua discendenza (Gen.12,3). Loro sono invitati a prendere possesso del Regno, preparato per loro fin dalla fondazione del mondo. Il motivo della sentenza è il seguente: ”Ebbi  fame, ero straniero, nudo, malato e prigioniero, e non mi avete accolto ed aiutato!” Questa sentenza ci fa capire chi sono le pecore. Sono le persone che accolsero il Giudice quando costui era affamato, assetato, straniero, nudo, malato e prigioniero. E per il modo di parlare “Mio Padre” e “Figlio dell’Uomo”, possiamo sapere che il Giudice è proprio Gesù. Si identifica con i piccoli.

Matteo (25, 37-40): Una richiesta di chiarimento e la risposta del Giudice.

Coloro che accolsero gli esclusi sono chiamati “giusti”. Ciò significa che la giustizia del Regno non si raggiunge osservando norme e prescrizioni, bensì accogliendo i bisognosi. Ma è curioso che i giusti non sappiano nemmeno loro quando hanno accolto Gesù bisognoso, E Gesù risponde: “Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.” Chi sono questi “miei fratelli più piccoli?” In altri passaggi del Vangelo di Matteo, le espressioni “miei fratelli” e “più piccoli” indicano i discepoli (Matteo 10,42; 12, 48-50; 18, 6.10.14; 28,10). Indicano anche i membri più abbandonati della comunità, i disprezzati che non hanno posto e non sono ben ricevuti (Matteo 10,40). Gesù si identifica con loro. Ma non solo questo. Nel contesto più ampio della parabola finale, l’espressione “miei fratelli più piccoli” si allarga ed include tutti coloro che non hanno posto nella società. Indica tutti i poveri. Ed i “giusti” ed i “benedetti dal Padre mio” sono tutte le persone di tutte le nazioni che accolgono l’altro in totale gratuità, indipendentemente dal fatto che siano o no cristiani.

 

Revisione di Vita

Il figlio dell’Uomo è l’uomo che ha realizzato il progetto di Dio. Gesù nel battesimo (Mt 3, 13-17) ha accolto ed accettato la missione che Dio gli aveva dato e l’ha vissuta fino in fondo. Quindi Figlio dell’Uomo è la persona che accoglie lo Spirito di Dio e lo vive nella propria vita.

Chiunque di noi quindi può essere Figlio dell’Uomo: anzi, tutti lo dovremo essere. Tutti dovremo accogliere il piano, il progetto di Dio su di noi, che è nient’altro il motivo per cui siamo ed esistiamo.

Che ci sia un progetto su di me vuol dire che la mia esistenza è significativa, importante: non sono qui a caso, sono qui per uno scopo e per un motivo. Ed è questo che dobbiamo recuperare: il senso della nostra vocazione.

C’è un destino, una chiamata, una missione che ci chiama. Le persone sono tristi, depresse, senza vitalità o voglia di vivere, perché non hanno motivi validi, forti, ragionevoli per vivere. Ma quando si sa il perché ci si è irresistibili.
 

Impegno

Ma cos'hanno fatto questi "benedetti" per avere "il regno"? Perché hanno il regno? Sei azioni.

1.     Avevo fame (Mt 25,35): c'è uno che ha bisogno e tu te ne accorgi. La fame di pane, di ascolto, di tenerezza, di comprensione, di essere riconosciti, stimati, valorizzati. Vedi uno che ha fame? Gli dai il pane! Ma non serve la Bibbia per fare questo: basta avere un cuore e conoscere l'amore!

2.     Avevo sete (Mt 25,35): il dare da bere era in quella mentalità simbolo di accoglienza, dare vita. Vedi uno che ha bisogno di te, della tua accoglienza: tu puoi dargliela, gliela dai. E' normale per chi ama tutto questo. E' questione di sensibilità.

3.     Ero forestiero, straniero (Mt 25,35): lo straniero in tutte le culture ha messo sempre paura. Straniero è tutto ciò che non è come me: un nuovo modo di pensare la vita, Dio; un nuovo modo di fare, di parlare, di rapportarsi; un nuovo modo di vestire, di concepire i rapporti. La prima cosa che diciamo è: "No". Ma è un no solo perché non è come noi. Ma nei vangeli gli stranieri (stranieri nel vangelo sono i pagani, le donne, i pubblicani, gli ultimi, i lebbrosi=tutti esclusi dagli ebrei) non sono mai quelli che tolgono qualcosa, ma sempre quelli che portano, quelli che arricchiscono. Quindi l’accoglienza dello straniero non è una perdita, ma è una ricchezza.

4.     Nudo (Mt 25,36): chi è nudo è esposto al pubblico ludibrio, al giudizio, alla ver­gogna. Nei vangeli i "giusti e pii" farisei, scribi e dottori si permettevano di giudicare, di condannare, di mettere alla berlina i peccatori (pensate all'adultera in Gv 8,1-11). Gesù, invece, difende, prende le parti di questa gente. Quando uno è vulnerabile, quando uno è indifeso, è da miseri, da ignobili, ferirlo.

5.     Malato (Mt 25,36): il malato ha bisogno di aiuto, di sostegno, di cura. Gesù anda­va dalle persone e le vedeva tutte come malate bisognose di guarigione. I "sapienti", invece, li giudicavano. Un'adultera: una malata d'amore per Gesù. Per i sapientoni: una prostituta. Un pubblicano: un malato di riconoscimento (i soldi come compensazione). Per i sapientoni: un peccatore. Un lebbroso: un malato di contatto e di pelle. Per i sapientoni: un maledetto da Dio.

6.      Carcerato (Mt 25,36): a quel tempo il carcerato era considerato uno che era giustamente punito: non faceva affatto compassione. E quando Gesù dice "carcerato e siete venuti da me", non significa soltanto una visita di conforto. I carcerati non stavano in carcere mantenuti dai carcerieri, ma dovevano essere i familiari o gli amici che dovevano provvedere al sostentamento del carcerato, altrimenti il carcerato moriva di fame. Quindi andare a trovare il carcerato non significa soltanto fare una visita di conforto, ma portargli da mangiare per mantenerlo in vita. Se non lo andavi a trovare, nel senso di portargli da mangiare, moriva.

Preghiera conclusiva
 

SALMO 111

Alleluia.

Non temerà annunzio di sventura

Beato l'uomo che teme il Signore

saldo è il suo cuore, confida nel Signore.

e trova grande gioia nei suoi

Sicuro è il suo cuore, non teme,

comandamenti.

Finché trionferà dei suoi nemici.

Potente sulla terra sarà la sua stirpe,

la discendenza dei giusti sarà benedetta.

Egli dona largamente ai poveri,

la sua giustizia rimane per sempre,

Onore e ricchezza nella sua casa,

la sua potenza s’innalza nella gloria.

la sua giustizia rimane per sempre.

L’empio vede e si adira, digrigna i denti

Spunta nelle tenebre come luce per i giusti,

Ma il desiderio degli empi fallisce.

buono, misericordioso e giusto.

Felice l'uomo pietoso che dà in prestito,

amministra i suoi beni con giustizia.

Egli non vacillerà in eterno:

Il giusto sarà sempre ricordato.

 

(Don Giuseppe Curre – Parrocchia Santa Maria della Grotticella – Viterbo)

 

“DIALOGO”

Dalla Sacra Scrittura

 

Genesi (2,18):” Poi il Signore Dio disse: non è bene che l’uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”.

Genesi (2, 20): “L’uomo mise il nome a tutti gli animali, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile”.

Genesi (2, 22 – 23): “Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolto all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: “Questa volta essa è carne della mia carne   è osso delle mie ossa.   La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta.”

 
Meditazione

Questi brani della Bibbia richiamano il valore del matrimonio, voluto da Dio, fin dalle origini della creazione, ma esprimono anche la natura dialogica della creatura umana. Sappiamo per esperienza che la persona non può vivere sola, anzi proprio nella relazione con l’altro, prende coscienza della propria identità. Sappiamo e possiamo così dire che nessun uomo è un’isola, ma siamo tutti un arcipelago.

La lettera enciclica del Papa Paolo VI “Ecclesiam suam” ci parla in modo diffuso e profondo della natura e del valore del DIALOGO. Il Papa insegna che la Chiesa ha ricevuto dal Signore Gesù la missione di evangelizzare tutte le genti,” Noi daremo a questo interiore impulso di carità, che tende a farsi esteriore dono di carità il nome oggi diventato comune di DIALOGO”. (ES. n. 66)

Ancora “La Chiesa deve venire a dialogo con il mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio” (ES n. 67). “Dio non mandò il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. (Gv. 3,17).

Ecco qui è l’origine trascendentale del Dialogo; è nell’intenzione stessa di Dio. La religione è di natura sua un rapporto tra Dio e l’uomo: La preghiera esprime a dialogo tale rapporto. La Rivelazione, cioè la relazione soprannaturale che Dio stesso ha preso l’iniziativa di instaurare con l’umanità, può essere raffigurata in un dialogo, nel quale il Verbo di Dio si esprime nell’incarnazione e quindi nel vangelo.

Il colloquio tra Dio e l’uomo, interrotto a causa del peccato originale, è ripreso nel corso della storia della salvezza. Dio si fa conoscere dall’umanità e dona il suo amore e richiede all’umanità una risposta di amore. Bisogna che noi abbiamo sempre presente questo rapporto tra Dio e l’uomo, mediante Cristo, nello Spirito Santo, per comprendere quale rapporto noi, cioè la Chiesa, dobbiamo cercare di instaurare e di promuovere con l’umanità. Il dialogo della salvezza fu aperto spontaneamente dall’iniziativa divina: “Egli per primo ci ha amati” (Gv. 3, 17): toccherà a noi prendere l’iniziativa per estendere agli uomini il dialogo stesso, senza attendere di essere chiamati. Poiché il dialogo della salvezza partì dalla carità, dalla bontà divina: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito”: (Gv. 3, 16) non altro che amore fervente e disinteressato dovrà essere il nostro. ( cf. ES n. 72-75).

Partendo dall’alto magistero del Papa Paolo VI, non possiamo essere altro che persone dialoganti e dialoganti con tutti, nessuno escluso. Non possiamo avere un riflusso nel “privato”, non ci possiamo rinchiudere esclusivamente nei nostri interessi privati e familiari.   La Chiesa è cattolica, cioè, universale e anche se qualcuno si ritiene estraneo alla Chiesa, la Chiesa non si ritiene estranea a nessuno e dove è presente una persona, lì la Chiesa è chiamata ad evangelizzare. Così ogni cristiano è chiamato a relazionarsi con tutti. La Chiesa è missionaria e quindi ogni cristiano è missionario.

 Voglio sottolineare come il dialogo sia una relazione interpersonale e quindi, nel rapporto tra persone, non si possono offrire all’altro soltanto discorsi o offrire ideologie. La relazione deve avvenire nel dono scambievole di ognuno, per quello che uno essenzialmente è. Ogni soggetto, nel dialogo, non deve rinunciare alla propria persona, alla propria fede, ai propri valori, ma ognuno è chiamato a confrontarsi con la persona con cui dialoga. La rinuncia ai propri valori per compiacere l’altro e per falso irenismo, non è dialogo ma compromesso.
 

Revisione di vita

Tutti siamo responsabili del “dialogo tra sordi”, che spesso si manifesta nella nostra società. Pensiamo che noi cristiani, per primi dobbiamo far chiarezza sulle realtà che viviamo ogni giorno? Siamo convinti che il primo dialogo vada instaurato nella nostra famiglia e nella nostra comunità?

Impegno

Il primo dovere è conoscere a fondo la vera natura del dialogo. Inoltre è importante aprirsi all’accoglienza e all’accompagnamento umano e spirituale per ogni persona che incontriamo sulla nostra strada.

Preghiera conclusiva

 

Fa che i nostri sentieri portino a comunicare con la gente ((Don Tonino Bello “Preghiere”)

……….

Santa Maria, donna della strada, fa che i nostri sentieri siano, come lo furono i tuoi, strumento di comunicazione con la gente, e non nastri isolanti entro cui assicuriamo la nostra aristocratica solitudine.

Liberaci dall’ansia della metropoli e donaci l’impazienza di Dio.

L’impazienza di Dio ci fa allungare il passo per raggiungere i compagni di strada. L’ansia della metropoli, invece, ci rende specialisti del sorpasso. Ci fa guadagnare tempo, ma ci fa perdere il fratello che cammina accanto a noi. Ci mette nelle vene la frenesia della velocità, ma svuota di tenerezza i nostri giorni. Ci fa premere sull’acceleratore, ma non dona alla nostra fretta, come alla Tua, sapori di carità. Comprime nelle sigle perfino i sentimenti, ma ci priva della gioia di quelle relazioni corte che, per essere veramente umane, hanno bisogno del gaudio di cento parole.

……….

 (Don Ivo Bruni – Parrocchia Sant’Angelo in Spatha – Viterbo)

 

 

 

Proseguendo nel cammino formativo proposto alle Caritas Parrocchiali, incentrato quest’anno sulle opere di misericordia, invitiamo gli operatori parrocchiali a partecipare alla GIORNATA DI SPIRITUALITA’ che quest’anno avrà anche il carattere di GIORNATA GIUBILARE DELLE CARITAS PARROCCHIALI.

Il programma  della giornata è il seguente:

 

Sabato 12 MARZO 2016

Monastero delle Benedettine “ Regina Pacis”

Via Giardino, 4  - Cura di Vetralla

 

ore   9,00:   Accoglienza

 

ore   9,30:   Celebrazione Lodi

 

ore 10,00:   Riflessione condotta dal nostro Vescovo S. E. Mons. Lino Fumagalli

 

La mano di Dio su di noi, la nostra mano verso gli altri.

-         Tempo di “deserto” e confessioni

ore 12,00:   Risonanze

ore 13,00:   Pranzo

ore 14,30:   Lavori in gruppi: verifica e proposte per “vivere” le opere di misericordia

ore 16,00:   Celebrazione Eucaristica

 

Pranzo: quota Euro 16,00 (adesioni entro il 9 MARZO 2016)

 

Per informazioni e adesioni:

Caritas Diocesana

Piazza D. Alighieri, 2 - 01100 Viterbo

Telef: 0761/303171 –341911

Fax:  0761/325910  e-mail: caritas.viterbo@libero.it

CARITAS  DIOCESANA  VITERBO

LABORATORIO  CARITAS  PARROCCHIALI

Anche quest’anno il Laboratorio diocesano propone un percorso formativo per gli operatori parrocchiali: attività che affianca l’accompagnamento delle realtà parrocchiali che desiderano fare un cammino insieme.

La proposta formativa è composta da:

-         Schede da utilizzare negli incontri periodici nelle parrocchie;

-         Incontri su temi specifici

-         Giornata di spiritualità

-         Seminario formativo residenziale

Il tema scelto per le schede e per il primo incontro è  “Educazione e Spiritualità ecologica”, titolo del capitolo VI dell’enciclica “ Laudato Si’”.

Quest’anno la predisposizione delle schede è stata curata da alcuni Monasteri di Religiose presenti nella nostra realtà diocesana. A queste Sorelle va il nostro grande ringraziamento per il lavoro svolto che ci accompagnerà nel corso dell’anno.

Come detto, anche la riflessione e l’approfondimento del primo incontro riguarderà il capitolo VI dell’enciclica; l’appuntamento è per

sabato 21 novembre 2015 alle ore 9,30 presso il Convento S. Paolo ( Frati Cappuccini)

Via S. Crispino, 6 – Viterbo

La riflessione sarà curata da Padre Carmine De Filippis o.f.m.; nel corso dell’incontro saranno anche presentate e consegnate le schede formative.

Nei due successivi incontri, facendo nostro l’invito di Papa Francesco fatto in occasione dell’indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia, rifletteremo sulle opere di misericordia corporale e spirituale. Come dice il Papa “ sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina. La predicazione di Gesù ci presenta queste opere di misericordia perché possiamo capire se viviamo o no come suoi discepoli” 

 Ci troveremo poi in Quaresima per la giornata di spiritualità e a Giugno per il seminario formativo.

calendario complessivo

È necessario che ciascuno si senta responsabile nel partecipare e nel promuovere la più ampia partecipazione ai vari momenti.

Con affetto

                                                 I MEMBRI DEL LABORATORIO DIOCESANO

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SCHEDE FORMATIVE

PER GLI INCONTRI

DEGLI ANIMATORI PARROCCHIALI

 

ANNO 2014 – 2015

 

 

“Tentazioni degli operatori pastorali”

 

 

         Il laboratorio diocesano Caritas parrocchiali, che ha il compito di accompagnare il cammino in parrocchia, ha elaborato anche per quest’anno pastorale 2014-2015 le schede da utilizzare negli incontri degli operatori parrocchiali e da proporre ad altri organismi e gruppi.

 

        Le schede sono uno strumento di formazione e di confronto: un confronto sereno e vero che partendo dalla Parola pronunciata per noi oggi, ci aiuti a cambiare la mentalità e la prassi; un confronto con l’altro con il quale condividiamo il cammino per scoprire le ricchezze e i limiti nascosti in ciascuno e accoglierci nel profondo.

 


Titoli delle schede:

 

1.            Non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario;

2.            Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione;

3.            La tentazione del pessimismo sterile;

4.            Relazioni a misura di Dio;

5.            Dio ci liberi dai drappeggi spirituali;

6.            No alla guerra tra di noi;

7.     Chiesa in uscita: Incontri con le parrocchie

 

Introduzione  ( a cura di don Pierpaolo Fanelli)

 

“No al pessimismo, no allo scoraggiamento, no a cristiani senza speranza”. Queste ed altre espressioni caratterizzano continuamente il Magistero di papa Francesco, dal primo giorno del suo pontificato.

 

Il cristiano è colui che vive nella gioia. “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù” (EG 1).

 

Il Papa nell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium si rivolge ai fedeli cristiani, “per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni” (EG 1).

 

In questo lavoro indirizzato agli operatori caritas (e non solo) non poteva, quindi, mancare un riferimento a questo testo; in particolar modo si è scelto di approfondire le tematiche proposte da Francesco riguardo “le tentazioni degli operatori pastorali”.

In quest'ottica si sono realizzate 7 schede di “lectio divina” inerenti questo particolare capitolo dell'Evangelii Gaudium.

 

Il testo biblico di riferimento aiuta il lettore ad entrare nella preghiera; la meditazione approfondisce il significato alla luce delle parole del Papa; le domande proposte nella revisione di vita spingono a far aderire la Parola ascoltata alla propria esistenza quotidiana; la preghiera invita alla contemplazione; l'azione conclusiva consiglia una modalità semplice e diretta per mettere in pratica subito l'invito della Parola ascoltata.

 

Si è pensato di proporre la realizzazione di queste schede a noi giovani sacerdoti diocesani neo-ordinati negli ultimi 2 anni. Caratterizzati dall'entusiasmo della giovinezza, come pure dall'esperienza delle prime difficoltà nell'annunciare il Vangelo nel contesto sociale odierno, siamo grati della fiducia e anche della possibilità che ci è stata data di collaborare insieme per gli operatori Caritas.

 

 

PREGHIERA

 

Vergine e Madre Maria,
tu che, mossa dallo Spirito,
hai accolto il Verbo della vita
nella profondità della tua umile fede,
totalmente donata all’Eterno,
aiutaci a dire il nostro “sì”
nell’urgenza, più imperiosa che mai,
di far risuonare la Buona Notizia di Gesù.

Tu, ricolma della presenza di Cristo,
hai portato la gioia a Giovanni il Battista,
facendolo esultare nel seno di sua madre.
Tu, trasalendo di giubilo,
hai cantato le meraviglie del Signore.
Tu, che rimanesti ferma davanti alla Croce
con una fede incrollabile,
e ricevesti la gioiosa consolazione della risurrezione,
hai radunato i discepoli nell’attesa dello Spirito
perché nascesse la Chiesa evangelizzatrice.

 

Ottienici ora un nuovo ardore di risorti
per portare a tutti il Vangelo della vita
che vince la morte.
Dacci la santa audacia di cercare nuove strade
perché giunga a tutti
il dono della bellezza che non si spegne.

 

Tu, Vergine dell’ascolto e della contemplazione,
madre dell’amore, sposa delle nozze eterne,
intercedi per la Chiesa, della quale sei l’icona purissima,
perché mai si rinchiuda e mai si fermi
nella sua passione per instaurare il Regno.

 

Stella della nuova evangelizzazione,
aiutaci a risplendere nella testimonianza della comunione,
del servizio, della fede ardente e generosa,
della giustizia e dell’amore verso i poveri,
perché la gioia del Vangelo
giunga sino ai confini della terra
e nessuna periferia sia priva della sua luce.

Madre del Vangelo vivente,
sorgente di gioia per i piccoli,
prega per noi.
Amen. Alleluia.

 

 

CHIESA IN USCITA

Incontri con le Parrocchie

 

 

Trasformazione missionaria della Chiesa

25 ottobre 2014  ( dalle 9,30 alle 12,30 )

Istituto Maestre Pie  “Lucia Filippini” – Montefiascone

Via Santa Lucia Filippini, 34

Montefiascone 

 

Relatore: Prof. Aurelio Rizzacasa.

 

 

Tutto il popolo di Dio annuncia il Vangelo

22 novembre 2014 ( dalle 9,30 alle 12,30 )

C.E.I.S. San Crispino-Comunità La Quercia

Strada Acquabianca 3/5

La Quercia - Viterbo 

 

Relatore: Prof.ssa Rosanna Virgili

 

 

La dimensione sociale dell’evangelizzazione

7 febbraio 2015   ( dalle 9,30 alle 12,30 )

Istituto Verbo Incarnato

Serve del Signore e della Vergine di Matarà

Studentato "Santa Teresa di Gesù" 

Via del Monastero, 3 - Tuscania 

 

         Relatore: Don Gianni Carparelli

 

 

Giornata di spiritualità      

21 marzo 2015 ( dalle 9,00 alle 17,00 )

        Monastero  "Regina Pacis"

Via del Giardino,  4

Vetralla

 

 

SCHEDE FORMATIVE

PER GLI INCONTRI

DEGLI ANIMATORI PARROCCHIALI

ANNO 2013 – 2014

 

 …..dove è tuo fratello?.…

 

Elenco delle schede

  1. Presentazione

  2. La Parola di Dio : base del nostro vivere quotidiano

  3. L’amore di Dio è il primo come comandamento ma l’amore del prossimo è
    primo come attuazione pratica
    .

  4. Amare il prossimo: chi e dove

  5. “Siate misericordiosi come il Padre Vostro è misericordioso”

  6. Abbi il cuore del Samaritano: va e anche tu fa lo stesso

 

PRENDERSI CURA…

Seminario formativo che si svolgerà a Bagnoregio, Casa Emmaus
22-23-24 Giugno 2012

Procedendo nel nostro cammino di formazione e di servizio per essere di aiuto a quanti nelle nostre comunità hanno qualche difficoltà in più da sostenere, ci troviamo proiettati verso una importante tappa: il SEMINARIO FORMATIVO.

Quanti hanno avuto la possibilità di partecipare negli anni precedenti a questa esperienza ne hanno apprezzato la grande validità sul piano personale e comunitario per la ricchezza dei contenuti proposti, per la possibilità di incontro e di scambio, per i momenti di preghiera e di silenzio che è stato consentito di vivere.

Quest’anno la proposta è quanto mai stimolante:

PRENDERSI CURA….

Uscire da sé per prendersi cura dell’altro implica la ricerca delle motivazioni personali, sociali e religiose che sostengono il nostro impegno, per avere la capacità di accogliere e ascoltare ogni persona che incontriamo nel nostro cammino, mettendo in atto un lavoro di rete a livello comunitario.

L’accoglienza dell’altro del quale “mi faccio prossimo” ( Buon samaritano) ci definisce come persona, facendo emergere, in una dinamica relazionale, la bontà morale.

Avere compassione dell’altro non basta, bisogna farsi carico, “curarsi” delle sofferenze dell’altro, prendersi cura di un altro per “curare” se stessi. Rispondere all’appello dell’altro significa sollevare l’altro e portarlo sulle nostre spalle.

Cerchiamo con forza di trovare il tempo per partecipare a questa iniziativa

Il seminario, aperto a tutti gli animatori Caritas ed operatori pastorali parrocchiali, si svolgerà presso la Casa “Emmaus” di Bagnoregio il 22-23-24 giugno p,v. secondo il programma di seguito riportato.

Laboratorio Diocesano Caritas Parrocchiali



IL PROGRAMMA

NOTE TECNICHE

Luogo:
Casa di preghiera “Emmaus”
Via Fratelli Agosti
Bagnoregio

Tel. 0761.780844

Adesioni entro il 18 giugno 2012

Rivolgersi a:

  • Segreteria CARITAS DIOCESANA

Tel. 0761.303171 (la mattina) o Fax 0761.325910

oppure

  • Quatrini Maria Pia
    Tel. 0761.347315 (ore serali)

  • Piermattei Aldo
    Tel. 0761.379570 (ore serali)

Quota di adesione e partecipazione € 75,00
(supplemento € 10 per camera singola)



Schede (solo testo) per le Caritas Parrocchiali 

 
Il laboratorio diocesano Caritas parrocchiali, che ha il compito di accompagnare il cammino in parrocchia, ha elaborato anche per quest’anno pastorale 2011-2012 le schede da utilizzare negli incontri mensili e da proporre ad altri organismi e gruppi.

Le schede sono uno strumento di formazione e di con­fronto: un confronto sereno e vero che partendo dalla Parola pronunciata per noi oggi, ci aiuti a cambiare la mentalità e la prassi; un confronto con l’altro con il quale condividiamo il cammino per scoprire le ricchezze e i limiti nascosti in ciascuno e accoglierci nel profondo.

Quest’anno le schede, elaborate da Don Giuseppe Mugnaini, accompagneranno il percorso formativo che privilegia il tema dell’educazione mettendo al centro la figura di GESU’ IL MAESTRO (Mc 10,17).

Gesù Cristo, il nostro pedagogo, ha tracciato per noi il modello della vita vera e ha educato l'uomo che vive in lui... Assumiamo dunque il salvifico stile di vita del nostro Salvatore, noi figli del Padre buono e creature del buon pedagogo.” (Clemente Alessandrino, Il pedagogo I 98, 1.3).

Con Clemente Alessandrino nasce una lunga tradizione pedagogico - cristiana che rifacendosi all'uso greco - romano di attribuire al pedagogo-maestro il compito pratico di guidare a una vita virtuosa, e passando per la patristica latina con S. Agostino che riprende e rinnova nel “De Magistro” il principio socratico secondo cui l'educatore aiuta l'educando a scoprire la verità dentro di sé approda di nuovo alla fonte evangelica di una forma pedagogica che si potrebbe chiamare provocativa - interpretativa.

Basti pensare al dialogo di Gesù con la samaritana e a quello con i discepoli di Emmaus: “Dammi da bere... se conoscessi il dono di Dio... è giunto il momento” (Gv 2) “cosa sono questi discorsi... e cominciando da Mosè... ” (Lc 25). Gesù accompagna l'interlocutore, lo “provoca”, lo tira fuori e lo mette di fronte ad una libera decisione (la samaritana evangelizzerà i suoi, i due di Emmaus tornarono a Gerusalemme...). 

Con il documento “Educare alla vita buona del Vangelo” la Chiesa italiana prende sempre più coscienza della sua missione educativa, congiunta a quella della famiglia, della scuola e della società, e dell'inevitabile confronto con il travagliato contesto culturale che rappresenta una grande sfida per la tradizionale cura delle generazioni adulte verso le generazioni nuove.

Tra i compiti affidati dal maestro alla sua Chiesa, c'è quello di prendersi cura del bene delle persone, nella prospettiva di un umanesimo integrale e trascendente. Ciò comporta una specifica responsabilità educativa”. (Educare n. 5). In connessione al Concilio Vaticano II, al magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, gli Orientamenti fondano l'impegno educativo su “Gesù il maestro”.

Questo è il titolo del cap. II, ma in molte altre parti è espressa chiaramente la stessa convinzione. “Gesù Cristo manifestandoci il mistero del Padre e del suo amore, ha rivelato anche l'uomo a se stesso, rendendogli nota la sua altissima vocazione, che è essenzialmente chiamata alla santità, ossia alla perfezione dell'amore. La nostra azione educativa deve riproporre a tutti con convinzione questa misura alta della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione” così il n. 23 che riprende sia le Costituzioni Lumen Gentium (cap.V) e Gaudium et Spes (n. 22), sia l'enciclica Novo millennio ineunte (n.31).


Parti della scheda

Ogni scheda è composta dalle seguenti parti:

  1. Ascolto della parola (Lectio): leggere adagio e con attenzione la Parola, aiutati dal commento riportato nella scheda a parte, mettendo in evidenza i verbi, ricercando il nucleo centrale e soprat­tutto ricordando che il Signore parla a noi, oggi.

  2. Riflessione sulla Parola (Meditatio): sono offerte alcune chiavi di lettura come aiuto per interiorizzare ciò che abbiamo ascoltato.

  3. Verifica: sono proposti degli interrogativi per il confronto e la decisione di un impegno.

  4. La parola si fa preghiera (Contemplatio)


Schede fotocopiabili

Le schede possono essere fotocopiate perché ogni partecipante le abbia a disposizione:

  • per facilitare la partecipazione attiva di ciascuno;

  • per poterle riprendere in mano personalmente durante il mese;

  • per offrirle ad altre persone sensibili.

L’obiettivo che dobbiamo proporci con decisione è di favorire un cambiamento di mentalità e acquisire un nuovo stile di vita sollecitati dalla Parola.

 

 

 


Presentazione in PowerPoint
degli incontri parrocchiali del mese di novembre 2011


FARE PER…
Si è svolto il seminario formativo promosso dalla Caritas Diocesana

Il 27-28-29 giugno si è tenuto presso la Casa Emmaus di Bagnoregio il seminario formativo organizzato dal Laboratorio Caritas parrocchiali per gli animatori caritas e gli operatori pastorali sul tema “Fare per…” - Valore e significato della pedagogia dei fatti, ispirato al principio metodologico che informa tutta la spiritualità pastorale della Caritas e che sinteticamente si esprime in questo modo: educare facendo e facendo fare. E’ necessario valorizzare le opere di carità che già si compiono e proporne di nuove affinché un numero sempre maggiore di persone, di famiglie e di gruppi siano coinvolti e non ci sia più chi non s’impegna dicendo di non sapere cosa fare. E’ l’esemplarità che contagia: i servizi devono essere segni che favoriscono la crescita della solidarietà sia nella la comunità ecclesiale che in quella civile.

I lavori si sono aperti con un’ampia relazione del nostro Vescovo Mons. Lino Fumagalli, il quale fra l’altro ha sottolineato la missione concreta e spirituale della Caritas illustrando, con molti episodi evangelici desunti dalle parabole e dagli insegnamenti di Gesù, la ricchezza di senso e di significato dei fatti che nell’ordine educativo costituiscono sia degli esempi sia dei simboli. Pertanto, i fatti stessi vengono rivelati sia come presenza importante nelle azioni di testimonianza formativa, sia costruiti appositamente per favorire la crescita e la consapevolezza dell’efficacia dei valori spirituali. Il Vescovo ha sottolineato con forza l’importanza dell’educazione richiamando il documento della Conferenza Episcopale Italiana sugli orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020 “ Educare alla vita buona del Vangelo”. Con passione ci ha indicato alcune piste di formazione: educare ad essere presenti nella comunità civile con competenza ed efficienza, educare la persona a incontrare l’amore di Dio attraverso il proprio servizio, educare a sentirsi amati anche attraverso il piccolo gesto, educare ad amare e perdonare, educare ad avere una speranza affidabile.

I lavori poi si sono arricchiti di una presenza emblematica di azioni educative testimoniate dai partecipanti alla tavola rotonda, che ha proposto l’illustrazione dei comportamenti esemplari sul piano della missione formativa affrontando, con il coordinamento di Paola Pascolini, il problema dal margine al centro focalizzato in tre itinerari svolti negli ambienti del carcere, della presenza nei luoghi di guerra e nel recupero dei tossicodipendenti. A tal riguardo, i volontari del Gavac (Claudio Mariani), del Ceis ( Don Alberto Canuzzi) e di Operazione Colomba ( Daniele Aronne) hanno evidenziato, in modo particolarmente suggestivo e coinvolgente, l’importanza della loro azione di accoglienza, di ascolto e di formazione umana e cristiana, realizzata rispetto a queste forme particolari di disagio. L’elemento comune emerso è quello della coerenza tra parole e vita, del volontariato come stile di vita che può essere vissuto, seppure in maniere diverse, in qualsiasi stagione della nostra vita.

I lavori quindi hanno avuto un ulteriore approfondimento con le relazioni di Sandro e Roberta Ercoli che, in un modo significativamente complementare, hanno approfondito il tema del seminario; l’uno attraverso la specificazione del concetto di educazione, comprendente tanto l’interiorità dell’educatore e dell’educando quanto la relazionalità sociale dei medesimi, l’altra, invece, si è dedicata attraverso l’illustrazione del brano evangelico riportato di Marco 5, 1-20, all’approfondimento del valore formativo della parola rivelata che realizza la centralità del Cristo e che accompagna la crescita dell’uomo nel duplice orizzonte dell’apertura al mistero della trascendenza e del miglioramento del mondo in cui viviamo, attraverso la nostra consapevole presenza storica. I due interventi hanno suscitato molto interesse: le persone si sono sentite prese e coinvolte da quello che veniva detto in un modo spontaneo e partecipativo.

Infine, la conclusione dei lavori ha trovato, nella relazione di Don Roberto Burla, Direttore Caritas Diocesana, il luogo particolarmente espressivo della caratterizzazione del principio educare facendo e facendo fare individuandone i segni esemplari informati al criterio di educare per costruire la civiltà dell’amore. Emerge così che la solidarietà medesima costituisce il principio basilare che determina, ancora una volta, nei suoi vari significati i caratteri della civiltà dell’amore; quindi la pedagogia dei fatti si ispira a progetti aperti a rendere efficace il Sogno di Dio per l’uomo. Su tale linea, i segni esemplari divengono i principi capaci di guidare le forme di testimonianza che, strada facendo, evocano ed invocano la presenza di Cristo nel mondo dell’uomo, soprattutto quando in questo emergono gli interrogativi inquietanti dei disagi vissuti dagli ultimi e dai deboli nella varie forme della fragilità umana. In questa prospettiva, gli episodi esemplari del Vangelo, ma anche della nostra quotidianità,  si collocano in un insegnamento che educa ancora una volta facendo e che si può riassumere con queste parole: Va e anche tu fa’ lo stesso.

Le riflessioni dei lavori del seminario formativo hanno trovato il loro completamento nella proiezione del film Invictus che nella storia di Nelson Mandela ha tracciato la via di un impegno efficace attraverso un’azione che testimonia e una fede che costruisce. Dal punto di vista spirituale, la veglia di preghiera e la celebrazione del sacramento della riconciliazione hanno dato luogo ad un’intensa partecipazione, di chiara natura ecclesiale, da parte di tutti gli intervenuti ad un momento di comunione di fede particolarmente significativa. 

La ricchezza dei lavori del seminario deve ora essere riversata nelle nostre parrocchie per dare maggiore impulso alle caritas parrocchiali esistenti e per far nascere nuove realtà parrocchiali. 

Un ringraziamento alle suore che ci hanno ospitato con la consueta cordialità.

Laboratorio Caritas Parrocchiali

 

DEPLIANT SEMINARIO 1 - DEPLIANT SEMINARIO 2

 

Elenco parrocchie, parroci e referenti Caritas diocesani


(cliccare qui sopra)

[ARCHIVIO] Presentazioni in PowerPoint per le Caritas Parrocchiali